Tutto quello che so, l’ho imparato in curva (Originalità, o morte!)

(foto: Federico Demartini)

Ci sono delle cose che quando le leggi ti rimangono scritte nella testa e nel cuore. Sono frasi, o pezzi di esse, che sintetizzano in maniera perfetta qualcosa che pensi, o che ti stupiscono, oppure che dicono esattamente quello che pensavi di una certa cosa.

Me lo spiegò benissimo Marcello Baraghini quando lo incontrai diversi anni fa, per la prima volta, nella sua libreria le Strade Bianche, dove stava per rinascere Stampa Alternativa.

«Scrivevamo frasi sui muri. Erano cartelloni da cui potevi staccare pezzi di parole, brevi ragionamenti, aforismi. I ragazzini ne andavano pazzi, e tutti iniziavano a usare le parole di Pasolini, Giuda, Gesù Cristo, Basaglia».

Era appena rinato il bellissimo progetto Fa Pensiero: una serie di magliette e cartoline con questi messaggi. Da portarsi addosso, da portare in giro, da distribuire.

Tra tutte Marcello mi regalò una maglietta che mi colpì moltissimo, riportava una frase di Leo Longanesi — pronunciata non so nemmeno quando, ma che trovavo stupenda.

(foto: Federico Demartini)

Tutto quello che non so, l’ho imparato a scuola.

Perché questo aneddoto?
Perché pochi giorni fa, a casa di un amico, mi metto a sfogliare alcuni dei volumi delle Lezioni di Fotografia di Oliviero Toscani che da alcuni mesi il Corriere della Sera sta vendendo come allegato settimanale in tutta Italia. Un’opera interessante e da cui traspare anche un certo amore: volumi densi di contenuti che si chiudono sempre con una sezione dedicata ai maestri del buon Oliviero.

Quale sorpresa nel veder aprire questi capitoli con la stessa frase riportata sulla maglietta con cui dormo. Ma soprattutto che momento di fastidio vedere le parole attribuite al fotografo invece che al buon Longanesi di cui sopra!

Mi rendo conto che non si possa controllare tutto, e anche che sia difficile trovare qualcosa di intelligente (o di nuovo) da dire. Però ogni tanto mi sembra che si dovrebbe avere un pochino di senso del dovere e di rispetto per chi lavora, tanto e bene, nel mondo della creatività. Di gente così, almeno un po’, ve ne potrei presentare.

(foto: Federico Demartini)

Non so se qui siamo di fronte ad un editor che ha rubacchiato, ad un correttore di bozze che non ha visto il problema, o ad Oliviero che si è attribuito da solo un’espressione che in realtà non è sua.
Non lo so, ma so che quegli allegati costano 10,90 euro/cadauno e che dichiarano di insegnare alle persone di “sviluppare la capacità di osservazione del mondo, al fine di trasformarla in una visione personale.

Tutto quello che so, l’ho imparato in curva.

In moto, dove bisogna stare zitti e attentissimi, con i denti serrati e la mente libera per non sbagliare la velocità, l’angolo di ingresso e di uscita, per poi potersi rilassare riaprendo il gas appena terminata la piega. Oppure tra gli ultras, che in realtà non ho mai frequentato nemmeno di striscio, ma il cui atteggiamento al di fuori della normalità e decisamente schierato mi ha sempre attirato.

P.S.
Qualcuno avrà notato che, dopo anni, questo è il primo bisticcio che è anche una piccola lite?

(foto: Federico Demartini)