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Quante type designer conosci? Intervista a Yulia Popova, autrice del libro sulle donne che progettano caratteri tipografici

Circa un anno fa parlai di un bel progetto della giovane designer Yulia Popova. Di origine russa e di base in Germania, Popova aveva appena autoprodotto un libro dedicato alle type designer, frutto di un progetto iniziato come tesi di laurea alla Weißensee Academy of Arts di Berlino e successivamente ampliato.

Diviso in diverse sezioni, nella prima parte il volume trattava innanzitutto delle disparità di genere in un mondo prevalentemente maschile come quello del type design, per andare poi a raccontare le storie di alcune tra le migliori progettiste di caratteri tipografici dell’800 e di inizio ‘900. La seconda parte era invece dedicata alla designer contemporanee, con interviste a 15 tra le migliori professioniste del settore — Gayaneh Bagdasaryan, Veronika Burian, Maria Doreuli, Louise Fili, Martina Flor, Loraine Furter, Jenna Gesse, Golnar Kat Rahmani, Indra Kupferschmid, Briar Levit, Zuzana Licko, Ana Regidor, Fiona Ross e Carol Wahler — e, infine, una raccolta di una selezione di loro lavori.

Quando uscì l’articolo, molte persone mi scrissero, via mail e via social, per chiedermi come acquistare un copia del libro, che però all’epoca non era ancora in vendita e, anzi, Popova era proprio in cerca di un editore.
Ora quell’editore finalmente è stato trovato: si tratta di Onomatopee, galleria e casa editrice indipendente olandese. Nel frattempo il libro ha cambiato nome — da TypeFaces è diventato How many female type designers do you know? e si può acquistare online.
Il resto è rimasto più o meno identico, e anche stavolta il design è stato curato dalla stessa Popova.

Per saperne di più ho intervistato l’autrice.

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Yulia Popova, “How many female type designers do you know?”, Onomatopee, 2020 (courtesy: Yulia Popova)

Hai cominciato a lavorare a questo progetto di tesi quando studiavi alla Weißensee Academy of Arts di Berlino. Perché hai scelto proprio questo tema?

Sono arrivata a questo argomento in modo molto naturale. Il mio interesse, a quel tempo, si concentrava su diverse aree del design, in particolare sulla tipografia e sul tema del genere nell’ambito della progettazione. Questa combinazione di argomenti mi ha affascinato durante tutti i miei studi. Quando ho frequentato il corso di laurea triennale in Design integrato alla Scuola Internazionale di Design di Colonia (KISD) ho avuto l’opportunità di sperimentare in vari settori del design. Una delle discipline che ha attirato la mia attenzione è stata Gender & Design, insegnata da Uta Brandes. Ho imparato a pensare al genere in termini di costruzione sociale e di inclusione di genere nel processo di progettazione, sia nella teoria che nella pratica. Allo stesso tempo sono rimasta affascinata dalla tipografia, soprattutto grazie allз grandi insegnanti che avevo: la Prof. Iris Utikal, il Prof. Michael Gais al KISD e Kevin Brainard alla Parsons School of Design.
Questo è il motivo per cui è stato naturale per me pensare a entrambe le discipline in combinazione tra loro.
La maggior parte della letteratura che consultavo, riguardo alla tipografia, aveva per lo più type designer uomini. La cosa non mi aveva mai infastidito, prima, perché pensavo che in passato la cose stessero semplicemente in quel modo. Ma pian piano ho iniziato a chiedermi quali eventi della storia avessero avuto un impatto sulla disciplina della tipografia tale da renderla un settore prevalentemente maschile, e perché, nel 20º secolo, la situazione fosse rimasta la stessa.
In questo momento il 55-70% delle persone che studiano arte è composto da donne. Tuttavia la percentuale di donne che vincono concorsi di design e di tipografia, che fanno da giudici in questi concorsi, che figurano come relatrici nelle conferenze e che siedono nei consigli di amministrazione è molto piccola.
Nel 2017 ho partecipato TYPO Conference di Berlino. Non ho potuto fare a meno di notare che la percentuale di oratori di sesso femminile era inferiore al 30%. Questo mi è sembrato un paradosso e ho deciso di approfondire questo problema.

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Yulia Popova, “How many female type designers do you know?”, Onomatopee, 2020 (courtesy: Yulia Popova)

Che differenze ci sono tra la bozza che ebbi modo di presentare anche qui su Frizzifrizzi e il libro che è appena uscito?

La differenza più grande è la copertina. Succede abbastanza spesso che la copertina venga cambiata quando il libro viene pubblicato. Gli editori sanno quali libri vengono venduti meglio, e di solito le copertine tipografiche minimali non vendono bene. Questo è il motivo per cui abbiamo dovuto cambiarla.
Come puoi vedere, anche la nuova copertina contiene solo caratteri tipografici, ma il titolo è molto diverso. Prima era TypeFaces, che scelsi per suggerire che il libro parlava di caratteri tipografici ma anche di volti, delle persone che quei caratteri li avevano disegnati. Ecco perché la scelta di scrivere Face in maiuscolo1. Nel volume ciascuna intervista alle designer inizia con un ritratto.
Mi sono resa conto, però, che non tutti avrebbero capito. Per il nuovo titolo ho quindi scelto qualcosa di più “commerciale”, più provocatorio. Avevo bisogno di una frase che “parlasse” alle lettrici e ai lettori. Questa domanda — Quante disegnatrici di caratteri conosci? — è quella che mi sono posta all’inizio del progetto e che ho chiesto a tutte le persone con cui ho parlato durante la mia ricerca. Ecco perché ho pensato che fosse perfetta per il nuovo titolo.

Trovo che il titolo sia molto intelligente: è una domanda alla quale poche persone al di fuori del mondo del type design — e forse anche dentro — saprebbero rispondere citando effettivamente dei nomi. Quanti ne conoscevi, tu, prima di lavorare alla tua tesi?

Visitando conferenze sulla tipografia e partecipando a un incontro mensile per persone interessante ai caratteri tipografici (Typostammtisch), conoscevo alcune designer contemporanee. Tuttavia, sono rimasta piuttosto sorpresa nello scoprire di non conoscere molte progettiste di caratteri del passato. Il motivo, credo, è che non sono presenti nei libri di storia della tipografia.

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Yulia Popova, “How many female type designers do you know?”, Onomatopee, 2020 (courtesy: Yulia Popova)
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Yulia Popova, “How many female type designers do you know?”, Onomatopee, 2020 (courtesy: Yulia Popova)

Il mondo del type design è stata per gran parte della propria storia un club per maschi bianchi. Ora sembra che qualcosa stia cambiando. Hai seguito la vicenda del TDC? Cosa ne pensi?

No, non lo sapevo. Che notizia!

Quali sono le lezioni più importanti che hai tratto dal fare ricerca e intervistare le designer?

Ho imparato molte cose. Ma direi che ho realizzato quanto sia importante comprendere i molti fattori che possono avere un’influenza su una situazione. Non esiste una sola risposta alla domanda «Perché?».

La prima parte del libro contiene le biografie delle type designer che lavorarono tra l’800 e i primi del ‘900. C’è una storia che preferisci, tra di esse? E perché?

È difficile scegliere. Probabilmente una delle mie preferite è Elizabeth Friedlander. Non fu solo una type designer ma anche una progettista grafica. Ammiro il suo lavoro e amo i pattern che disegnò.

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Yulia Popova, “How many female type designers do you know?”, Onomatopee, 2020 (courtesy: Yulia Popova)

Negli ultimi anni sono usciti molti libri, mostre e progetti dedicati alle designer. Alcuni la vedono come una sorta di auto-ghettizzazione. Che ne pensi?

Non sono sicura di poter rispondere alla tua domanda iniziale, ma direi che c’è ovviamente una tendenza a scegliere questo argomento perché è nuovo. Quante mostre e libri hai visto su temi come “gentrificazione” o “digitalizzazione” o “influenza dei social media”? Io ne ho visti molti. È abbastanza normale che le persone lavorino su nuovi argomenti e li elaborino in un certo modo.
Inoltre voglio dire che un libro o un mostra non bastano per sensibilizzare le persone su questo problema. Non vedo l’ora di vedere sempre più persone riflettere su questo tema. Al momento, scoprendo grandi designer escluse dalla storia, stiamo solo grattando la superficie.
E non penso si tratti di auto-ghettizzazione. Le donne non escludono loro stesse dagli altri. Tutti sono invitati a vedere una mostra o a leggere questo libro.
Voglio anche raccontarti una storia. Uno dei miei amici maschi ha detto che fare un libro solo su designer donne è a sua volta una forma di discriminazione. Sarei pure d’accordo con lui, se vivessimo in un mondo in cui c’è uguaglianza. Ma non è il mondo in cui viviamo. E gli uomini bianchi hanno avuto una posizione di vantaggio per molti secoli. Poiché uomini e donne non hanno avuto le stesse possibilità, penso che sia abbastanza giusto dare alle donne una piccola spinta, ora, per ristabilire l’equilibrio.

Che risorse consigli a chi volesse approfondire temi come il patriarcato e l’uguaglianza di genere nel mondo del design?

Raccomanderei di leggere Non-existent design: women and the creation of type di Sibylle Hagmann, Type Persons Who Happen to be Female di Susanne Dechant, Women in Graphic Design 1890-2012 di G. Breuer e J. Meer.
C’è anche un interessante piattaforma di ricerca sul design, chiamata Depatriarchise Design.

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Yulia Popova, “How many female type designers do you know?”, Onomatopee, 2020 (courtesy: Yulia Popova)
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Yulia Popova, “How many female type designers do you know?”, Onomatopee, 2020 (courtesy: Yulia Popova)
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Yulia Popova, “How many female type designers do you know?”, Onomatopee, 2020 (courtesy: Yulia Popova)
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Yulia Popova, “How many female type designers do you know?”, Onomatopee, 2020 (courtesy: Yulia Popova)
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Yulia Popova, “How many female type designers do you know?”, Onomatopee, 2020 (courtesy: Yulia Popova)
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