CoviDash: la nuova dashboard con i dati della diffusione del virus, sviluppata da Sheldon Studio

Designer, ricercatore e docente, Matteo Moretti insegna presso l’Università degli Studi della Repubblica di San Marino e presso la Facoltà di Design e Arte della Libera Università di Bolzano. Fondatore della piattaforma Design for migration e autore del libro Socio- Social- Design, pochi mesi fa Moretti ha aperto Sheldon.studio, che opera in ambiti come l’information design, il visual journalism, la narrazione attraverso i dati.

Chiuso in casa per la quarantena e in cerca di informazioni sul virus e la sua diffusione, Moretti ha pensato di progettarne una lui stesso. In pochi giorni ne è nato un lavoro di gruppo e oggi è online CoviDash, una dashboard open-source progettata specificatamente per smartphone.

Covidash presenta quotidianamente i dati della Protezione Civile relativi alla diffusione del Coronavirus, sia a livello nazionale che regionale. È il frutto del lavoro designer e sviluppatori che credono nel valore sociale del design, e che sperano venga utilizzata, estesa, tradotta, e supportata da quante più persone possibili. CoviDash è a disposizione della comunità affinché se ne prenda cura, per il proprio benessere.

Abbiamo chiesto a Matteo Moretti di raccontarci la genesi del progetto e quello che segue è un suo contributo.

Due sabati fa iniziava il mio lockdown, sdraiato sul divano di casa a cercare di capire cosa stesse accadendo fuori dal mio appartamento, attraverso il mio telefono.
«Il virus si starà espandendo, o ritirando? Gli effetti attesi dal lockdown quando saranno visibili?».

Ho cominciato così a cercare dati sulle infezioni: mai tempo fu più sprecato ed allo stesso tempo così come utile. Mezz’ora passata compulsivamente saltando da una dashboard all’altra: mappe con bolle posizionate su una singola città, ma relative alla provincia intera, regioni con tonalità di colori simili che non rendevano chiara la comprensione dei valori, per non parlare poi dei grafici che eccedono lo schermo, impossibili da ingrandire o rimpicciolire….🤦‍♂️. Insomma, la lettura dei dati risultava sempre molto difficoltosa, se non addirittura impossibile, qualsiasi piattaforma consultassi e qualsiasi gesture adottassi sul mio smartphone 😱.

Alcune delle dashboard dedicate al virus (courtesy: Matteo Moretti)

Sia chiaro, non vorrei apparire come il cliché del designer isterico che pretende sia tutto carino e ordinato: parlo di accesso alle informazioni fondamentali, che ci riguardano e ci condizionano nella percezione del quotidiano.

Lavoro da vent’anni come designer e docente di digital media, con un forte focus sulla dimensione sociale del design, che passa anche attraverso la raccolta, l’analisi e la comunicazione dei dati, così come attraverso la progettazione di beni comuni a disposizione della comunità. Così ho cominciato a riflettere: possibile che nessuno esperto o designer, si fosse mai posto il problema di sviluppare una dashboard che fosse ottimizzata per gli smartphone? 🤔

La cosa mi fece veramente pensare. In un momento così delicato ritengo sia fondamentale che l’informazione sia più chiara e trasparente possibile, mirata ad una maggiore condivisione e comprensione della realtà, così come delle disposizioni che ci vengono chieste di seguire. Certamente, e per fortuna, l’informazione non passa solamente attraverso le visualizzazioni dei dati della protezione civile, ma non possiamo nemmeno ignorare che queste rappresentino le unità informative minime con quali buona parte delle narrazioni quotidiane vengono costruite.
Supportano il lavoro dei giornalisti, così come i processi decisionali nei quali amministratori e politici si trovano ad agire e che probabilmente impatteranno sulla nostra quotidianità.

Non basta semplicemente una dashboard ben progettata per risolvere i problemi, ovviamente, ma sicuramente facilita i processi informativi e decisionali in un momento che definire “stancante” è un eufemismo.

Così, quel sabato, ancora con il fastidio di non essere riuscito a capirci molto, ho deciso che forse avrei impiegato meglio il mio tempo dandomi da fare, piuttosto che lamentarmi! Un paio d’ore dopo avevo progettato le basi di CoviDash, una dashboard mobile-first, che ho immediatamente inoltrato a colleghi ed amici: avevo bisogno del loro supporto e dei loro feedback per poterla realizzare e pubblicare.

CoviDash (courtesy: Matteo Moretti)

Neanche il tempo di inviare il progetto che avevano già aderito, ognuno mettendo a disposizione le proprie competenze. Daniel Rampanelli, co-fondatore e developer di Sheldon.studio, ha sviluppato la dashboard; Riccardo Olocco, co-fondatore di CAST ha concesso l’uso del loro font Sole Sans disegnato assieme a Luciano Perondi, infine Maurizio Napolitano ci ha supportato per tutte le questioni legate agli open-data.

Dieci giorni dopo CoviDash viene al mondo, rilasciata open source, affinché chiunque possa adottarla, customizzarla o contribuirvi.

La prima cosa che balza all’occhio è la mancanza di una mappa. L’idea che ha guidato la progettazione è stata quella di mettere i dati al centro, i numeri ed il loro andamento giornaliero, seguiti da piccoli grafici a supporto (che Tufte chiamerebbe small multiples).
La versione attuale permette di esplorare sia i dati nazionali che provinciali, stiamo anche pensando ad uno zoom ulteriore sulle singole province… vedremo nei prossimi giorni, in base alle energie a disposizione ed anche dai feedback che riceveremo.
Speriamo che venga adottata da quante più realtà possibili, nazionali, europee e oltreoceano, che serva come bene comune a suo modo, a disposizione della comunità che se ne prenda cura, per il proprio benessere. 

Matteo Moretti

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