(foto: @lonelychairs)
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Le sedie abbandonate di Barcellona

Ci sono sedie per piccoli e sedie per grandi. Ci sono sedie di coppia. Sedie teneramente abbracciate e addirittura sedie che si esibiscono senza vergogna in un 69 sulla pubblica via (per chi poi volesse approfondire sul tema “sedie che fanno sesso”, ecco qua un libro).
Ci sono sedie per gente senza culo. Sedie tra le frasche. Sedie al freddo e sedie al buio. Sedie che non sono sedie ma che in fondo in fondo un po’ ci si sentono.
Ci sono sedie ottimiste e sedie che nonostante tutto hanno saputo conservare una certa altera signorilità. Ci sono sedie addormentate, comodamente sdraiate a guardare il cielo. E sedie precarie, a un passo dal crollo. Sedie storpie. Sedie talmente sciupate da essere ridotte a uno scheletro. Sedie stanche, sfinite, che cercano sostegno in un muro amico. Sedie ubriache e barcollanti. Sedie che s’arrendono, sventolando bandiera bianca, e sedie che sono già cadute giù, senza speranza.
Di alcune non è rimasta che una traccia, di altre solo l’idea, il ricordo disegnato sul cemento.

Sono tutte raccolte su Lonely Chairs, profilo Instagram curato da Trineo, uno studio di design spagnolo.
Provenienti perlopiù da Barcellona (ma all’iniziativa hanno cominciato a partecipare anche altri, inviando foto da diverse città), le sedie solitarie, abbandonate per strada, sul marciapiede, accanto a cassonetti, portoni e cancelli, sono una realtà di molte zone di periferia — tra cui la mia Bologna, dove è comune girare per cercare qualcosa che sia ancora utilizzabile o recuperabile; a casa mia, ad esempio, di sedie “trovatelle” ce ne sono tre.

Tolto il tocco surreale e il voyeurismo da designer — cugino della sindrome, tanto in voga, da cacciatore di font — resta un parallelismo, facile facile ma non per questo meno amaro, con gli esseri umani, pure loro abbandonati, che abitano le stesse strade.

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