Nansen: la rivista che racconta le migrazioni, un migrante alla volta

Migrante, rifugiato, clandestino, richiedente asilo, profugo, extracomunitario, i più sofisticati expats ed émigré: ci sono tanti termini, pieni di sfumature differenti, accezioni, cornici narrative, usi e abusi, per indicare chi si sposta da un paese a un altro, che è né più né meno che ciò che l’uomo fa da quando è uomo — anzi ancora prima — solo che quando ci sono di mezzo i confini (che, è bene ricordarlo, sono linee immateriali e immaginarie) entrano in gioco leggi, carte, permessi, burocrazia e — ma solo per alcuni — violenze, muri, diritti umani calpestati, campi di concentramento chiamati però con nomi più fantasiosi e acronimi apparentemente innocui.

Per quegli alcuni, attraversare una frontiera in cerca di lavoro, di opportunità, della propria famiglia, della possibilità di poter esprimere le proprie idee, la propria religione, i propri gusti sessuali, oppure in fuga da luoghi in cui né io né chiunque conosca vorrebbe stare nemmeno per un giorno — beh, per quelli il viaggio diventa un’odissea infinita e pericolosa, con alte possibilità di concludersi drammaticamente senza mai raggiungere la meta. E all’arrivo (se c’è un arrivo) la lotta continua su altri fronti: discriminazione, razzismo, sfruttamento, emarginazione, umiliazione.

Ci sono attualmente circa 258 milioni di migranti nel mondo1 e sono proprio loro i protagonisti di Nansen, una rivista indipendente fondata nel 2017 a Berlino e caratterizzata da una particolarità: ogni numero del magazine è dedicato a un migrante diverso, uno e uno soltanto, raccontandone l’infanzia, la decisione di partire, il lungo tragitto, l’arrivo, la vita nel nuovo paese.

Nansen n.2, maggio 2019 (fonte: nansenmagazine.com)

258 milioni è solo un numero. Numeri, talvolta appositamente esagerati in positivo o in negativo per influenzare l’opinione pubblica, sono quelli di cui si parla sui giornali, in rete, nelle stanze del potere: «600.000 clandestini in Italia», «no, sono 90.000», «62 sbarcati», «507 morti». Ma ciascuna di quelle unità è una persona, con la propria vita e la propria storia, e il raccontarla singolarmente, come fa Nansen, offre tutt’altra prospettiva, perché a uscire fuori non sono solo le avventure e le differenze, pur interessanti, ma anche le similitudini.

Proprio da queste ultime è nata l’idea della rivista. Alla fondatrice, Vanessa Ellingham, che è una neozelandese trasferitasi a Berlino (di nuovo: le parole sono importanti, perché siamo abituati a pensare che un neozelandese si trasferisce, un nigeriano emigra), la scintilla è scattata da Ikea mentre comprava il necessario per arredare il suo nuovo appartamento.
Come ha raccontato alla piattaforma online Aerostorie, «stavamo solo acquistando mobili per il nostro nuovo appartamento, nella nostra nuova città, per la seconda volta in un anno, dopo aver fatto la stessa cosa un anno prima a Copenhagen. Mi ha fatto pensare a tutte le persone, ovunque, a fare shopping per alcune cose basilari per le loro nuove case nei negozi Ikea in tutto il mondo e tutte le altre esperienze che dobbiamo avere in comune».

Nansen n.2, maggio 2019 (fonte: nansenmagazine.com)

Una volta partita col progetto, Ellingham ha scelto un nome evocativo per chiamarlo, quello del grande esploratore e scienziato norvegese Fridtjof Nansen, che a fine ‘800 è stato il primo ad attraversare l’Antartide con gli sci ai piedi e, dopo la prima guerra mondiale, diventò Alto Commissario per i rifugiati dell’ONU (fu il primo anche in quello), inventò un passaporto per profughi e rifugiati, vinse il Premio Nobel per la pace e oggi, in suo onore, le Nazioni Unite assegnano il Nansen Refugee Award.

Uscito finora in due numeri, Nansen ha esordito con un volume — ormai andato esaurito — dedicato a Aydin Akin, turco che vive da 50 anni a Berlino, mentre il secondo, pubblicato a maggio 2019, ruota attorno alla vita di Kalaf Epalanga, che dall’Angola è arrivato a Lisbona dove è diventato scrittore e musicista (in un gruppo conosciuto in tutto il mondo, i Buraka Som Sistema).

«I migranti portano nuovi spuntini, imparano le lingue, diventano famosi divi del cinema e gestiscono le Nazioni Unite. Niente di che. Alcuni di noi hanno esperienze più ordinarie, come cercare di trovare le parole per “polvere da bucato” in una nuova lingua», spiegano dalla redazione di Nansen.

Nansen n.2, maggio 2019 (fonte: nansenmagazine.com)
Nansen n.2, maggio 2019 (fonte: nansenmagazine.com)
Nansen n.2, maggio 2019 (fonte: nansenmagazine.com)
Nansen n.1, 2017 (fonte: nansenmagazine.com)
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