Dall’ultima volta in cui ho scritto di ceramiche (cioè questa) sono diventato un fan accanito di The great pottery throw down, un reality show inglese sui ceramisti, prodotto dalla BBC2, accolto entusiasticamente dal Guardian, e trasmesso in Italia da Sky con l’orrendo titolo di Ceramicando.

Non guardo molti reality, non guardo molta tv in generale, ma The great pottery throw down è — citando altri celebri sudditi di Sua Maestà — “qualcosa di completamente diverso”. C’è la provincia inglese, ci sono le mani al lavoro, c’è un’atmosfera tranquilla ai limiti dell’idilliaco, c’è uno dei giudici che si commuove continuamente, ci sono i concorrenti con cui vorresti andarti a bere una birra al pub dopo lo show (e uno degli ingredienti fondamentali del programma è l’ellissi narrativa che ti porta a immaginare proprio tutto ciò che c’è attorno a quel che succede a giudici, partecipanti e conduttrice davanti alle telecamere: quel che fanno la mattina, a colazione, o quando tornano a casa dalla famiglia, o appunto la birretta al pub).

(foto: Giorgio di Palma)

Un’altra cosa che esce fuori prepotentemente da ogni episodio è che la ceramica unisce: non importa di dove sei, quanti anni hai, che fai nella vita oppure chi voti. È come se la creta fosse un elemento primordiale (e in fondo lo è), manipolando il quale ti sintonizzi su una frequenza ben specifica, che ti mette in armonia con chiunque altro faccia quel lavoro o porti avanti quella passione.

Questo stesso spirito emerge anche dal diario di un ceramista italiano, Giorgio di Palma.
Classe 1981, di Palma viene da Grottaglie, in Puglia, ed è un autodidatta (di lui abbiamo già parlato qualche anno fa per le sue Ceramiche di cui non c’era bisogno).

(foto: Giorgio di Palma)

Di recente l’ICMEA — acronimo che sta per International Ceramic Magazine Editors Association — l’ha selezionato come uno dei migliori artisti emergenti della ceramica, premiandolo con il Fule Prize, una residenza a Fuping, in Cina, uno dei più importanti centri della ceramica dell’intero continente asiatico.

Quest’esperienza Giorgio di Palma l’ha raccontata appunto in un diario, pubblicato online, che si apre con biglietto aereo e passaporto e si chiude con un video, questo qua sotto, messo online pochi giorni fa.

Il racconto — che vale la pena leggere dall’inizio alla fine — probabilmente diventerà anche un libro, come lo è già diventato il precedente 29 giorni – diario di un ceramista.

(foto: Giorgio di Palma)

(foto: Giorgio di Palma)

Giorgio di Palma è quello a sinistra
(foto: Giorgio di Palma)

(foto: Giorgio di Palma)

(foto: Giorgio di Palma)

(foto: Giorgio di Palma)