Quello di soglia è un fenomeno (e un concetto) affascinante.
Treccani lo definisce così: «il valore che un determinato agente o una determinata grandezza deve raggiungere perché si produca un certo fenomeno».

La soglia è un punto invisibile, ma (talvolta) misurabile, oltre il quale succede qualcosa. Perdere l’equilibrio, esaurire le limitate scorte di pazienza del proprio partner, finire irrimediabilmente attratti da un buco nero, passare dal lavorare duramente all’avere una dipendenza dal lavoro, mandare in stallo un aereo, essere appena brilli e poi ritrovarsi ubriachi fradici dopo aver bevuto solo un sorso in più: sono tutte cose che capitano quando si supera una soglia.

Durante tutto il corso della nostra vita impariamo e continuiamo a testare nuove soglie: dalle più innocenti alle più pericolose, da quelle fisiche a quelle psicologiche e sociali, spinti dalla sempre rinnovata meraviglia nel constatare quanto sia difficile capire quale sia il punto esatto, il momento dopo il quale si passa dallo stato A allo stato B.
Come con le calamite: c’è un gigantesco spazio in cui non succede nulla, poi il campo di forza comincia a far presa e, alla fine, clang, quell’infinitesimo pezzettino che fa la differenza. Una metafora della vita.

A mostrare le soglie nascoste nella nostra vita quotidiana c’è un video, realizzato dal filmmaker giapponese Daihei Shibata per un programma tv educativo: si intitola Unendurable line e mette assieme piccoli gesti e fenomeni fisici con i relativi grafici in cui la soglia è segnata con una linea rossa, il tutto accompagnato da un fantastico coro come tema musicale.