Con un dottorato di ricerca in psicologia e una passione per l’astronomia nata durante l’adolescenza, Michael Plichta è un artigiano decisamente atipico. Come atipico è il prodotto col quale, tre anni fa, ha scelto di lanciare la sua attività, e cioè un un globo fatto a mano che rappresenta il pianeta Marte, e lo rappresenta non com’è fatto davvero, bensì come lo “vedeva” Percival Lowell, un ricco intellettuale americano che si convinse dell’esistenza di canali artificiali sul pianeta rosso, costruiti da una civiltà avanzata (la storia, assai interessante, può essere approfondita qui, e c’è anche l’involontario zampino di un italiano, l’astronomo Giovanni Schiaparelli).

Fu proprio un libro di Lowell, Marte e i suoi canali, a ispirare Plichta, che decise così di imparare a costruire globi. Per due anni studiò su libri antichi, recuperò i materiali e gli strumenti necessari, fece decine di prove (e altrettanti errori), e finalmente, nel 2015, mise online il sito marsglobes.de (del quale, a suo tempo, parlai) e avviò l’attività.

(foto: Christoph Hoehmann | courtesy: Michael Plichta)

Lungi dal starsene fermo ad aspettare di vendere tutti i 250 gli esemplari in edizione limitata che aveva prodotto, Plichta cominciò a lavorare su un altro progetto, scegliendo però di andare più vicino. Voleva la luna — e non così, tanto per dire.
Invece di prendere spunto da visioni bislacche, stavolta Michael ha deciso di puntare sulla scienza e sulla precisione, basandosi sulle mappe della Nasa e realizzando un globo in ceramica in cui ogni cratere, ogni rilievo, ogni “mare” è esattamente al suo posto, sia sulla faccia che vediamo sempre fin dalla notte (in tutti i sensi) dei tempi, sia sul dark side of the moon.

Anche in questo caso Plichta ha fatto le cose in grande: test su test, prototipi, tentativi, sbagli, e alla fine è arrivato a trovare il procedimento ideale, che consiste nella creazione di un modello ad alta risoluzione, il “modello madre”, come lo chiama lui, prodotto attraverso un procedimento che non avevo mai sentito prima, la sinterizzazione laser selettiva. Quel modello madre è stato poi fuso con il silicone per formare uno stampo per la ceramica, che viene tenuta in costante movimento da un rotocaster (più in basso ci sono le foto e sopra c’è il video) durante la fase di solidificazione.

(foto: Christoph Hoehmann | courtesy: Michael Plichta)

Infine il tutto viene ritoccato e poi dipinto a mano con dozzine di mani di grigio, prima di fissare il globo — 30 cm di diametro, 4 kg di peso (a fronte dei 3.474 km e 7.4 x 10²² kg della luna vera) — sul supporto. Totale: 4 settimane di lavoro.

Perfetti per grandi appassionati di astronomia ma pure per coloro che invece della luna di solito vedono solo il dito, i globi si possono acquistare su ordinazione, potendo anche personalizzare i colori, contattando Michael direttamente dal sito moonglobes.de.

(foto: Christoph Hoehmann | courtesy: Michael Plichta)

(foto: Christoph Hoehmann | courtesy: Michael Plichta)

(foto: Christoph Hoehmann | courtesy: Michael Plichta)

(foto: Christoph Hoehmann | courtesy: Michael Plichta)

(foto: Christoph Hoehmann | courtesy: Michael Plichta)

(foto: Christoph Hoehmann | courtesy: Michael Plichta)

(foto: Christoph Hoehmann | courtesy: Michael Plichta)

(foto: Christoph Hoehmann | courtesy: Michael Plichta)

(foto: Christoph Hoehmann | courtesy: Michael Plichta)

(foto: Christoph Hoehmann | courtesy: Michael Plichta)

(foto: Christoph Hoehmann | courtesy: Michael Plichta)

(foto: Christoph Hoehmann | courtesy: Michael Plichta)

(foto: Christoph Hoehmann | courtesy: Michael Plichta)

(foto: Christoph Hoehmann | courtesy: Michael Plichta)

(foto: Christoph Hoehmann | courtesy: Michael Plichta)

(foto: Christoph Hoehmann | courtesy: Michael Plichta)