Print Punch: un libro dedicato alle schede perforate

La prima volta che vidi le schede perforate fu su un poster — questo1 — che rappresentava i grattacieli di New York. Era una stampa che, quando ero ragazzino, i miei comperarono per la mia cameretta.
«Cosa sono quelle?», chiesi quando la portarono a casa.
«Schede perforate», rispose mio padre con un misto di orgoglio e di nostalgia. Mi spiegò come funzionavano e che si trattava delle antenate del computer che avevo sulla scrivania. Per anni quel poster fu la prima cosa che vedevo al mattino, quando mi svegliavo, e l’ultima prima di addormentarmi. Appeso davanti al letto, di tanto in tanto passavo le dita su quei numeretti e sui buchi, che nella rielaborazione grafica dell’autore erano diventati le luci dei grattacieli. La triade formata da quella stampa appesa al muro, dal volumetto Qui, Quo, Qua e i robot e dallo SVI-318 MKII fu indubbiamente quella mi rese un giovanissimo smanettone (la lezione, qui, se ce n’è una, è: comprate bei poster ai vostri figli).

“Print Punch”, Centre Centre, gennaio 2020 (fonte: centrecentre.co.uk)

Derivanti dai rotoli perforati usati già nel ‘700 in alcune industrie tessili per impostare i pattern realizzati dai telai, le schede perforate sono effettivamente le antenate dei moderni computer, o meglio delle unità di immagazzinamento dei dati.
Sono state usate per decenni, dal tardo ‘800 fino agli anni ’70, quando i bit, gli 1 e gli 0 — acceso e spento — si potevano ancora toccare con mano prima di diventare immateriali. «Ora sembrano librarsi sopra alle nostre teste», scrivono, riferendosi all’impalpabile e onnipotente cloud, gli autori di Print Punch, uno straordinario volume dedicato proprio alle schede perforate.

Prodotto da una casa editrice sempre molto attenta ai materiali d’archivio insoliti e spesso ignorati — la britannica Centre Centre, della quale ho già segnalato un libro sul design dei mattoni e uno sugli ephemeraPrint Punch raccoglie più di 200 schede d’epoca, accompagnate da fotografie e documenti relativi al loro uso.
Oltre alle immagini, nel libro ci sono anche testi critici di Steven E Jones, docente e ricercatore di informatica umanistica2, dell’esperta di information design Sandra Rendgen e del musicista e direttore di Eye Magazine John L Walters.

“Print Punch”, Centre Centre, gennaio 2020 (fonte: centrecentre.co.uk)
“Print Punch”, Centre Centre, gennaio 2020 (fonte: centrecentre.co.uk)
“Print Punch”, Centre Centre, gennaio 2020 (fonte: centrecentre.co.uk)
“Print Punch”, Centre Centre, gennaio 2020 (fonte: centrecentre.co.uk)
“Print Punch”, Centre Centre, gennaio 2020 (fonte: centrecentre.co.uk)
“Print Punch”, Centre Centre, gennaio 2020 (fonte: centrecentre.co.uk)
“Print Punch”, Centre Centre, gennaio 2020 (fonte: centrecentre.co.uk)
“Print Punch”, Centre Centre, gennaio 2020 (fonte: centrecentre.co.uk)
“Print Punch”, Centre Centre, gennaio 2020 (fonte: centrecentre.co.uk)
“Print Punch”, Centre Centre, gennaio 2020 (fonte: centrecentre.co.uk)
co-fondatore e direttore

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