Quando tornavano dai loro viaggi, gli esploratori dei secoli passati avevano i taccuini pieni di appunti, disegni, mappe, storie, teorie. Alcuni partivano con uno scopo ben preciso. Altri semplicemente si imbarcavano, salivano su un treno o si incamminavano, e poi è solo durante il percorso che capivano cos’è che stavano cercando. Altri ancora raccoglievano tutto ciò che riuscivano a trovare attorno e dentro di loro, per poi dare un ordine al caos una volta tornati a casa, ricomponendo un puzzle di impressioni, osservazioni, indizi.

Teodora Malavenda e Arianna Angeloni sapevano già cosa volevano provare a raccontare: quella specie di grande lago blu sul quale per millenni sono transitati popoli, sono nati dei e leggende, sono state scritte storie e canzoni, scambiate merci, combattute guerre. Quella specie di grande lago blu è il Mediterraneo, tanto familiare eppure altrettanto sconosciuto. Sulla maggior parte delle mappe, se la terraferma è un intrico di nomi, strade, fiumi, montagne e confini, il mare sul quale si sono affacciate alcune tra le più grandi civiltà del passato — fenici, egizi, greci, romani, ottomani — è una semplice distesa piatta.

Maps #3, 2017

Teodora e Arianna il Mediterraneo hanno provato a mapparlo attraverso il linguaggio che conoscono meglio, quello della fotografia, e due anni fa hanno lanciato una piccola rivista autoprodotta, Maps Magazine, che in tre uscite ha ospitato tanti artisti emergenti insieme ai loro progetti, tutti in qualche modo legati al Mare Nostrum.

Mentre la prima uscita era dedicata allo sviluppo urbano e la seconda alle connessioni, la terza — che si può sfogliare online, trovare in alcune librerie oppure ordinare qui — ha come tema proprio l’esplorazione.

Maps #3, 2017

Alla ricerca del pensiero meridiano di cui parlava Camus (quel modo specifico di elaborare la storia e vivere la cultura, il tempo e lo spazio, tipica dei popoli mediterranei) o inseguendo la storia di una coppia disfunzionale in villaggio turco; presentando un progetto sulle migrazioni o raccontando un matrimonio sudanese; mettendosi sulle tracce di un proprio antenato o raccogliendo materiali e visitando i luoghi della ‘ndrangheta; fino alla riscoperta della propria perduta infanzia: tutti gli artisti ospitati in Maps #3 si sono immersi idealmente nel Mediterraneo, uscendone fuori col materiale che più li rappresentava, donando a noi lettori tessere di un intricato mosaico che poi sta a noi ricostruire.

Come per gli avventurieri, tuttavia, prima o poi arriva il momento di tornare a casa. E apprendo con grande dispiacere che il viaggio di Maps Magazine si conclude qui. Questo terzo numero è infatti l’ultimo.
Ogni esplorazione, però, anche quando si conclude, ne prelude un’altra: geografica, culturale, sociale, sentimentale, interiore… — la forma non ha importanza. Teniamo dunque d’occhio Teodora, Arianna e tutti i fotografi che hanno partecipato alle tre uscite di Maps.

Maps #3, 2017

Maps #3, 2017

Maps #3, 2017

Maps #3, 2017

Maps #3, 2017

Maps #3, 2017

Maps #3, 2017

Maps #3, 2017

Maps #3, 2017

Maps #3, 2017

Maps #3, 2017

Maps #3, 2017

Maps #3, 2017

Maps #3, 2017