Jost Hochuli e il suo “ABC di un tipografo”

Una vita votata alla progettazione di libri e alla tipografia, quella del designer svizzero Jost Hochuli. Classe 1933, è stato allievo del grande Adrian Frutiger e poi ha lavorato come designer freelance, editore e — per trent’anni — docente di tipografia.
Autore, nel 1987, di uno dei testi fondamentali per chi si occupa di disegnare caratteri e, più in generale, di grafica — Il dettaglio in tipografia, recentemente pubblicato in italiano da Lazy Dog — Hochuli ha affidato ricordi, pensieri e aneddoti raccolti durante la sua lunga carriera a un “memoir” atipico: un libriccino che ha la struttura di un abbecedario e passa in rassegna, una lettera alla volta, temi, nomi, caratteri e concetti.

A come Annotazione, B come Bauhaus, C come Corrigenda, ovvero refusi di stampa, fino alla Z di Franz Zeier, un artigiano legatore: nel libro, approfittando di un’età in cui saggezza ed esperienza possono tranquillamente convivere con uno spirito anticonformista, e sfruttando lo schema rigido e al contempo pieno di libertà dell’alfabeto — che non ti permette, ad esempio, di usare due volte la M di Modernismo ma ti dà modo di abbinare di avere ben 26 “caselle” da riempire con ciò che vuoi — Hochuli spazia tra epoche, scuole, stili e paesi, si toglie sassolini dalle scarpe, redige mini-biografie, verga giudizi affilati, si scaglia contro la calligrafia kitsch che «piace non solo per gli Hotel “Wellness”, ma anche per i fioristi e i saloni di parrucchiere», contro la scrittura che viene insegnata ai bambini, contro l’originalità fine a se stessa, contro il pensiero dogmatico caratteristico di scuole e movimenti.

Jost Hochuli, “L’ABC di un tipografo”, Ronzani Editore, 2018 (foto: Frizzifrizzi)

Pubblicato originariamente nel 2015 dalla francese Éditions B42, L’ABC di un tipografo è uscito in Italia nel 2018 grazie a Ronzani Editore, che lo propone, tradotto da Alessandro Corubolo, all’interno della bella collana Typographica, dedicata alla storia della tipografia.

Vero e proprio “testamento tipografico”, il libro di Hochuli è anche un testo preziosissimo per chi disegna caratteri, fa grafica, insegna o sta semplicemente avvicinandosi a questo mondo e si interroga su come funzioni la comunicazione scritta.

Ci sembrerebbe ben strano se al giorno d’oggi un pittore dipingesse come uno dei maestri veneziani del Cinquecento. Eppure i nostri libri possono essere ancora composti in Bembo, un carattere tipografico utilizzato per la prima volta dall’editore e stampatore veneziano Aldo Manuzio in un’opera pubblicata nel 1495 — e questo non sembra darci particolari problemi. Se qualcuno si vestisse oggi come John Baskerville nel 1760, passerebbe senz’altro per un eccentrico. D’altro canto, gli omonimi caratteri tipografici che circolano oggi, i Baskerville, sono adattamenti relativamente fedeli all’originale: utilizzati in diversi libri e stampati, il nostro occhio li legge come qualcosa di assolutamente contemporaneo. […] Architettura, abbigliamento, mobili… sono tanti gli oggetti che restano contrassegnati dal marchio della loro epoca. I caratteri tipografici possono invece attraversare il tempo, continuando a esistere oltre le loro epoca. E anche questo, a pensarci bene, è singolare.

“E come Epoca”, da Jost Hochuli, “L’ABC di un tipografo”, Ronzani Editore, 2018
Jost Hochuli, “L’ABC di un tipografo”, Ronzani Editore, 2018 (foto: Frizzifrizzi)
Jost Hochuli, “L’ABC di un tipografo”, Ronzani Editore, 2018 (foto: Frizzifrizzi)
Jost Hochuli, “L’ABC di un tipografo”, Ronzani Editore, 2018 (foto: Frizzifrizzi)
Jost Hochuli, “L’ABC di un tipografo”, Ronzani Editore, 2018 (foto: Frizzifrizzi)
Jost Hochuli, “L’ABC di un tipografo”, Ronzani Editore, 2018 (foto: Frizzifrizzi)
Jost Hochuli, “L’ABC di un tipografo”, Ronzani Editore, 2018 (foto: Frizzifrizzi)
Jost Hochuli, “L’ABC di un tipografo”, Ronzani Editore, 2018 (foto: Frizzifrizzi)
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