Ci camminiamo sopra, li troviamo sulle facciate delle case, sui muri di un bagno, più o meno nascosti nei graffiti che colorano le periferie.
Sono sulle carte da parati, sugli scalini di un palazzo e, se lo guardiamo dal punto di vista giusto, pure sul palazzo stesso.
Sono sui sedili della metro e quelli dei bus. Sulle saracinesche dei negozi, nelle vetrine, sui tombini, sopra i tetti.

I pattern sono ovunque — citando per la seconda volta lo scrittore americano Chuck Palahniuk: there are only patterns, patterns on top of patterns, patterns that affect other patterns. Patterns hidden by patterns. Patterns within patterns.

Deve pensarla allo stesso modo anche Miriam Ibanez, fashion designer di base a Londra che è talmente attratta dai motivi che si ripetono da collezionare tutti quelli che trova — e ci vuole un buon occhio perché molti di essi sanno nascondersi bene.

Ibanez è la curatrice di un sito che porta l’indovinatissimo nome di repeatrepeatrepeat, che ha fondato nel 2010 e dove ha raccolto centinaia e centinaia di “esemplari”. L’archivio si ferma al 2014 però la designer ha continuato la sua caccia su Instagram e sul suo @rrreeepppeeeaaattt, aggiornato quasi quotidianamente, ci sono oltre 1000 immagini.