Save the date | Michela Picchi — The Lady, or the Tiger?

Cosa
Michela Picchi — The Lady, or the Tiger?
Quando
7 marzo - 2 maggio 2020
Opening
7 marzo | 18,30 - 21,30
Dove
Divario | via Famagosta 33, Roma

C’era una volta un re, che per divertire il suo popolo ed esercitare la legge, faceva combattere in un’arena gli uomini accusati di un crimine, dando loro la possibilità di scegliere tra due porte: da una usciva una tigre feroce, dall’altra una splendida fanciulla. Se il condannato sceglieva la tigre, era la morte. Se trovava la fanciulla, l’avrebbe sposata lì, seduta stante.
Il pubblico amava questo spettacolo perché, ogni volta che andava ad assistere, non sapeva se si sarebbe trovato di fronte a un matrimonio o a un massacro.

Un giorno nell’arena finì un operaio che lavorava nel castello del re. La sua colpa: aver intrecciato un’appassionata relazione con la figlia del sovrano. Quando venne il momento di scegliere la porta, l’uomo capì che la principessa sapeva dietro quale di esse avrebbe trovato la tigre e dietro quale, invece, ci sarebbe stata la fanciulla. Con lo sguardo le chiese aiuto. Lei glielo diede, ma la principessa era innamoratissima dell’operaio, e altrettanto gelosa. Avrebbe quindi preferito vederlo morire o sposare un’altra?

È la trama, questa, di un racconto molto famoso — The Lady, or the Tiger? — scritto nel 1882 dall’autore americano Frank Richard Stockton (in Italia è uscito in diverse antologie, tradotto talvolta con il titolo La donna, o la tigre? e talvolta con La Signora, o la tigre? oppure La ragazza o la tigre?qui si può leggere integralmente).
Stockton, ecco il colpo da maestro, non rivela il finale, lasciando al lettore il compito di immaginarlo. Un dilemma non da poco, tanto che in inglese l’espressione “The Lady, or the Tiger?” è diventata di uso comune: un’allegoria per indicare un dilemma corneliano, irrisolvibile.

Michela Picchi nel suo studio di Berlino (foto: Tora Aghabayova | courtesy: Divario)

Dalla medesima espressione prende il nome la prima mostra personale romana di Michela Picchi.
Classe 1987, originaria di Roma ma ormai berlinese d’adozione, Picchi lavora con molteplici tecniche e su supporti diversi — dalla tela al murale, dal disegno alla scultura fino al digitale — trasportando su ciascuno di essi un immaginario e uno stile ben definiti e riconoscibili: figure essenziali, colori piatti, contrasti cromatici, atmosfere psichedeliche e due soggetti che, in particolare, continuano a tornare nella produzione dell’artista: la tigre e il cavallo.

Da un lato la potenza selvaggia e istintiva, dall’altro — cito il comunicato della mostra — «[un] simbolo di pulsioni indomite e di energia libidica, [che] sul piano psicologico rappresenta l’inconscio». Due differenti aspetti che non si lasciano facilmente domare e dominare, e che con-vivono nell’immaginario di Picchi, costruito e sviluppato soprattutto durante il periodo che l’artista ha vissuto ad Hong Kong, dove ha anche definito la ridotta tavolozza cromatica — fatta principalmente di neri, di rosa, di rossi, di gialli, di avorio e di turchese — che oggi è caratteristica delle sue opere.

L’esposizione è organizzata e ospitata da Divario, nuovo spazio espositivo romano nata nel 2019 dall’idea di Filippo Tranquilli.

Michela Picchi, “Horse”, acrilico su tela, 2019 (courtesy: Divario)
Michela Picchi, “Tiger heads”, resina e vernici laccate, 2019 (courtesy: Divario)
Michela Picchi nel suo studio di Berlino (foto: Tora Aghabayova | courtesy: Divario)
Michela Picchi (foto: Margot Pandone | courtesy: Divario)
Divario (foto: Studio Daido | courtesy: Divario)
Divario (foto: Studio Daido | courtesy: Divario)
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