È piccola, è economica, è comoda da mettere e da togliere: la spilletta è il mezzo perfetto per comunicare “dal basso”. Grande abbastanza da contenere un logo, un volto, uno slogan, un’illustrazione, la spilletta ha attraversato il ‘900 appuntata sulle giacche di persone di tutto il mondo, tutte le età, tutte le etnie, tutte le estrazioni sociali. Ha sfilato durante i cortei, ha fatto le rivoluzioni, è stata femminista, punk, anarchica, situazionista, neo-nazi. Ha sognato lo spazio e un futuro migliore. Si è presa gioco di politici e personaggi pubblici. Ha promosso eventi, ha celebrato musicisti e personaggi pop. Ha fatto vendere tabacco e automobili, pizze e fucili, bibite e programmi di governo.

Distintivo per eccellenza per dichiarare la propria appartenenza e la propria fede, la spilletta è nata ufficialmente a fine ‘800, quando negli Stati Uniti è stato depositato un brevetto per dei bottoni con sopra montate delle foto protette da una pellicola trasparente di celluloide. Era il 1893 e l’inventore si chiamava Benjamin S. Whitehead, ma fu l’azienda Whitehead & Hoag ad aggiungere, nel 1896, il perno di metallo (la storia, che in realtà parte da fine ‘700 con la giacca del primo presidente americano, George Washington, si può leggere qui).

(fonte: buttonmuseum.org)

Quante spillette sono state prodotte nella storia? Impossibile saperlo. Ma Joel e Christen Carter, fratello e sorella di Chicago, entrambi collezionisti e produttori di pins, stanno provando a raccoglierne il più possibile.
Nel 2010 i due hanno aperto un museo, il Busy Beaver Button Museum, e hanno cominciato a metterne in mostra a migliaia.

La loro collezione va dal succitato bottone di Washington del 1789 e arriva fino ad oggi. In mezzo: la storia dell’intero XX secolo, con un’ovvia predominanza di spillette americane.

(fonte: buttonmuseum.org)

Da loro considerati come una forma primitiva di social media, molti degli esemplari sono stati fotografati e messi online, in un archivio digitale che si può navigare per categoria e nel quale ogni spilletta è accompagnata da descrizione, anno e misure.
Dentro ci sono tante (ma davvero tante) chicche, sia a livello storico che grafico e umoristico/surreale.

Una piccola selezione, inoltre, è stata stampata su una serie di cartoline che usciranno presto in un box pubblicato dalla Princeton Architectural Press.

(fonte: buttonmuseum.org)

(fonte: buttonmuseum.org)

(fonte: buttonmuseum.org)

(fonte: buttonmuseum.org)

(fonte: buttonmuseum.org)

(fonte: buttonmuseum.org)

Tesori d’archivio: il museo delle spillette