(courtesy: Damiano Fraccaro – Otium)

Il Museo Bodoniano di Parma ha rinnovato sito e identità visiva

Quando oggi ci ritroviamo a scrivere qualcosa sullo schermo di un computer, andiamo per prima cosa a scegliere il carattere che ci sembra più adeguato, selezionandolo da una lista più o meno lunga su di un menu a tendina. Più è ampia la scelta e più, in mancanza di una qualche esperienza in ambito grafico e tipografico, è facile entrare in confusione. Ogni font ha il suo “sapore” specifico e coi sapori, se non si impara prima a educare il palato, è facile sbagliare.

Eppure, tra l’enorme quantità di opzioni che abbiamo, potrebbe essere consolante sapere che una nota comune, nella maggior parte di quei gusti, c’è. La nota, tanto chiara quanto difficile da definire, è quella della “modernità”. Andando indietro nel tempo in cerca del responsabile, di colui che a un certo punto ha avuto l’intuizione di inserirla tra gli ingredienti di chi disegna caratteri, si può pure risalire a una data, un luogo e un nome: il periodo è la fine ‘700, la città è Parma e il nome è quello di Giambattista Bodoni, uno dei più grandi innovatori della stampa tipografica. Pioniere, insieme al collega francese Didot, dei cosiddetti caratteri tipografici moderni.

Giuseppe Lucatelli, “Ritratto di Bodoni”, 1805-6, Parma, Museo Glauco Lombardi
(fonte: instagram.com/museobodoniano/)

Nato a Saluzzo, in provincia di Cuneo, nel 1740, Bodoni fu figlio d’arte, proveniente da una famiglia di tipografi. Lavorò prima insieme al padre poi a Torino e, ancora ragazzino, andò a Roma, presso la Stamperia della Congregazione di Propaganda Fide. Da lì decise di spostarsi a Londra ma poi, per motivi di salute, rimase in Italia. Ed è stato meglio così: chiamato a Parma dal Duca Ferdinando di Borbone per dirigere la Stamperia Reale, fu qui che Bodoni (la cui storia è raccontata nell’interessante e ironica biografia illustrata da Giorgio Camuffo) cominciò ad applicare i principi del neo-classicismo alla stampa e alla progettazione dei caratteri.

«Tanto più bello sarà un carattere quanto più avrà regolarità, nettezza, buon gusto e grazia», scrisse nel suo Manuale Tipografico (uno dei tanti che compose nella sua vita). Principi che utilizzerà nel progettare la famiglia di caratteri oggi conosciuta come Bodoni, che da oltre 200 anni è tra le più usate, e di cui ne esistono svariate versioni, aggiornate a tutte le tecniche e tecnologie di stampa.

Il Museo Bodoniano di Parma

Quando morì, nel 1813, Bodoni lasciò una quantità impressionante di libri e una sterminata collezione di punzoni, che vennero conservati nella Biblioteca Palatina di Parma. Dopo essere miracolosamente scampato ai bombardamenti durante la Seconda Mondiale, il materiale è diventato protagonista del Museo Bodoniano. Nato nel 1963 e ospitato proprio all’interno della biblioteca, il museo — pur essendo il più antico museo della stampa in Italia e tra i più importanti a livello internazionale — finora non ha avuto la popolarità che avrebbe meritato.

(courtesy: Damiano Fraccaro – Otium)

«Ha sofferto sicuramente di una scarsa visibilità, data sia da problematiche logistiche (il Museo si trova al terzo piano, all’interno del grande Palazzo della Pilotta ed è visitabile principalmente solo su appuntamento) che comunicative (non avendo fino ad oggi presenza sui principali canali social)», spiega Damiano Fraccaro, che ha lavorato al recentissimo rilancio del Museo occupandosi del rifacimento dell’identità visiva, seguendo la parte grafica e l’organizzazione del nuovo sito, messo online nel gennaio 2019.

Progettista grafico e art director, laureato allo Iuav di Venezia – dov’è anche assistente alla didattica – Fraccaro fa parte dello studio creativo Otium, di base a Castelfranco Veneto, che si è occupato della direzione artistica dell’intero progetto.
Il team di creativi ha alle spalle uno straordinario lavoro sull’identità visiva di un’altra importantissima realtà in ambito tipografico, la Tipoteca Italiana.

La nuova identità

Ma come ci si può destreggiare in un lavoro del genere, che coinvolge uno dei nomi più importanti per chi lavora in ambito grafico?
«Per un grafico, è uno di quei progetti che quando ti viene proposto, ti tremano le mani», mi ha raccontato Fraccaro. «Come affrontare un progetto grafico che vada a rappresentare uno dei riferimenti più importanti di tutti i tempi proprio nell’ambito della tua professione, oltre che passione? Un progetto che al contempo rispecchi l’opera di Bodoni, ma che la proietti in una dimensione differente, nuova, attuale? Questa è stata la sfida».

(courtesy: Damiano Fraccaro – Otium)

Sfida che lo studio ha affrontato a piccoli passi, il primo dei quali è stato la definizione della nuova identità visiva.
«Si è deciso di attingere dall’opera più importante di Bodoni, il Manuale Tipografico, prendendo da questo gli elementi necessari ad arricchire l’immagine grafica: cornici, ornamenti, numeri, punteggiatura, corsivi. Bodoni è anche questo. Il tutto utilizzato in chiave più libera e per generare un’identità dinamica che trova forza nell’ambito digitale».

Riorganizzare il sito

Il secondo passo è stato la creazione del nuovo sito web del Museo.
«Abbiamo lavorato in varie direzioni, dal punto di vista grafico, da quello fotografico, oltre che all’organizzazione dei contenuti. Fin dalla prima analisi si è capito che sarebbe stato necessario non limitare il progetto alla semplice presentazione del Museo, ma di far diventare il sitoun punto di riferimento sulla figura di Giambattista Bodoni, della sua opera e del valore che ancora oggi rappresenta la sua eredità».

(courtesy: Damiano Fraccaro – Otium)

Il risultato della messa in pratica di questa intuizione è il fatto che il sito oggi si sviluppa in macro-sezioni:
· Museo, che presenta la collezione, la biblioteca, la didattica, le iniziative editoriali, l’attività scientifica e offre un approfondimento sulla sede e sulla storia dell’istituzione museale;
· Giambattista Bodoni, con la biografia, l’opera e la più estesa bibliografia sul tema-Bodoni, quest’ultima a cura di Rosa Necchi;
· Agenda, con gli eventi, gli avvisi e le segnalazioni;
· Informazioni, con gli orari, la mappa, i tipi di visite che si possono fare e il modulo per le prenotazioni.

Bodoni oggi

Oltre a queste quattro voci, ciascuna con le proprie sotto-sezioni, ce n’è una quinta, Bodoni oggi, forse la più interessante perché proietta la figura di Bodoni nel presente e nel futuro, valorizzando l’enorme portata della sua opera, ancora attualissima.

Un salto temporale sottolineato anche a livello cromatico, con le due sotto-sezioni, Tipi di Bodoni e Bodoni in use — che si distaccano completamente dal resto del sito.

(courtesy: Damiano Fraccaro – Otium)

«Tipi di Bodoni raccoglie le principali reinterpretazioni tipografiche che si sono susseguite sino ai giorni nostri. Disponibili sul mercato ci sono infatti moltissimi caratteri Bodoni: ITC Bodoni, Bodoni Classic, Bauer Bodoni… A prima vista possono sembrare uguali ma ad un occhio attento è facile cogliere le differenze. Per questo motivo si è deciso di dare la possibilità al pubblico di testare questi caratteri e coglierne le differenze», racconta Fraccaro.

Per quanto riguarda Bodoni in use, invece, trattasi di un vero e proprio archivio di progetti in cui il carattere Bodoni ricopre un ruolo fondamentale.
Qui troviamo lavori di Massimo Vignelli, Franco Maria Ricci, Felix Hümm, oltre alla già citata biografia illustrata di Camuffo.
«Abbiamo chiesto il contributo ed il parere di alcuni importanti tipografi come Sumner Stone, Gert Wiescher, e ci siamo interfacciati con archivi grafici come il Vignelli Center di New York e il Labirinto di Franco Maria Ricci, trovando tutti molto entusiasti e disponibili a dare un contributo al progetto», spiega Fraccaro.

(fonte: instagram.com/museobodoniano/)

Il Museo sui social

Se finora il Museo Bodoniano è stato tappa fissa per generazioni di tipografi e type designer e destinazione per le gite di numerose scolaresche, oggi, attraverso il nuovo sito ci sono le potenzialità per amplificare la capacità attrattiva del luogo, anche attraverso i social network. Sono infatti stati lanciati anche un profilo Instagram e una pagina Facebook.
Inoltre, prossimamente, arriveranno anche altre sorprese, tra cui gadget e stampati in edizione limitata realizzati in collaborazione con Tipoteca.

«Abbiamo cercato di lavorare “in punta di piedi”», dice Damiano Fraccaro, «caratterizzando il progetto, ma senza sovraccaricare il tutto, per far emergere la “voce” di Bodoni, senza necessariamente imitarla»
L’intento, a mio parere, è stato pienamente raggiunto. Non possiamo sapere cosa potrebbe pensarne lo stesso Bodoni ma, per chi sta dietro a uno schermo ed è appassionato di tipografia, grafica e stampa, di sicuro la nuova veste del Museo Bodoniano di Parma diventerà una risorsa fondamentale e uno stimolo per andare a visitare le collezioni e partecipare agli eventi che verranno organizzati.

Crediti:
Direzione artistica: Otium
Progetto grafico: Damiano Fraccaro
Fotografia: Giulio Favotto
Sviluppo web: Super Agency
Con la supervisione di Caterina Silva, della Fondazione Museo Bodoniano – Biblioteca Palatina.

(courtesy: Damiano Fraccaro – Otium)
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