Lasciarsi andare e imparare ad amarsi, meglio: Cheese, la graphic-novel di ZUZU

In una celebre canzone, Daniele Silvestri cita la quantità innumerevole di cose che lo accomunano alla sua amata, io e Giulia Spagnulo, in arte ZUZU, ne abbiamo decisamente di meno, ma qualcuna ce n’è. 

Il nome è la prima cosa che si nota, anche se in famiglia continuano a chiamarmi Giulietta e suo papà ha invece preferito darle ZUZU come soprannome fin dalla tenera età. Poi viene fuori che mi porto qualche anno in più sulla carta di identità e lei invece ne ha qualcuno in meno; che una laurea io non l’ho mai presa, lei invece è diplomata allo IED; che non ho mai avuto grandi abilità nel disegno, mentre lei è definita da tutti come il nuovo astro nascente della graphic-novel italiana, dopo la pubblicazione di Cheese, edito da Coconico Press. Ma poi ci ritroviamo insieme, nella storia di chi è passato attraverso qualche demone nella sua vita e finché ha potuto se lo è tenuto dentro di sé, io con i miei disturbi di ansia, panico e depressione, lei con l’anoressia.

ZUZU, “Cheese”, Coconino Press, marzo 2019

Ho avuto il piacere di scoprire questo e altro in un’ora di telefonata con Giulia, che mi ha gentilmente sopportato  mentre le rifilavo una domanda dopo l’altra per soddisfare le mie curiosità su questo bellissimo fumetto e sulla sua vita. Lei che un giorno ha posato gli occhi su La mia vita disegnata male di Gipi, lo ha divorato in 20 minuti e ha deciso di tatuarsi la copertina su una caviglia, come monito di quello che avrebbe voluto fare nella vita.

Dall’idea della tesi per concludere il suo percorso allo IED, è nato un modo tutto speciale per raccontare la sua storia, che in Cheese, non è solo la sua, ma anche quella di due amici che vivono con lei la monotonia e la quotidianità della vita adolescenziale, Dario e Riccardo. I tre decidono di rompere quello strano incantesimo, andando assieme alla gara del formaggio rotolante di Brentonico, in Trentino, perché serve un gesto folle, a detta dell’autrice, per concludere questa storia, un evento così strano che qualcuno nel frattempo ha deciso di non tenere più la competizione, con grande dispiacere di tutti (si metta però agli atti che l’autrice del pezzo e quella del fumetto sono ben felici di supportare una petizione per ridarle vita). Si teme che la motivazione sia tutta per l’elevata velocità — 110 km/h — delle forme di formaggio quando rotolano giù per la collina, nonché dei rischi per i partecipanti.

ZUZU, “Cheese”, Coconino Press, marzo 2019 (courtesy: ZUZU)
ZUZU, “Cheese”, Coconino Press, marzo 2019 (courtesy: ZUZU)

Il suo personaggio nasconde palesemente un segreto, qualcosa di non detto, anche se il rapporto con gli amici maschi le viene sempre spontaneo, senza tanti filtri e nessun bisogno di mostrarsi come non è: ha un naso molto accentuato, gli occhi sono neri, profondi come pozzi, altre volte chiusi e qualche volta compaiono vermi e mostri che si ribellano da dentro, piuttosto che farle da intestino come dovrebbero. Anche Dario e Riccardo non rappresentano la mascolinità tossica dei giorni nostri: Dario si vergogna di rimanere in costume anche con gli amici di una vita, Riccardo ammette a voce alta solo alla fine una parte di sé.

Giulia cerca di rompere una tradizione lunga anni e anni di libri che si piangono addosso che raccontano storie ancor più tristi, rendendo tutto in modo molto più crudo, diretto, semplice, prendendo spunto volontariamente dal tanto amato Gipi e da Alien di Aisha Franz, ma anche involontariamente da certa letteratura americana. Non ha mai letto nulla che trattasse in fumetto di disturbi alimentari, perciò si è fatta carico di quella libertà creativa e ha raccontato la sua di verità, attraverso tantissime metafore per giunta. Difatti il cibo che rotola nella gara non è un’immagine senza senso per chi con il cibo ha sempre lottato, anche il titolo è un invito a imparare di nuovo a sorridere e la storia stessa ci vuole insegnare a seguire più o meno l’esempio delle forme di formaggio che rotolano giù dalla collina, quello di lasciarsi andare, ecco, di riaprire gli occhi, di farsi amico il cibo di nuovo o per la prima volta. 

La nostra giovane autrice lo ha fatto sul serio, un giorno, dopo anni di comprensione di sè e di piccoli gesti che la rendevano invincibile ai suoi occhi, si è svegliata e dice di essersi sentita più leggera, meno preoccupata dell’aspetto che aveva o che avrebbe avuto, lei che credeva che guarire sarebbe stato come fallire perchè forse sarebbe stato più saggio mantenere il punto, come le suggeriva la malattia, ma forse è semplicemente andata meglio così.

Buona lettura!

ZUZU, “Cheese”, Coconino Press, marzo 2019 (courtesy: ZUZU)
ZUZU, “Cheese”, Coconino Press, marzo 2019 (courtesy: ZUZU)
ZUZU, “Cheese”, Coconino Press, marzo 2019 (courtesy: ZUZU)
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