Io ci tengo tantissimo alle file. Considero il saper stare in fila come l’ultimo baluardo del vivere civile. Posso sopportare i messaggi vocali ascoltati per strada a volume massimo. Posso sopportare quelli che sull’autobus ci tengono a farti ascoltare quello che stanno ascoltando loro. Posso sopportare i bambini che si alzano da tavola a metà di un pasto (ma se lo fanno i miei poi si ritrovano a mangiare da soli in un angolino). Posso sopportare i vicini rumorosi, la gente che dice apericena e pizzata. Posso sopportare i e i perchè, gli adolescenti che si accalcano di fronte alle porte dell’autobus, persino quelli che in treno parlano tutto il tempo al telefono. Chi salta, però, no.

Non so che trauma abbia avuto da piccolo, ma quello non posso proprio permetterlo, e non mi arrendo neppure quando so che dovrò mettermi a litigare con un energumeno. Se vedo che qualcuno mi passa avanti o prova a farlo, io lo fermo. Talvolta basta giocare preventivamente: arrivi, chiedi «chi è l’ultimo?» a voce alta, reclamando pubblicamente il tuo posto nella coda, e tutti, magicamente, si mettono ordinatamente in coda. Talvolta è necessario il linguaggio del corpo: il passettino passivo-aggressivo di chi, valorosamente, riconquista ogni centimetro, il gomito che si allarga a bloccare e, innaturalmente, rimane immobile e solido come il granito, lo sguardo io-so-che-c’ero-io-tu-sai-che-c’ero-io. Talvolta, invece, bisogna intervenire in maniera più decisa, prima educatamente, poi, nel caso, è buona cosa lasciare libera espressione al flusso di adrenalina e stare a vedere come finisce.

(fonte: annamantzaris.se)

Lo stoicismo non è da tutti, e perdere il controllo, di tanto in tanto, può essere salutare. Certo, non tutte le volte che si vorrebbe, altrimenti la stessa società che prima fa di tutto per metterti all’angolo e farti schizzare poi ti bolla come antisociale e ti isola ancora di più.

Può essere salutare anche soltanto vedere qualcuno perdere il controllo, come in questo video d’animazione, Enough, opera dell’artista svedese — ma di base a Londra — Anna Mantzaris.

(fonte: annamantzaris.se)

Realizzato a passo uno con personaggi e scenari costruiti con materiali poveri come carta, cartone e feltro, Enough è frutto del primo anno passato da Mantzaris presso il Royal College of Art.

Ispirato dall’arrivo dell’animatrice nella metropoli inglese — con tutta l’irritazione e lo stress che può causare la vita da studentessa in una grande e affollata città — il filmato ha rappresentato per l’artista anche un atto catartico e liberatorio.
Assomiglia un po’ (per il tema, non per la realizzazione) a un’animazione di qualche anno fa intitolata Unwanted Desires, ma quello di Mantzaris è più potente e — nel finale — poetico.
Selezionato da decine di festival in tutto il mondo, si è portato a casa parecchi premi.

(fonte: annamantzaris.se)