La prima volta che ho conosciuto Andrea Montorio è stato durante un incontro organizzato dallo IUAV di Venezia. Andrea, che è il co-fondatore di Promemoria, un’azienda torinese che lavora sugli archivi storici delle aziende, delle istituzioni e dei grandi marchi per trasformarli in “strumenti di innovazione strategica e culturale”, era lì per partecipare a un discussione su archivi e storytelling, e il suo fu un intervento molto affascinante. Ma la cosa più interessante — perlomeno per me, fissato sia con gli archivi che con le riviste indipendenti — successe dopo. Mentre entrambi cercavamo di raggiungere un buffet per mettere qualcosa sotto ai denti, Andrea mi parlò della sua idea di realizzare un magazine.

Da quell’incontro (per la cronaca, presi dal chiacchierare, non siamo poi riusciti a mangiare) sono successe molte cose: Promemoria ha creato una squadra, organizzato riunioni, fatto viaggi, raccolto moltissimo materiale e pochi giorni fa la rivista è diventata realtà, e non poteva che chiamarsi Archivio.

Archivio #1, dicembre 2017
(foto: Frizzifrizzi)

Co-diretta da Matteo Milaneschi e Achille Filipponi dello studio torinese Nationhood, Archivio conta in redazione anche la presenza di Alba Solaro come caporedattrice e di Giandomenico Carpentieri per la veste grafica (Carpentieri insieme a Filipponi è tra i fondatori di una delle migliori piccole case editrici indipendenti italiane, la Yard Press, altro progetto molto legato agli archivi), ed è uscito con un primo numero di grande formato, che ruota internamente attorno al tema della sfida.

La maggior parte dei contenuti — che spaziano dalle sottoculture russe al boom economico milanese degli anni ’50 e ’60, passando per i disegni di ragazzi che Pasolini realizzava nel dopoguerra, le feste e le performance fiorentine negli anni ’80 durante Pitti Trend, le foto di Anna Piaggi negli anni ’80 e ’90, l’estetica del regista Lucio Fulci — sono frutto di ricerche d’archivio e tra le ultime pagine del magazine ci sono infatti le schede dei luoghi in cui sono stati recuperati i documenti: l’Archivio dell’Accademia delle Scienze di Torino, quello del Museo Nazionale del Cinema, sempre a Torino, l’Archivio Storico Ricordi di Milano, quello della Triennale, quello del Gabinetto Viesseux, a Firenze, e così via.

Archivio #1, dicembre 2017
(foto: Frizzifrizzi)

Etichettare Archivio non è semplice. È una rivista di storia? di costume? d’arte? Forse quest’ultima è la categoria migliore per definire la rivista, anche perché, come scrivono i fondatori nell’editoriale che apre il primo numero, «archiviare è un’arte — e infatti l’arte ha resto l’archiviare una delle sua grandi ossessioni, quasi un nuovo genere a sé, un meraviglioso memory game di artefatti preservati con cura».

Ma gli archivi raccontano soprattutto storie. Storie personali e storie collettive, preservate dalla minaccia del tempo che passa e cancella per essere tirate fuori di nuovo, quando occorre. Archivio che si può acquistare online e in alcuni selezionati punti vendita, ne racconta di bellissime.

Archivio #1, dicembre 2017
(foto: Frizzifrizzi)

Archivio #1, dicembre 2017
(foto: Frizzifrizzi)

Archivio #1, dicembre 2017
(foto: Frizzifrizzi)

Archivio #1, dicembre 2017
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Archivio #1, dicembre 2017
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Archivio #1, dicembre 2017
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Archivio #1, dicembre 2017
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Archivio #1, dicembre 2017
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Archivio #1, dicembre 2017
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Archivio #1, dicembre 2017
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Archivio #1, dicembre 2017
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