Aperture: un’animazione che racconta un ritorno a casa

Qualche tempo fa scrissi l’incipit incerto di quello che avrebbe potuto (o potrà, chissà) essere un saggio. Il titolo provvisorio era Il filo della narrazione.

A un certo punto parlavo di quel fenomeno che capita quando si ritorna, dopo qualche tempo, nei luoghi in cui si è cresciuti.
«Nel ritorno ai luoghi dell’infanzia la narrazione, nella sua forma “visiva”, riprende da dove l’hai lasciata. Come se, andandotene, automaticamente si attivasse il fermo immagine», scrivevo. «Ma al momento di schiacciare su play, quando, ancora in treno, cominci a vedere dal finestrino i punti di riferimento noti, ti accorgi che in verità sei andato fuori sincrono rispetto alla realtà (o questa è fuori sincrono rispetto a te) e là dove avevi lasciato l’edicola in cui da piccolo andavi a comprare Topolino ora c’è un frutta e verdura, dove c’era il negozio di giocattoli ora c’è la filiale di una banca […] e tutti quelli che conosci sono invecchiati improvvisamente (e lo stesso pensano loro quando guardano te), qualcuno è pure morto, lasciando un buco in quel nastro che è ripartito a distanza di uno, due, dieci anni».

In realtà, proseguivo, «la narrazione, solo apparentemente interrotta con la partenza, non si è mai fermata: spinta come da una forza centrifuga ha proseguito la sua strada allontanandosi dai confini iniziali, costruendo un nuovo territorio con ingredienti quali il ricordo, l’immaginazione, la raccolta di notizie — pubbliche e private — riguardanti i luoghi e i personaggi della narrazione originale, e strumenti come il tempo, la probabilità, la verosimiglianza, il desiderio. Il ritorno coincide allora con un confronto, una messa alla prova della narrazione “mutata” rispetto a quella di partenza, e di conseguenza a una ricalibrazione di tutti i parametri».

Quella ricalibrazione è anche il concetto che sta alla base del nuovo video di Emanuele Kabu.
Tra i più interessanti artisti dell’animazione a livello internazionale, Kabu — che ha alle spalle collaborazioni con artisti come Populous e Red Hot Chili Peppers, etichette come Sub Pop e La Tempesta Records e il canale Adult Swim — è cresciuto a Belluno ma gli ultimi anni li ha passati a Londra.

Nel suo ritorno a casa, Emanuele ha sperimentato il distacco tra le due narrazioni. «Tutto qui è cambiato», scrive Kabu presentando il filmato. «E sono cambiato pure io»
A Londra quel che amava fare era andarsene in giro senza meta, scoprendo nuovi posti e scovando piccoli dettagli preziosi. Cosa che ha provato a fare pure nel suo luogo natale, «ma non ha funzionato».

Da qui l’idea di girovagare per Belluno documentando tutto il possibile. Ogni angolo. Ogni muro. Migliaia di frammenti che si sono trasformati in fotogrammi nei quali innestare un’altra storia. O meglio, una finestra — come la definisce Emanuele —, aperta sulla sua intima relazione con il luogo.

«Dovevo fare qualcosa per riunirmi con questo posto», scrive Kabu. «Dopo tutto il duro lavoro ho ancora gli stessi sentimenti contrastanti su questo luogo e sul vivere qui, ma almeno ho scoperto che ogni muro, non importa quanti ne costruiamo, ha una crepa o un graffio. E questo è un sollievo».

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