Non è un segreto ma nemmeno un fatto così risaputo: il grande Gianni Rodari, uno dei migliori scrittori per l’infanzia che l’Italia ha mai avuto, nel ’51 venne scomunicato dalla Chiesa cattolica. La causa? L’uscita, a firma dell’autore di Omegna, del Manuale del pioniere, una guida (che si può scaricare qui in formato PDF) organizzativa, morale, didattica, pedagogica per i dirigenti dei tanti gruppi dei Pionieri d’Italia, associazione d’ispirazione scautistica vicina al Partito Comunista, nata dall’unione di tanti gruppi spontanei formatisi in tutto il paese, su iniziativa di genitori e ragazzi, dopo la Liberazione.

Fortemente osteggiata dai cattolici, l’Associazione Pionieri d’Italia pubblicava diverse riviste, la più importante delle quali era un giornalino per ragazzi che si chiamava Pioniere. Fondato nel ’50 e diretto da Rodari insieme alla giornalista Dina Rinaldi, pubblicava fumetti, storie illustrate, giochi, suggerimenti per attività da fare all’aria aperta e non. Usciva ogni settimana e veniva distribuito nelle Case del Popolo e nelle sezioni ma soprattutto a mano, talvolta casa per casa, da una capillare rete di volontari, i “diffusori”.

(fonte: ilpioniere.org)

Rodari, che all’epoca aveva trent’anni (appena trent’anni, per i parametri attuali), aveva già lavorato come maestro e, prima del Pioniere, arrivava da un’esperienza come curatore della rubrica La domenica dei piccoli del quotidiano l’Unità (gliel’avevano affidata proprio perché l’unico della redazione milanese ad aver lavorato coi bambini).

Oltre ai tanti giornali per ragazzi che uscivano in quegli anni — un’offerta che fa impallidire quella odierna —, come il Corriere dei Piccoli e il Giornalino, il diretto concorrente del Pioniere era il Vittorioso, d’impronta cattolica e distribuito soprattutto nelle parrocchie e negli oratori, le stesse parrocchie e oratori in cui si bruciavano, letteralmente, le copie del Manuale e i numeri del giornalino (qua, in un post e tra i commenti, si trovano un po’ di suggestive descrizioni dell’atmosfera che c’era).

(fonte: ilpioniere.org)

«Le settarie e furibonde campagne da Guerra Santa che accolsero l’uscita del settimanale il Pioniere bruciato sulla pubblica piazza di… Meglio non dirlo. Fiamme passate, acqua passata», scrisse qualche anno più tardi Rodari, che rimase a dirigere la testata fino al ’53, quando lasciò l’incarico per fondare il giornale nazionale della FGCI.
Rinaldi invece restò fino al ’62, quando il settimanale chiuse prima di ritornare, a partire dal ’63 come supplemento dell’Unità, col titolo di Il Pioniere, per poi “restringersi” sempre di più e passare, nel ’68, al mensile femminista Noi donne dove, dal ’70 al ’74, diventò un’unica pagina intitolata La pagina dei bambini.

Nella memoria dei ragazzini di oggi ovviamente non c’è traccia del Pioniere. E neppure in quella dei trenta-quarantenni. Eppure alcuni dei personaggi usciti da quelle pagine sono entrati nella storia del fumetto: Chiodino, Cipollino (inventato dallo stesso Rodari), Buffalo Bill, Atomino, Pomodoro…
Per chi volesse scoprire (o, i nostalgici, ritrovare) tutti i numeri del giornalino, qualche anno fa è stato digitalizzato e messo online da Carlo Zaia l’intero archivio.

All’indirizzo ilpioniere.org si possono infatti scaricare in formato pdf tutte le uscite, dal ’50 al ’74, e in più anche le riviste che hanno fatto da apripista al Pioniere.
Un patrimonio immenso, frutto di ricerche tra collezioni personali e archivi storici di tutta Italia.

(fonte: ilpioniere.org)