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Dressed Up | il racconto – seconda parte

…continua dalla prima parte.

Terminata la passerella di Laboratorio Isola, sono comparsi sulla scena una ragazza che passava del filo ad uno strano personaggio (versione green di Terry Richardson?) coperto solamente da un paio di slip e dal tessuto che man mano realizzava, grazie ad un piccolo telaio a cui era legato. Una strana performance dal titolo Action Wear, che ha lasciato a bocca aperta quasi tutti i presenti e che lascio a voi interpretare…

Il resto, dopo il salto.

E’ la volta di Stefierre, che porta in scena abiti semplici ed essenziali, alcuni dalle forme più delicate ed eleganti, ad altri più grintosi, ravvivati dagli inserti di altri colori e da tagli geometrici. Della collezione mi è piaciuta soprattutto la parte superiore dell’ultima uscita, che mi ha ricordato una Cappuccetto Rosso in versione metropolitana, che abbandonato il colore che la contraddistingueva, optando per il bianco e nero.

Gli organizzatori di Dressed Up non si sono certo dimenticati degli accessori: 959 celebra le cinture di sicurezza, rivisitando il concetto del con-tenere, trasformandole in borse a tracolla, borsoni, zainetti e mini bag, tutte all’insegna del riuso e della durevolezza, dato che sono realizzate con un materiale praticamente indistruttibile. Sfiziose anche le chiusure, realizzate utilizzando quelle originali delle cinture.

Appena è comparsa la prima modella di Quincy Torino mi sono chiesta se avessi le allucinazioni perché non aveva un cappello, ma ben tre. Quello che indossava era infatti composto da tre copricapo attaccati fra loro; ma passiamo agli abiti: a farla da padrone sono i volumi ampi sia dei vestiti, che degli harem pants e dei top, realizzati utilizzando il nero e varie sfumature di grigio.

Indiscutibile il richiamo al mondo giapponese presente nella collezione del laboratorio Lavgon, presente già nel make up e nell’acconciatura, con bacchette fra i capelli, guance rosee e rossetto rosso. Gli abiti ricordano l’abbigliamento tipico giapponese sia nelle forme che nei tessuti, accostati fra loro creando un colorato patchwork di tinte e motivi. Molto particolare la rivisitazione del kimono che diventa un cappottino stretto in vita da una cintura obi o una giacchina abbinata ad una gonna corta.

La Cooperativa sociale Mani Tese ha presentato creazioni realizzate dalle madri della Ong cambogiana M’Lop’Tapang, che da anni collabora con l’associazione italiana per promuovere l’istruzione e formazione professionale dei bambini di strada e il loro reinserimento nelle famiglie d’origine. Gli abiti proposti hanno tagli puliti e semplici, vivacizzati dalle applicazioni di pattern geometrici nelle rifiniture.

Con Silvia Beccaria l’attenzione è stata puntata sui gioielli, che la designer/artista ha realizzato per la collezione Trocadero, utilizzando palloncini gonfiabili. Silvia nutre da sempre un notevole interesse per le gorgiere storiche, che ha reinterpretato anche in questa occasione, utilizzando semplicemente filo in nylon e il lattice dei palloncini. Il risultato è davvero di grande effetto: da giochi per i bambini e decorazioni per le feste, sgonfiati i palloncini sembrano diventare delicati petali di rose o si trasformano in strane creature che fluttuano leggere.

Ovvia conclusione, gli abiti da sposa. E al D+Up ne abbiamo ammirati ben cinque! A realizzarli è stata Samanthakhan Tihsler, wedding fashion designer che mixa ad arte la giusta dose di classicità e innovazione, senza tralasciare un tocco di ironia, dato in questo caso dai divertenti bouquet di peperoncino. Gli abiti erano tutti perfetti, dalla scelta dei tessuti, ai dettagli e alle lavorazioni sartoriali ed e mostravano chiaramente l’impegno e la passione impiegati dalla stilista nella realizzazione.

Alla fine dello show sono comparsi in passerella gli stilisti dei 13 brand che hanno sfilato e sono stati accolti dai meritati applausi, perché Dressed Up è davvero un’iniziativa ben riuscita.

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