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First Things First: un saggio sul design delle emergenze

Era il 1963 e Kennedy era stato assassinato da pochi giorni quando il designer grafico Ken Garland scrisse la prima bozza di First things first, manifesto programmatico che uscì l’anno successivo nella sua versione definitiva e che — come ben spiega Gianni Sinni — rappresentò «la richiesta di divorzio tra chi progetta prevalentemente per la comunicazione commerciale e chi si ritaglia uno spazio all’interno della comunicazione pubblica».

Garland scriveva che la maggior parte del tempo speso da chi lavorava nell’industria della pubblicità era tempo buttato via su cibo per gatti, detergenti, lozioni per capelli, dopobarba, diete dimagranti, deodoranti e sigarette. Ben sapendo che eliminare questo tipo di attività era impossibile, egli sosteneva però che le priorità dovevano essere rivedute.
Tradotto in italiano proprio col titolo di Prima le priorità, quel documento funse da piattaforma sulla quale i designer degli anni e dei decenni successivi cominciarono a edificare le loro teorie e le loro tesi sulla dimensione etica di chi lavora nel mondo della comunicazione.

Daniela Piscitelli, “First Things First”, ListLab, 2019 (foto: Frizzifrizzi)

In omaggio a quel manifesto, con la volontà non tanto di celebrarlo quanto piuttosto di rileggerlo alla luce della situazione attuale, Daniela Piscitelli ha deciso di chiamare First Thing First il suo saggio dedicato al ruolo che il design della comunicazione potrebbe avere oggi, in una contemporaneità che l’autrice definisce “fragile”.

Professoressa associata presso l’Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli, già presidentessa dell’AIAP Associazione italiana design della comunicazione visiva, attualmente vice presidentessa dell’International Council of Design (ico-D), Piscitelli costruisce il libro a partire da una tesi, e cioè che quello che stiamo vivendo è un tempo di “emergenza permanente”.

Daniela Piscitelli, “First Things First”, ListLab, 2019 (foto: Frizzifrizzi)

Al contrario di quanto avveniva in passato, infatti, quando guerre e catastrofi avevano un inizio e una fine, e i progettisti della comunicazione potevano lavorare su prevenzione (prima), gestione (durante) e ricostruzione (dopo), col nuovo millennio e con le tante crisi in cui siamo immersi — cambiamento climatico in primis, al quale sono intimamente legati fenomeni come la desertificazione, le guerre per le risorse primarie, l’accesso all’acqua, le migrazioni di massa, il neocolonialismo — si è aperta una fase di emergenza continua, che costringe dunque a ripensare totalmente i parametri della progettazione, non solo come strumento per prevenire / gestire / ricostruire ma anche come “lente” per individuare le problematicità e come modello di pensiero per escogitare soluzioni.

Definita la tesi, Piscitelli cerca dunque di ritagliare attorno ad essa lo spazio per una progettazione visiva che è tuttora in fieri, della quale si incominciano appena a vedere alcuni “semi” e che deve ancora essere sistematizzata.
Pubblicato dal laboratorio editoriale internazionale ListLab, First Things First non è un libro che dà risposte immediate, ma che si pone le domande cruciali, e presenta alcuni esempi di buona progettazione (tra cui quelli di Matteo Moretti).

Scritto prima dell’emergenza Covid-19, quest’ultima è arrivata come terribile dimostrazione di quanto ci sia bisogno di riflettere attorno a uno stato d’emergenza perenne che ormai non sembra più la profezia di qualche Cassandra ma qualcosa con cui fare i conti nel quotidiano.

Daniela Piscitelli, “First Things First”, ListLab, 2019 (foto: Frizzifrizzi)
Daniela Piscitelli, “First Things First”, ListLab, 2019 (foto: Frizzifrizzi)
Daniela Piscitelli, “First Things First”, ListLab, 2019 (foto: Frizzifrizzi)
Daniela Piscitelli, “First Things First”, ListLab, 2019 (foto: Frizzifrizzi)
Daniela Piscitelli, “First Things First”, ListLab, 2019 (foto: Frizzifrizzi)
Daniela Piscitelli, “First Things First”, ListLab, 2019 (foto: Frizzifrizzi)
Daniela Piscitelli, “First Things First”, ListLab, 2019 (foto: Frizzifrizzi)
Daniela Piscitelli, “First Things First”, ListLab, 2019 (foto: Frizzifrizzi)
Daniela Piscitelli, “First Things First”, ListLab, 2019 (foto: Frizzifrizzi)
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