Concrete Confinement: poesia concreta contro il virus

La scrittura, il suono, l’immagine, le macchine: quell’avanguardia che va sotto il nome di poesia concreta ha riunito, fin dagli inizi degli anni ’50, artisti di ambiti differenti in nome della sperimentazione sul linguaggio, sui suoi significati, sulla sua rappresentazione e sulle particelle “atomiche e subatomiche” che lo costituiscono, sia a livello grafico che sonoro e sintattico.

Tra i tanti artisti che si sono misurati con la poesia concreta1 una figura centrale è quella di Dom Sylvester Houédard, un monaco benedettino e teologo che negli anni ’60, attraverso le sue opere, cominciò a esplorare i confini tra linguaggio, arti visive, filosofia, cibernetica e spiritualità2, diventando un personaggio di culto nella scena Beat e nella controcultura in generale.

A oltre vent’anni dalla morte, Dom Sylvester Houédard continua a essere il nume tutelare per progetti di sperimentazione in tutto il mondo.
Un esempio — a noi vicino nel tempo e nello spazio — sono le iniziative portate avanti da BBDB Studio, studio di design indipendente di base a Bassano del Grappa, fondato nel 2016 da Barbara Busatta e Dario Buzzini dopo oltre quindici anni di esperienze all’estero e di collaborazioni con alcune tra le principali aziende a livello internazionale.

Concrete Confinement (courtesy: BBDB Studio)

Anni fa Busatta e Buzzini hanno scoperto Dom Sylvester Houédard ed evidentemente le sue opere e il suo pensiero si sono installati da qualche parte nel loro immaginario. A inizio 2019, infatti, hanno pensato di incominciare a “testare” le pratiche e le teorie della poesia concreta.

La prima avventura ha preso la forma di un laboratorio collaborativo, invitando, in occasione della mostra Adriano Olivetti e la bellezza, undici creativi a produrre artefatti utilizzando le macchine per scrivere Olivetti. Il risultato di quel workshop è diventato una pubblicazione, Concrete Beauty.
Da allora BBDB Studio ha continuato per questa strada organizzando altri laboratori: Concrete Lake (marzo 2019, in occasione del Lago Film Fest) e Concrete Arcipelago (ottobre 2019 a Formentera).

CH RO MO (courtesy: BBDB Studio)

Quarto capitolo di questo percorso è Concrete Confinement, che ha avuto una genesi piuttosto rapida, essendo nato in questo periodo di quarantena forzata, dettato dall’urgenza del momento.

«Concrete Confinement è stata la nostra reazione di pancia di fronte alla situazione attuale. In occasione della Giornata mondiale della poesia, il 21 Marzo, abbiamo organizzato un laboratorio in remoto, connettendoci via hangout con quindici creativi (artisti, designer, curatori ed un filosofo) per discutere e riflettere sul tema del confino, dell’isolamento», mi ha spiegato Dario Buzzini, col quale mi sono messo in contatto grazie ad Alessio D’Ellena, che nella sua intervista di qualche giorno fa aveva accennato al progetto (e io, curioso, non ho potuto fare a meno di chiedergli lumi).

Nicolò Oriani (courtesy: BBDB Studio)

D’Ellena, insieme ad Andrea Rossato, Anna Marion, CH RO MO, Ciao Ciao Studio, Cristian Invidia, Edoardo Benaglia, Lucrezia Teghil, Matteo Bettini, Michelangelo Greco, Nicolò Oriani, Ryan Carl Studio e Studio Natale hanno lavorato con BBDB Studio a distanza, riuscendo a mettere insieme il materiale per una pubblicazione in pochissimo tempo.
«Mercoledí 18 marzo abbiamo attivato al call, il 21 e 22 marzo abbiamo lavorato insieme, il 24 marzo abbiamo attivato il sito per la raccolta fondi. Una bella corsa», mi ha detto Buzzini.

Al termine della corsa, un libro, che proprio in questi giorni sta prendendo forma, con 120 pagine di opere e testi critici sul tema del confinamento.
Il ricavato della vendita andrà al COVID-19 Solidarity Response Fund.
Il libro è in pre-vendita.
Se il linguaggio è un virus, come sosteneva William Burroughs3, questa è l’occasione di farne buon uso per provare a sconfiggerne un altro di virus.

Ryan Carl (courtesy: BBDB Studio)
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