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Il ciclo della vita dei fiori in un video di Émilie Grange

Non molto tempo fa ho scritto a proposito di un bel video della filmmaker francese Émilie Grange, che ha fatto letteralmente “esplodere” di colore i fiori giocando con acqua, inchiostri colorati e una fotocamera ad alta risoluzione.
Mi ero perso, tuttavia, una sua opera precedente — più semplice ma forse più affascinante. Si chiama Circle of life e ha ancora per soggetto i fiori, stavolta però assurti a metafora dello scorrere del tempo e del ciclo della vita, della nascita, della morte e della rinascita. Una simbologia che, dopotutto, l’essere umano ha compreso e abbracciato fin dalla notte dei tempi, tra riti sacri, mitologia, parabole religiose, poesia e pagine di meravigliosa letteratura.

Proprio in questi giorni io e le mie figlie stiamo leggendo, prima di andare a letto, Il diario di campagna di una signora inglese del primo novecento, un volume trovato per caso e acquistato per curiosità qualche tempo fa. A quanto ne so è fuori catalogo e non viene ripubblicato ormai da anni.
Si tratta esattamente di quello che suggerisce il titolo: un diario scritto e disegnato (perché è pieno di illustrazioni naturalistiche) da Edith Holden, un giovane donna delle Midlands Occidentali che nel 1906, mentre insegnava in una scuola femminile, tenne un diario delle sue tante escursioni nella natura, aggiornandolo con tutte le sue osservazioni su uccellini che nidificavano, piante che spuntavano, alberi che fiorivano. Lei stessa, brava artista, realizzò i tanti disegni che appaiono tra le pagine.

(courtesy: Émilie Grange)
(courtesy: Émilie Grange)

Sebbene arricchito con tante poesie, detti relativi a ogni mese e piccole informazioni naturalistiche, è un libro potenzialmente noioso (si apre col 1º gennaio, «Capodanno: giorno terso e freddo, con gelo pungente»). Però è affascinante per diversi motivi: innanzitutto l’evidente entusiasmo con cui Holden — pur con una sobria freddezza — saluta ogni nuova forma di vita avvistata, poi per la storia del diario in sé, che è rimasto nascosto per decenni, prima di essere ritrovato dalla pronipote dell’autrice più di cinquant’anni dopo la sua morte, e riemergere (rifiorire!) diventando un caso editoriale di livello internazionale.

Piccola nota finale ad aggiungere potenza alla già efficace metafora di un libro pieno di fiori che si sviluppa come un diario lungo un anno, per poi concludersi, sparire e ritornare alla “vita” dopo tanto tempo: nel volume che ho acquistato io c’è anche una dedica: «S. Natale ’80. Il primo di tanti che trascorreremo “insieme”. Tanti auguri amore mio. Fulvia [o Fulvio, non si capisce bene, ndr]».
Se il libro l’ho trovato negli scaffali dell’usato significa che chi là ricevuto forse non c’è più, o l’ha dato via. Io e le mie figlie, pensandoci, qualche lacrimuccia l’abbiamo trattenuta a stento. Ma dopotutto, questo è il ciclo della vita. Che si ripeterà anche quando la nostra copia, chissà quando e chissà dove, finirà nella mani di qualcun altro o qualcun’altra.

(courtesy: Émilie Grange)
(courtesy: Émilie Grange)
(courtesy: Émilie Grange)
(courtesy: Émilie Grange)
(courtesy: Émilie Grange)
(courtesy: Émilie Grange)
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