Durante una conferenza organizzata da TED nel 2015, il conduttore radiofonico Roman Mars, esperto di design e architettura nonché grande appassionato di vessillologia, ha elencato i cinque punti che bisognerebbe seguire quando si progetta una bandiera, presi da una pubblicazione della North American Vexillological Association che è stata tradotta anche in italiano:

1. Renderla semplice — anche un bambino dovrebbe poter disegnarla a memoria
2. Usare simbolismi significativi — le immagini, i colori o i modelli devono essere relativi a ciò che si vuole rappresentare
3. Usare 2-3 colori base — limitarsi a tre colori, che abbiano un buon contrasto e che usino le tonalità standard
4. Evitare caratteri e stemmi — non usare mai lettere di nessun tipo o stemmi di un’organizzazione
5. Siate distinguibili o correlati — evitate di copiare altre bandiere, bensì usate similitudini per indicare collegamenti

Non tutti, ovviamente, rispettano queste indicazioni perché, come ricorda Alessandro Casciaro nella sua splendida tesi dedicata al national branding di una nuova nazione, «sarà facile riprodurre la bandiera del Giappone, ma non tanto gli elaborati tappeti del Turkmenistan».

(courtesy: Daniele Desperati)

Ma le regole, o per lo meno i principi, non sempre sono garanzia di un buon risultato — ché in Turkmenistan immagino siano lo stesso affezionati e orgogliosi della loro bandiera, anche se è difficile da disegnare — soprattutto quando si entra in un immaginario “altro”, che è quello dentro al quale l’art director e illustratore Daniele Desperati si sta muovendo nella realizzazione di una serie di bandiere dedicate alle varie zone di Milano.

Per ora create per puro divertissement e pubblicate soltanto sul suo profilo Facebook, sembrano evocare un’atmosfera d’altri tempi, di principati e casate, di vascelli e navi pirata, ma con gli abitanti attuali al posto di principi, signori e corsari: le immagini sventolare sugli edifici simbolo, penzolare dai balconi, dai ballatoi delle case di ringhiera, dai tetti delle officine e dei capannoni riconvertiti.

NoLo
(courtesy: Daniele Desperati)

Daniele, che lavora per molti clienti diversi e che è anche il co-fondatore (insieme a Gaia Bernasconi) del progetto Isoì, mi ha raccontato che è tutto nato per caso: «qualche giorno fa facevo ricerca per un cliente e mi sono imbattuto in un bellissimo archivio di bandiere navali antiche. C’erano file in alta risoluzione molto attraenti e, scorrendoli, ho iniziato (non chiedermi perché) ad associare alcune forme e colori a delle zone di Milano».

Aggiungendo simboli e caratteri tipografici, Daniele ha quindi cominciato a progettare, seguendo talvolta la semplice armonia estetica, altre volte cercando di puntare su un significato ben preciso.

Lorenteggio
(courtesy: Daniele Desperati)

Mi ha infatti spiegato che «Isola è ispirata alle vecchie stazioni di servizio; Navigli al libro di Marco Philopa Pirati dei navigli; Porta Venezia è un arcobaleno in quanto roccaforte LGBT; in zona Sarpi c’è la chinatown milanese quindi la bandiera rimanda alla Cina; per Barona è un vezzo estetico, volevo qualcosa che “facesse brutto”; Parco Lambro è il mio quartiere; NoLo è stata la prima ed è venuta un po’ da sé, mi piaceva la divisione in quattro; per quanto riguarda Ticinese, anche qui non ho altro da dichiarare!».

In attesa che le completi tutte, e sperando che l’idea possa magari diventare una mostra o una piccola pubblicazione, ecco di seguito le “Bandiere di Milano”. Ce ne sono anche alcune finora inedite, che Daniele ha concesso a Frizzifrizzi di pubblicare.

Parco Lambro
(courtesy: Daniele Desperati)

Ticinese
(courtesy: Daniele Desperati)

Sarpi
(courtesy: Daniele Desperati)

Sarpi
(courtesy: Daniele Desperati)

Barona
(courtesy: Daniele Desperati)

Porta Venezia
(courtesy: Daniele Desperati)

Navigli
(courtesy: Daniele Desperati)

Isola
(courtesy: Daniele Desperati)

Daniele Desperati sta disegnando le bandiere delle zone di Milano