«Benvenuti al Museo. Raccogliamo mappe di altri mondi», così recita il saluto che accoglie i visitatori del Digital Museum of Planetary Mapping, un archivio online dedicato appunto alla raccolta di mappe dei pianeti realizzate da scienziati e appassionati nel corso della storia.

Fondato da Henrik Hargitai, studioso e docente ungherese di cartografia e geomorfologia planetaria, ricercatore del Seti e, in passato, anche della Nasa («mappo pianeti dove nessuno vive», così si racconta lui), il museo è gestito dall’International Cartographic Association Commission on Planetary Cartography e mette assieme mappe di pubblico dominio realizzate dal 1600 a oggi, partendo da una carta della superficie lunare, disegnata dal fisico britannico William Gilbert osservando il nostro satellite a occhio nudo, e arrivando alle più recenti e dettagliate carte.

William Gilbert, “Moon Map”, 1600-03
(fonte: planetarymapping.wordpress.com)

L’archivio, che contiene qualche centinaio di esemplari ma non offre una navigazione molto agevole, si può esplorare attraverso la barra destra (o la rotellina-ingranaggio sui siti “mobile”) e selezionare ciò che si vuol vedere per decade, oggetto celeste, tecnica di realizzazione e tipologia di mappa.

«Nel tempo, la mappatura è diventata meno coordinata e più diversificata, tanto che oggi sta diventando difficile supervisionare la proliferazione di dati spaziali pubblicati in diversi paesi da istituzioni, singoli ricercatori e, sempre più, spesso, da cittadini-scienziati. È necessario un database comune», spiega Hargitai, che è anche il curatore di un bel progetto chiamato Mappe dei pianeti per bambini, dove si possono scaricare mappe illustrate in alta risoluzione — anche in italiano — della Luna, di Venere, di Marte, di Io ed Europa (satelliti di Giove) e di Titano (che gira attorno a Saturno).

Thomas Harriot, “Moon Drawing and Map”, 1609
(fonte: planetarymapping.wordpress.com)

A. Kircheri, tavola tratta da “Iter Extaticum Coeleste”, 1660
(fonte: planetarymapping.wordpress.com)

Johann Gabriel Doppelmayr, tavola tratta da “Atlas Coelestis”, 1742
(fonte: planetarymapping.wordpress.com)

Tobias Mayer e Johann Hieronymus Schroeter, tavola tratta da “Selenotopographische Fragmente zur genauern Kenntniss der Mondfläche”, 1791
(fonte: planetarymapping.wordpress.com)

C.F. Blunt, “The beauty of the heavens”, 1842
(fonte: planetarymapping.wordpress.com)

F. Christmann, “Karte der sichtbaren Seite der Mond-Oberfläche”, 1857
(fonte: planetarymapping.wordpress.com)

R.A. Proctor, tavolta tratta da “Old and new astronomy”, 1892
(fonte: planetarymapping.wordpress.com)

“Pictorial Representation of Mars”, US Army, 1965
(fonte: planetarymapping.wordpress.com)

“Official Map of the Moon”, Rand McNally, 1969
(fonte: planetarymapping.wordpress.com)

“Тектоническая карта Луны”, Yu Ya Kuznetsov, 1969
(fonte: planetarymapping.wordpress.com)

Istvánné Regenye, astronoma amatoriale e restauratrice di affreschi ungherese che dipingeva a mano planetari, 1971
(fonte: planetarymapping.wordpress.com)

Tesori d’archivio: il museo online delle mappe planetarie