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Bisticci | Fuori Luogo Comune

Anche a voi sarà capitato che qualcuno vi proponesse come esempio, in positivo o in negativo, delle figure o dei momenti del passato. Anche voi stessi, sicuramente, avrete personaggi che ritenete esemplari e che ogni tanto citate, o addirittura, sventolate o indossate stampati su qualche t-shirt.

Io non ho niente in contrario, ma ricordo di una volta di molti anni fa (ero al liceo), quando un amico mi fece ragionare dicendomi, stanco delle mie polemiche anticlericali basate sull’evocazione delle Crociate:

Ma tu proprio alle Crociate devi rifarti? Guarda che la Chiesa fa delle robe orrende anche in questi giorni!

Non capii subito il potere che quel lapidario consiglio avrebbe lasciato su di me. Da quel momento, infatti, iniziai a cercare esempi attorno a me: figure vere, verificabili, conosciute e contemporanee.

Mi successero dei casini. Immaginatevi a scegliere come esempio morale una persona che magari dopo pochi anni di condotta integra, finisse col barattarla con quattro soldi in più o un divano su cui (finalmente) sdraiarsi. Sono sicuro che potete immaginare.

Qualche anno dopo mi venne in aiuto un secondo amico, che mi ricordò di Karl Marx, il quale in qualche lettera avrebbe scritto che lo si sarebbe dovuto considerare comunista solo sulla tomba, perché in un mondo tentatore come quello capitalistico c’è tempo fino al punto di morte per essere corrotti.

Quindi non solo esempi contemporanei, ma anche di quelli di cui si può essere sicuri per sempre, addirittura esempi tra le persone che si perdono per sempre. Forse è questa la sintesi migliore del profondo dispiacere e assieme della profonda forza che si prova quando scompare qualcuno vicino a sé: se ne perde, e assieme se ne capisce, l’esempio.

Per questo considero questo bisticcio una vera preghiera laica, un enjambement che diventa mantra facendoci passare attraverso il disequilibrio tra il sentirsi fuori luogo e la voglia di andare oltre i luoghi comuni. Ditemi se non vivete questa cosa sempre, e non la vivrete fino alla fine dei vostri giorni.

Una frase da ripetersi ogni volta che incontriamo una sconfitta e scopriamo un nostro limite, un gioco di parole per ridere di noi stessi e amare almeno un po’ la dialettica così sorprendente della vita.

Non a caso, questo bisticcio, è rimasto in famiglia andando a mia cugina Barbara; lei da bambina, gattonando nell’ufficio di sua mamma, ha ispirato a Bruno Munari una bellissima illustrazione di gatti che rotolano su un foglio, ora che ha 30 anni, ha ispirato a me questi pensieri. Vabbè, non è proprio uguale, però io intanto l’ho buttata lì: tiè!

autore della rubrica “Bisticci”

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