From Type to Logo: un libro con il meglio del branding tipografico

Qualche settimana fa scrissi a proposito di un libro, Building Ligatures, che celebrava i 15 anni della fonderia tipografica TypeTogether, di base a Praga. Nel volume si parla di tipografia a 360°, con molte voci, altrettante opinioni e saggi piuttosto interessanti. Un tema affrontato più volte tra le pagine è quello del “branding”, e di come negli ultimi anni sia molto cresciuta l’attenzione, da parte di imprese pubbliche e private, grandi e piccole, riguardo all’importanza della tipografia come strumento di comunicazione del marchio: che si tratti di un’azienda locale, di una rivista indipendente, di un quotidiano mainstream, di un colosso industriale, di una città o di un’intera nazione.
In un capitolo intitolato Why we need more typefaces la co-fondatrice dello studio, Veronika Burian, scrive che il “credo” di chi faceva design negli anni ’50 e ’60, e pensava che cinque o sei caratteri fossero più che sufficienti per qualsiasi progetto (vedi Vignelli), oggi non è più valido, e che i ritmi altissimi con cui il mondo sta cambiando di fatto invitano a ricercare nuove forme, voci originali e quindi font differenti.
«Dal punto di vista estetico [le aziende] cercano l’unicità — un font che come aspetto si differenzi immediatamente dai concorrenti — ma cercano anche la rappresentatività, cioè un carattere che ne trasmetta i valori e sia in grado di dare il giusto tono di comunicazione» sostiene Burian.

A riprova di questa grande attenzione nei confronti dell’aspetto tipografico dei marchi è appena uscito un libro, pubblicato da Victionary — un editore che, per quanto riguarda la cultura visiva, non si può che definire “sempre sul pezzo”.
Intitolato From Type to Logo, presenta in oltre 270 pagine il meglio del logo-design di impronta tipografica degli ultimi anni, raccogliendo esempi da tutto il mondo, dai settori più disparati.
A volte si tratta di logotipi che derivano da caratteri già esistenti e solo parzialmente modificati: una scelta più economica, che percorrono, ad esempio, soprattutto le piccole realtà («Anche un sans serif grottesco più rigido può diventare più amichevole cambiando a ed e in forme corsive e sostituendo punti quadrati e punti con punti rotondi» sostengono Burian e il suo socio José Scaglione nel succitato Building Ligatures). In altri casi, invece, i font sono stati ideati e disegnati ad hoc, così da distinguersi efficacemente in panorama visivo affollatissimo come quello attuale.

Pensato come fonte di ispirazione sia per professioniste e professionisti sia per chi si avvicina oggi al mondo della progettazione, From Type to Logo in realtà potrebbe essere molto utile anche per le imprese che stanno muovendo ora i primi passi — dal locale di quartiere al marchio di streetwear — per comprendere le potenzialità di un buon design per comunicare e per differenziarsi, senza per forza dover seguire le mode e “fare quello che fanno tutti”.

From Type to Logo

Victionary, giugno 2022
272 pagine, cartonato
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“From Type to Logo”, Victionary, 2022
(fonte: victionary.com)
“From Type to Logo”, Victionary, 2022
(fonte: victionary.com)
“From Type to Logo”, Victionary, 2022
(fonte: victionary.com)
“From Type to Logo”, Victionary, 2022
(fonte: victionary.com)
“From Type to Logo”, Victionary, 2022
(fonte: victionary.com)
“From Type to Logo”, Victionary, 2022
(fonte: victionary.com)
“From Type to Logo”, Victionary, 2022
(fonte: victionary.com)
“From Type to Logo”, Victionary, 2022
(fonte: victionary.com)
“From Type to Logo”, Victionary, 2022
(fonte: victionary.com)
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