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Gradations: un inno alle sfumature

0 e 1. Bianco e nero. Nord e Sud. Uomo e donna. Giusto e sbagliato.
Il mondo è assai più complesso di così ma, al fine di comprenderlo, i nostri processi mentali hanno la meravigliosa capacità di astrarre, semplificare, ridurre, categorizzare, schematizzare, trovare il minimo comun denominatore.
È anche ciò che chiediamo al buon design — «Il buon design aiuta a comprendere un prodotto» recita il quarto dei celebri 10 principi di Dieter Rams, e allo stesso modo usiamo la grafica per orientarci fisicamente (con la segnaletica) e mentalmente tra le informazioni.

«La categorizzazione per astrazione è una funzione molto comoda nella nostra vita quotidiana», dice il designer e filmmaker giapponese Daihei Shibata. «D’altra parte, c’è anche l’effetto dannoso di classificare tutto», aggiunge, mettendo in evidenza un lato oscuro che è sotto agli occhi di tutti, ogni giorno: la polarizzazione di ogni dibattito, anche il più banale; l’incapacità ad accettare l’ambiguità; la necessità di muoversi in territori concettuali costruiti dentro a cornici iper-semplificate: bene/male, uomo/donna, bianco/nero, appunto.

La vera ricchezza — sostiene Shibata — sta nelle sfumature, nelle gradazioni, nell’ambiguità, nell’intero spettro di possibilità che si aprono tra due poli, ed è a questo che ha dedicato il suo video GRADATIONs, realizzato per il programma televisivo giapponese Design Ah!.
Paradossalmente, è proprio attraverso la semplificazione che il regista riesce a mostrare e dimostrare la sua tesi, ma il fascino e il potere del design sta anche in questo: nell’astrarre e ridurre pure quando lo scopo è complicare.

co-fondatore e direttore
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