Quello che c’era una volta: se le vecchie fiabe vengono sconvolte dalla crisi climatica

Un'autoproduzione editoriale di Studio Rebigo

Once upon a time…
Il était une fois…
Es war einmal…
Había una vez…
In quasi tutte le lingue e le culture del mondo, il «C’era un volta…» è il più classico degli incipit, che fissa in chi legge o ascolta le coordinate temporali e spaziali sul qui e ora, e al contempo apre il sipario su un passato prossimo o remoto, reale o immaginario, popolato di storie e personaggi.
C’era un volta — scrive l’autore o declama la voce di chi narra —, e adesso non c’è più. Ma per incontrare di nuovo Pinocchio o la Sirenetta, Hänsel e Gretel o Biancaneve, Giufà o Cosimo Piovasco di Rondò, basta aprire ancora un volta il libro.

Che succederebbe, però, se una catastrofe, talmente terribile da riuscire a sconvolgere anche la fantasia, si abbattesse sulle storie alterando irrimediabilmente l’ambiente in cui si svolgono?
C’erano una volta i boschi popolati di lupi, orchi, baroni rampanti e case di marzapane. C’erano una volta mari cristallini abitati da dei e sirene. C’erano isole meravigliose in cui approdare. Poi la crisi climatica ha sconvolto tutto, sommerso città, spianato intere foreste per fare strade e centri commerciali, riempito di plastica gli oceani, desertificato terre un tempo fertili.

Studio Rebigo, “Quello che c’era una volta” (courtesy: Studio Rebigo)

Da anni gli avvertimenti degli scienziati di tutto il mondo dipingono futuri scenari apocalittici, che puntualmente restano pressoché inascoltati. Oggi stiamo vivendo e vedendo coi nostri occhi, hic et nunc, l’accelerare del collasso. Siamo appena all’incipit, e C’era una volta rischia di diventare la formula standard per evocare tutto ciò che, giorno dopo giorno, stiamo perdendo. C’era una volta, adesso non c’è più, ma in questo caso non si può riaprire un libro e tornare daccapo. E, anzi, la situazione è talmente grave da avere effetti, appunto, anche sulle fiabe e sui racconti — perlomeno è quello che hanno immaginato i ragazzi e le ragazze di Rebigo, studio di illustrazione di base a Genova composto da Alessandro Parodi, Arianna Zuppello, Luca Tagliafico, Ste Tirasso, Matteo Baldrighi, Silvia Venturi e Matteo Anselmo.

Prima dell’epidemia, infatti, lo studio ha cominciato a lavorare a un’autoproduzione editoriale — ne hanno sfornate diverse, negli anni, tra cui Laika e Ciclismo Epico, delle quali abbiamo già parlato in passato — dedicata proprio alla crisi climatica, affrontata da due prospettive differenti: quella scientifica e quella fiabesca.
Dopo esser stato momentaneamente messo in pausa, ora il progetto sta per concretizzarsi in un libro, Quello che c’era una volta, che raccoglie le reinterpretazioni illustrate di 23 tra fiabe classiche e celebri romanzi, rivisitati alle luce di tragedie contemporanee come la deforestazione, l’inquinamento da plastica, il riscaldamento globale e l’urbanizzazione selvaggia.

Studio Rebigo, “Quello che c’era una volta” (courtesy: Studio Rebigo)

Cappuccetto Rosso, Mowgli e Tarzan devono quindi fare i conti con gli alberi inesorabilmente abbattuti; Robinson Crusoe e la Sirenetta coi mari invasi dai rifiuti; Zanna Bianca e l’equipaggio del Nautilus con l’innalzamento delle temperature; Hänsel e Gretel con la cementificazione.
Parallelamente alle storie — tanto tristi quanto ironiche, illustrate da Parodi, Anselmo, Tirasso, Venturi, Tagliafico, Baldrighi e Zuppello, oltre che da Valeria Nieves — il libro presenta pure delle sezioni crudamente realistiche coi dati reali della situazione, a cura del naturalista Francesco Martinelli, che collabora con il National Geographic e Il Tascabile, e ha curato inoltre l’introduzione di Quello che c’era una volta, che definisce «un lavoro allegramente catastrofista».

Il volume verrà finanziato da una campagna di crowdfunding all’insegna della collaborazione tra diverse realtà, e stampato — non poteva che essere così — prestando grandissima attenzione alla sostenibilità ambientale e sociale: la tipografia, KC, è la prima certificata Eco-print in Europa mentre la rilegatura sarà opera Il cielo in una stampa, progetto del carcere di Genova Pontedecimo per il reinserimento dei detenuti nel mondo del lavoro (a proposito di rilegatura, è bene notare, nelle immagini che seguono, i piccoli “quartini” in formato A6 inseriti tra le pagine per interagire con le immagini sottostanti).

Studio Rebigo, “Quello che c’era una volta” (courtesy: Studio Rebigo)

Partecipando alla campagna, lanciata sulla piattaforma Produzioni dal Basso, si possono infine ricevere delle ricompense provenienti da realtà che lavorano proprio su temi ambientali: la start up 3BEE, che permette di adottare degli alveari, la Goji Design, che unisce piante e design di interni e adopera antichi metodi di coltura, e Vaia, azienda che recupera il legno degli alberi sradicati da tempeste e uragani per creare un amplificatore per smartphone.

Pensato per i bambini, Quello che c’era una volta è in realtà un libro per tutte le età. «Un piccolo cortocircuito tra emozione e razionalità», lo definiscono le ragazze e i ragazzi di Rebigo, per fare aprire gli occhi — attraverso la fantasia — su quello che ci aspetta se non cambiamo immediatamente il modo di vivere, produrre e consumare.

Studio Rebigo, “Quello che c’era una volta” (courtesy: Studio Rebigo)
Studio Rebigo, “Quello che c’era una volta” (courtesy: Studio Rebigo)
Studio Rebigo, “Quello che c’era una volta” (courtesy: Studio Rebigo)
Studio Rebigo, “Quello che c’era una volta” (courtesy: Studio Rebigo)
Studio Rebigo, “Quello che c’era una volta” (courtesy: Studio Rebigo)
Studio Rebigo, “Quello che c’era una volta” (courtesy: Studio Rebigo)
Studio Rebigo, “Quello che c’era una volta” (courtesy: Studio Rebigo)
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