Tesori d’archivio: Labeltime, su Instagram raccolgono le etichette degli abiti vintage

Narra la storia della moda (e quella del marketing) che il primo ad applicare un etichetta col proprio nome all’interno di un capo di abbigliamento fu Charles Frederick Worth, stilista inglese che fece fortuna a Parigi, aprendo, nel 1858, una boutique al n°7 di rue de la Paix. Worth, dopotutto, viene convenzionalmente considerato come il primo, vero stilista “moderno”, colui che gettò le basi di quella che sarebbe poi diventata la celebre haute couture francese. Uno stilista-artista, capace di rendere desiderabile qualsiasi cosa avesse la sua firma attaccata sopra, ma anche un grande uomo di marketing, che di fatto inventò anche i fashion show, organizzando sfilate con le indossatrici e intuendo le potenzialità di presentare i modelli prima della stagione per la quale erano stati pensati e confezionati (format che ha funzionato per un secolo e mezzo e solo oggi sta iniziando a essere messo in discussione).

Da Worth in poi è davvero impossibile quantificare quanti marchi siano nati e “morti” in questi 150 anni. Quel che è certo è che il periodo in cui le etichette raggiunsero il loro massimo splendore — in quanto a dimensioni, fantasie, colori e assurdità dei nomi — è quello che va dagli anni ’80 ai primi anni ’90, quando vennero cioè confezionati i capi che oggi troviamo sulle bancarelle dell’usato e nei negozi di vintage, diventati territori di “caccia all’etichetta” per un account Instagram che da tre anni a questa parte sta riscuotendo un ottimo successo: @labeltime.

Fondato da Dana Cohen, un’appassionata di vintage, labeltime pubblica semplicemente foto di etichette trovate dalla fondatrice nei negozi dell’usato o da inviate da altri cultori delle “fashion label”.
Tra le oltre 600 immagini pubblicate finora, sono tanti, tantissimi i marchi che non esistono più e che hanno lasciato poche tracce (o nessuna traccia) nel mondo della moda, ma ci sono anche alcune versioni d’annata di brand più conosciuti.
Al netto dei capi su cui sono attaccate, comunque, a livello grafico ci sono delle vere chicche.

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