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Cos’è il carinismo? Una video lezione del designer e art director Pino Sartorio

Qualche mese fa Beppe del Greco si è messo a riflettere sul “carinismo”. Su cosa sia il carinismo ci arriviamo dopo. Prima parliamo di Beppe, che è un amico e fa il designer. Fiorentino, laureato in architettura, ha avuto diverse vite, tutte gloriose, e oggi vive a Milano dove, tra le altre cose, progetta copertine per Mondadori (qua ne trovate un po’) e insegna presso la scuola Mohole in veste di docente supervisore dell’area graphic design.
Io e lui ci sentiamo spesso soprattutto su Instagram, dove mi manda immagini pazze, scampoli di progetti, logo bizzarri pescati qua e là o tra i suoi tantissimi vecchi libri di grafica, che colleziona e di cui va alla ricerca nei mercatini e dai suoi “spacciatori” fidati. A proposito di libri, una volta ha pure scritto un pezzo qui su Frizzifrizzi dedicato ai “libri ostrica”.

Nel suo lavoro di prof., Beppe si trova spesso ad avere a che fare con progetti che studentesse e studenti infarciscono con elementi “carini”.
«Quando chiedo il motivo di una criticabile scelta grafica mi ripetono la solita non-spiegazione: “boh, perché ci sta, perché è carino”», dice.

Da qui l’idea di farci una lezione, sul “carinismo”, idea che il buon Beppe racconta essere nata parlando con Pino Sartorio, art director e filmmaker milanese che ha un curriculum lungo così e che vive e lavora in Spagna, a La Coruña.
«Un giorno che gli spiegavo che avrei giustiziato il prossima o la prossima che mi avrebbe risposto col suo “boh, perché ci sta, perché è carino”, abbiamo deciso di lavorare a una lezione su questo» mi ha detto Beppe. «Dichiarata seduta stante guerra al carinismo e alle cose carine in generale, gli ho chiesto di girare un breve documentario al riguardo, in completa libertà, per poi parlarne in classe, con studenti e studentesse che avrebbero dovuto produrre esempi di “cose carine”, da discutere e distruggere insieme. L’abbiamo fatto, ed è stato bello».

L’intera lezione la si può guardare su YouTube, ed è ovviamente un spasso. Ma ancora più spassoso è il documentario di Sartorio, che spazia da Kant ai gattini, da Konrad Lorenz a McLuhan, da Kundera alla merda, in un video che da una parte è ricchissimo di informazioni preziose e serie, e dall’altra è un’apoteosi di ironia ed autoironia, non solo nei contenuti ma anche nella forma.

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