Tesori d’archivio: Open Memory Box e i filmini di famiglia della DDR

Baci rubati e marce militari. Assolate giornate in spiaggia e statue di Lenin. Partite a freccette e poligoni di tiro. Momenti in famiglia e parate di partito. E poi: i tuffi in piscina, i romantici tramonti, le chiappe al vento, i nonni coi nipotini, i giri in altalena, le mitologiche Trabant, gli operai in fabbrica, le bandiere rosse, i manifesti di propaganda.

Siamo nella DDR, la Repubblica Democratica Tedesca — più semplicemente la Germania Est, così la chiamavamo da bambini, quando il muro era ancora in piedi, Sting cantava Russians, la Guerra fredda era un’indefinita sensazione che ti entrava sottopelle, a scuola le maestre parlavano di fili spinati e pace nel mondo, e nell’immaginario comune oltre la Cortina di ferro c’erano neve e acciaio, spie e lavori forzati, lacrime e missili con la falce e il martello.
Un immaginario a due dimensioni che, anche dopo la caduta del Muro di Berlino e la dissoluzione del blocco sovietico, si è alimentato di pregiudizi e stereotipi che solo raramente, perlopiù attraverso opere di fiction, sono stati messi in discussione.

(copyright e courtesy: Open Memory Box)

Cioè che mostra Open Memory Box, invece, è qualcos’altro: è la realtà, che con un certo senso di meraviglia e di anemoia (la nostalgia per ciò che non si è davvero vissuto) si respira attraverso frammenti di vita quotidiana registrati nei filmati di famiglia girati nell’ex Repubblica Democratica Tedesca tra il 1947 e il 1990.

«Il nostro obiettivo è stato quello di combattere gli stereotipi, positivi o negativi, che colorano i ricordi e la valutazione del passato della Germania dell’Est introducendo nuove prospettive», spiega Laurence McFalls, professore canadese che insieme al produttore cinematografico argentino-svedese Alberto Herskovits ha dato vita al progetto.

(copyright e courtesy: Open Memory Box)

Incontratisi per caso proprio a Berlino Est nel 2011, i due hanno incominciato quasi immediatamente a lavorare insieme a questa ambiziosa iniziativa, alla quale si è poi aggiunta una rete di collaboratori tra Canada, Svezia e Germania.

In sei anni di lavoro il gruppo ha raccolto 2283 pellicole in Super8, rimaste spesso per decenni negli scatoloni, nelle soffitte e nelle cantine di chi abitava nella DDR.
415 ore di girato in totale, proveniente da 149 famiglie.
Il tutto è stato poi digitalizzato archiviato e classificato per decade e parole chiave come dance, drive, eat, erotic, farewell, fashion, fear, freedom, fun, kiss, love, sad, security, sport, work

(copyright e courtesy: Open Memory Box)

Nel settembre 2019, in concomitanza con i trent’anni dalla caduta del muro, il sito di Open Memory Box è stato messo online.
Assomiglia a una tv on demand e si può navigare in svariati modi: c’è l’archivio, che presenta tutti i filmati e permette di cercare per decade e termini-chiave; c’è l’anti-archivio, che invece offre spezzoni raggruppati in base al tema; e ci sono le storie, dei veri e propri cortometraggi dove le immagini sono raccontate dalle voci delle famiglie che li hanno girati.

Lungi dall’essere l’ennesima operazione-nostalgia, Open Memory Box è una risorsa inestimabile, sia per il suo valore storico sia perché, come dice McFalls, «può dare più sfumature ai dibattiti sulla storia della Germania divisa».

(copyright e courtesy: Open Memory Box)
(copyright e courtesy: Open Memory Box)
(copyright e courtesy: Open Memory Box)
(copyright e courtesy: Open Memory Box)
(copyright e courtesy: Open Memory Box)
(copyright e courtesy: Open Memory Box)
(copyright e courtesy: Open Memory Box)
(copyright e courtesy: Open Memory Box)
(copyright e courtesy: Open Memory Box)
(copyright e courtesy: Open Memory Box)
(copyright e courtesy: Open Memory Box)
(copyright e courtesy: Open Memory Box)
(copyright e courtesy: Open Memory Box)
(copyright e courtesy: Open Memory Box)
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