Kasia Nasilowska e Jessica Russo (foto: Claudio Pulicati)

+ Gusto al Design: intervista a Jessica Russo e Kasia Nasilowska

Jessica Russo ha 25 anni e viene da Sciacca, in provincia di Agrigento.
Kasia Nasilowska di anni ne ha 26 anni e arriva da Varsavia.
Avrebbero potuto incontrarsi a Bologna, che è esattamente a metà tra le due città, in quanto a chilometri di strade e autostrade, e invece si sono incrociate poco più in là, oltre l’Appennino, a Firenze, dove entrambe vivono e lavorano e dove nel 2016 hanno fondato Tuorlo Design Studio, una realtà che si occupa di design e di tutto ciò che riguarda la comunicazione.

Jessica e Kasia negli ultimi mesi hanno lavorato molto (lavorato sodo, puntualizzerebbero loro) a un progetto che sembra gigantesco a me che ho quarant’anni, quindi non riesco nemmeno a immaginarlo dalla loro prospettiva. Quel progetto è + Gusto al Design, ne ho parlato appena qualche giorno fa e consiglio vivamente, a coloro che visiteranno la Milano Design Week che sta per arrivare, di metterlo nella casella da vedere.

Il volantino dell’evento
(courtesy: + Gusto al Design)

+ Gusto al Design dà la possibilità ad alcuni giovani designer di esporre a basso prezzo e in posti di alto livello prodotti pensati per quel settore ormai comunemente chiamato food & beverage, e coinvolge alcuni tra i più grandi nomi del design italiano sia nella giuria che ha selezionato i partecipanti, sia tra i progettisti che hanno collaborato a un’iniziativa legata all’evento.

+ Gusto al Design è innanzitutto un’operazione di gruppo: tante teste, tante competenze, tante storie diverse. Tra tutte io ho deciso di intervistare Kasia e Jessica perché è grazie a loro che sono venuto a conoscenza di questa iniziativa e poi perché sono le più giovani dell’agguerritissima squadra che ha messo in piedi tutto.

* * *

Come è cominciato tutto? Come vi siete conosciute?

Kasia: ci siamo conosciute all’università, all’ISIA di Firenze, al corso di disegno industriale.
Fin dall’inizio abbiamo capito che c’era un buon feeling tra di noi, ed è nata una simpatia.
Poi l’ISIA stimola molto i giovani designer a lavorare in gruppo, per quello siamo finite spesso a fare progetti insieme e a instaurare un rapporto un po’ più solido.
Una volta terminati gli studi, abbiamo avuto entrambe, per un anno, delle esperienze individuali, Jessica da Gumdesign, a Viareggio, e io presso Lungarno Collection.

Jessica: già dai tempi della scuola, però, cominciammo a pensare di lanciare uno studio insieme, però non avevamo un soldo in tasca, per cui abbiamo avuto un’intuizione: i concorsi.
Abbiamo iniziato a partecipare a tutti i concorsi che trovavamo, dalla grafica agli interni, dal product design all’arredamento per esterni, in Italia e all’estero. Forse perché non c’era grande adesione ma li abbiamo vinti quasi tutti.

Kasia Nasilowska e Jessica Russo
(foto: Claudio Pulicati)

È la prima volta che sento qualcosa del genere. Che bizzarra strategia! Però ha funzionato.

[ridono entrambe, ndr]

Abbiamo sgobbato come delle forsennate. In quel periodo lavoravamo: ci ritrovavamo alle dieci di sera e andavamo avanti fino alle due di notte. Ma siamo riuscite così a mettere da parte un po’ di soldi. Non tanti, ovviamente. Il primo anno, ad esempio, abbiamo accumulato 10.000 Euro, che abbiamo totalmente reinvestito in fiere.

Quello fu l’inizio di Tuorlo Design Studio. Abbiamo fatto il Fuorisalone. Poi abbiamo vinto un concorso di HOMI…

Non poteva che essere così. Un altro concorso.

[ride, ndr] Sì, e questo ci ha permesso di esporre gratuitamente.

Abbiamo anche avuto la possibilità, come studio, di metterci subito alla prova col design del prodotto, perché abbiamo avuto la fortuna di lavorare con Alessio Sarri. Lo abbiamo conosciuto durante l’università, grazie al mio relatore di tesi, Biagio Cisotti.

La giuria
(courtesy: + Gusto al Design)

Sarri vi ha supportato immediatamente?

Mi ha accolto per tre mesi in laboratorio, e lì è nata una bella amicizia. Quindi io e Kasia abbiamo cominciato a fargli vedere i nostri disegni, lui li ha apprezzati e ha investito su di noi.
Ci ha aiutate a capire come funziona la ceramica nel profondo, quali sono i processi, fino a che punto ci si può spingere per ottenere degli effetti piuttosto che altri. Tutte le nostre prime produzioni sono quindi in ceramica o porcellana, e tutte prodotte da Alessio Sarri.

Perché vi chiamate “Tuorlo”?

Quando vogliamo depistare la domanda diciamo che è perché lavoriamo sodo [ride, ndr].

Kasia Nasilowska e Jessica Russo
(foto: Claudio Pulicati)

Passiamo a + Gusto al design. Com’è nato il progetto?

Partecipando a molte fiere, negli ultimi tre o quattro anni, ci siamo accorte di due cose. Una è che eravamo sempre le più giovani.

Perché ovviamente i ragazzi, appena usciti dall’università, non posso permettersi di affrontare costi simili.

Esatto.

Probabilmente nessuno ha la follia di fare tutti questi concorsi lavorando fino alle due di notte per recuperare una somma da investire [ride, ndr].

Per stare alle fiere servono molti soldi. Il posto, la direzione artistica, la produzione dei pezzi, portarli a Milano, stare a Milano una settimana. Sono spese importanti.

Tip Studio, “Ufo”
(courtesy: + Gusto al Design)

E la seconda cosa che avete notato qual è?

Che tendenzialmente nelle esposizioni al Fuorisalone raramente ci sono un filo conduttore o un tema particolare. Di solito ci sono le esposizioni degli studenti con le scuole oppure collettivi di design che si mettono insieme, ma dove c’è un po’ di tutto. Queste ultime solitamente raccolgono quelli che vengono considerati “giovani designer” e che hanno circa quarant’anni. Quindi c’è come un vuoto, per chi rientra in quella fascia d’età che va dalla fine degli studi ai quaranta.
Allora ci siamo dette: «ma che bello sarebbe fare un’esperienza in cui coinvolgiamo dei designer giovani e bravi, italiani e non, e diamo loro un tema?».

Perché siete arrivate al tema del food & beverage design?

Noi come Tuorlo Design Studio abbiamo lavorato con catene alberghiere e della ristorazione, curando progetti di brand identity, soprattutto di grafica e comunicazione ma anche di prodotto.
Una tendenza forte, in questo momento, è che le aziende di questo settore hanno bisogno del design per comunicare il proprio prodotto: ad esempio pezzi in serie limitate, progettati ad hoc per loro. Invece di rivolgersi ai grandi marchi del design, vanno a cercare dei designer che progettino degli oggetti solo per loro.

Studio Sofa, “Ancilla”
(courtesy: + Gusto al Design)

Quindi avete sommato gli elementi: giovani designer + food & beverage.

Sì, cercando anche di tenere la quota di partecipazione più bassa possibile. E ci siamo riuscite.

Attraverso le collaborazioni con alcuni dei più importanti locali milanesi, poi, abbiamo fatto in modo di dare una cornice adeguata ai progetti dei designer, che saranno esposti nel loro “habitat”.

Per riuscire a fare tutto questo è nata una vera e propria squadra, giusto?

Non siamo così brave da riuscire a fare tutto da sole. La voce ha cominciato a girare, il progetto piaceva e la squadra ha iniziato a crearsi.
Noi due, come Tuorlo, ci occupiamo della direzione artistica, dello scouting e del progetto di comunicazione grafica.
A Giuseppe Riccardi, editore e organizzatore di importanti manifestazioni nel settore economico e finanziario, dobbiamo l’idea semplice, ma efficace, di adibire importanti ristoranti e locali milanesi a sedi espositivi.

E poi c’è Massimo Bertani, che il primo al quale abbiamo parlato di questa idea. Lui è stato nostro professore di economia all’ISIA ed era anche colui che, quando venivamo a Milano tutti gli anni, trovava sempre dove farci dormire. Bertani si occupa di economia e risparmio ma ha una grande sensibilità per il design: cerca sempre di promuovere e incoraggiare i giovani.
Luca Gibillini si è impegnato nel favorire la connessione tra + Gusto al Design e le istituzioni cittadine e ci ha spronato a mettere in rete e condividere la nostra esperienza. Un’esperienza complessa che ha trovato in Claudia Paoluzzi il riferimento insostituibile sui diversi piani dell’organizzazione: dalle pubbliche relazioni all’organizzazione del talk…
Un aspetto fondamentale è stato curato dallo studio di architettura Iarchitects: quello degli allestimenti, che nel nostro caso comportava una complessità particolare dal momento che i prodotti saranno presentati all’interno di più location, diverse fra loro per spazio, aspetto e utilizzo.

Nunzia Ponsillo, “Condiviso”
(courtesy: + Gusto al Design)

Prima parlavate di lavoro di gruppo all’ISIA. Avere appreso subito come si lavora vi è stato sicuramente molto utile in questa esperienza.

Assolutamente sì.

Lavorare in gruppo non è solo un modo diverso di approcciarsi al progetto ma, in generale, alle cose. Se prima si brevettata tutto sempre e comunque, ora la tendenza è quella dell’open source, della condivisione, dell’apertura.
È bello lavorare insieme quando si hanno competenze diverse e si riesce a dare il massimo ciascuno nella propria sfera.

E poi questo ci permette di imparare tantissimo nei campi di conoscenza degli altri.

Siete le più giovani anche nella squadra di + Gusto al design?

Sì.

Bruno Vilas Boas, “Kit Mare”
(courtesy: + Gusto al Design)

Parliamo dei lavori che saranno in mostra. Una vostra impressione?

Ci sono arrivati progetti proprio da chi appartiene a quel “vuoto” di cui parlavamo prima, quello che c’è tra tra gli studenti e i designer quarantenni. Quelli che partecipano a + Gusto al Design sono tutti già laureati ma hanno meno di 35 anni.
I progetti sono molto diversi e rispecchiano un po’ l’anima di chi li ha ideati. Il tema del food & beverage avrebbe potuto essere molto vincolante perché suggerisce il bisogno di una funzione precisa, ma nonostante questo ci siamo accorti che sono comunque uscite fuori le personalità dei progettisti. Ci sono pezzi ironici, pezzi più sofisticati, pezzi più focalizzati sullo stile, altri che invece sono quasi astratti e sembrano sculture.

L’evento deve ancora cominciare ma provo a chiedervi se pensate già di rifarlo ancora.

Crediamo proprio di sì, vogliamo costruire qualcosa.

Già quest’anno è tutto sopra le nostre aspettative. Eravamo partite, certo, con l’idea di fare qualcosa di buono, curato in ogni dettaglio, ma che fosse in qualche modo una sorta di banco di prova per l’anno successivo.
In realtà fin da subito è andata benissimo, c’è stato grande interesse e abbiamo avuto il supporto di persone e aziende molto importanti: Alessio Sarri, appunto, la Bitossi Home e RCR Cristalleria Italiana.

La linea di bicchieri realizzata in collaborazione con RCR Cristalleria Italiana
(courtesy: + Gusto al Design)

Con RCR Cristalleria Italiana è nata una collezione realizzata ad hoc.

Sì, e questo è merito soprattutto di Biagio Cisotti, che si è occupato personalmente di contattare ogni singolo designer e di convincere tutti quanti a partecipare. Per cui possiamo contare, tra gli oggetti in mostra, anche una linea di bicchieri disegnata da alcuni tra i più importanti nomi del design in Italia: Gilberto Corretti, Franco Raggi, Paolo Ulian, Martinelli Venezia, Giulio Iacchetti, Gumdesign, Alessandro Lenarda, Bettina Di Virgilio, Manola Del Testa, Lorenzo Susini e lo stesso Biagio Cisotti.

Un consiglio ai giovani designer per fare cose del livello di questa in cui siete coinvolte voi, che avete appena 25 anni? A parte fare concorsi, intendo.

Credo che il succo sia proprio quello: lavorare sodo. Tanta pazienza. Avere una passione e puntare su quella.

Leonardo Panchetti, “Metamestolo”
(courtesy: + Gusto al Design)
Claudio Pulicati, “Caos”
(courtesy: + Gusto al Design)
Aliona Kryshtofik, “My Ceramic Project”
(courtesy: + Gusto al Design)
Cicno, “Frammenti”
(courtesy: + Gusto al Design)
Ivan Lezin, “Dedalo”
(courtesy: + Gusto al Design)
Luca Cicchiné, “Tagliata”
(courtesy: + Gusto al Design)
Marco Barazzuoli, “I.B.”
(courtesy: + Gusto al Design)
Giulia Mondolfi, “Dove sbocca la solidarietà”
(courtesy: + Gusto al Design)
Jack&Juls, “Ella – Branding”
(courtesy: + Gusto al Design)
Cremonesi – Diana – Marini, “Goeat Slim”
(courtesy: + Gusto al Design)
Alberto Vendrame, “Silvia”
(courtesy: + Gusto al Design)
Tiberio Marzi, “Alexa”
(courtesy: + Gusto al Design)
Stefano San Filippo, “Bliss”
(courtesy: + Gusto al Design)
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