Le falene dipinte a mano di Allison Schulnik

Allison Schulnik è un’affermata artista americana. Eclettica la si potrebbe definire, ma è un termine che non amo molto e quindi preferisco un più prosaico fa un sacco di cose: realizza ceramiche, dipinge quadri, crea animazioni, instillando in ogni opera un gusto per il grottesco che le è valso, niente meno che dal New York Times, il paragone con un mostro sacro come Ensor.

Classe 1978, alle spalle studi in animazione al California Institute of the Arts, Schulnik costruisce i suoi cortometraggi — selezionati e premiati dai più importanti festival a livello internazionale — con metodi tradizionali, senza avvalersi delle magie del digitale ma, anzi, dimostrando come gli incantesimi delle immagini in movimento siano più efficaci quando streghe e stregoni usano le mani invece del mouse o della tavoletta grafica. Un esempio su tutti: l’inquietante — ma anche divertente, e per questo, forse, ancora più disturbante — Mound.

Familiarizzando col suo immaginario non risulterà poi così strano quel che sto per raccontare, e cioè che poco più di un anno fa una falena ha colpito la finestra dello studio dell’artista e, spiega lei, ha gettato allora il seme per quello che sarebbe poi diventato il suo nuovo cortometraggio.

Da quel giorno, infatti, Schulnik ha cominciato a dipingere falene, quasi ogni giorno. Quei dipinti (gouache su carta) erano i fotogrammi di Moth, che hanno poi preso una deriva spirituale: «un vagare attraverso le emozioni primarie di nascita, maternità, corpo, natura, metamorfosi e danza», spiega Schulnik, che ha anche scelto un meraviglioso tema musicale: una versione di Nedelle Torrisi della celebre Gnossienne 1 di Satie.

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