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Anxy #2 – Workaholism

Il secondo numero della rivista Anxy è dedicato alla sindrome da dipendenza dal lavoro

L’alone azzurro dello schermo a illuminare il buio con le notifiche di Messenger o Whatsapp. Leggere e rispondere alle mail alle due di notte, dal letto, mentre accanto a te qualcuno sta già dormendo. Fatture inviate o ricevute alle cinque del mattino. Il compleanno del proprio pargolo passato con l’auricolare all’orecchio per non perdere la chiamata importante. La vibrazione che interrompe una chiacchierata in famiglia all’ora di cena. Tua figlia che si sbraccia per richiamare la tua attenzione dallo scivolo e tu non te ne accorgi perché stai revisionando le bozze, seduto su una panchina. Controllare i like su un post mentre sei in coda al supermercato. Destreggiarsi tra Dropbox, iCloud e WeTranfer per inviare i file esecutivi durante un viaggio in metro.

Chi lavora in proprio o ha una professione che si porta dietro molte responsabilità è abituato a scenari del genere. È la cosiddetta cultura 24/7 — sempre attivo, sempre pronto, sempre disponibile — che le nuove tecnologie, l’economia di mercato e l’istinto di sopravvivenza ci hanno modellato attorno, al punto che sottrarsi al flusso ininterrotto di azioni e reazioni necessarie per restare in gioco presuppone un tenace atto di resistenza, preceduto da uno, ancora più tormentato, di consapevolezza: «per cosa sto lavorando? Per me, per la mia famiglia, per il mio futuro, per i miei sogni? Come mi fa sentire, il lavoro?»

Come per tutte le dipendenze, anche quella dal lavoro va innanzitutto riconosciuta, prima di ammettere di esserne vittima. E non è facile riconoscerla, soprattutto se la società in cui viviamo la considera un valore e non un problema.
Dire workaholic fa più “curriculum” ma basta la traduzione italiana per scoprire le carte: sindrome da dipendenza dal lavoro. Non è una medaglietta di merito da appendere alla bio del proprio profilo twitter ma un disturbo ossessivo-compulsivo.

«Quand’è che il duro lavoro degenera in qualcosa che dà assuefazione, che ci controlla, che è pericoloso? Perché lavoriamo così duramente? Per alcuni lo scopo è realizzare qualcosa, costruire un futuro. Ma talvolta il lavoro è anche una scusa per evitare di pensare ad altro. Qual è, quindi, il vero costo del vivere in quella zona di confine che c’è tra lavoro e dipendenza dal lavoro?».

Parte da questi interrogativi il secondo numero di Anxy, rivista indipendente nata pochi mesi fa e dedicata allo spinoso tema della salute mentale.

Anxy #2 – Workaholism

Affrontando ogni tema attraverso interviste, approfondimenti e reportage, e utilizzando il linguaggio e l’estetica di una rivista di arte e cultura, Anxy dedica ciascuna uscita a un disturbo differente. Il secondo numero, in uscita nel gennaio 2018 ma messo in pre-vendita in questi giorni con una campagna su Kickstarter, ruota appunto attorno alla dipendenza da lavoro.

Si parla di una città che non dorme mai come Las Vegas, di uberizzazione del lavoro, di migranti, di ambizioni, sindrome da burnout.

Anxy #2 – Workaholism
Anxy #2 – Workaholism

Anxy #2 – Workaholism
Anxy #2 – Workaholism
co-fondatore e direttore
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