La galassia della cover

Ti sarà capitato, in quanto amico, figlio, nipote, studente, dj alla festa di laurea o alla serata al circoletto, avventore occasionale di negozio di dischi (ma pure panetteria, edicola, fioraio, autofficina, bar shabby chic con barista carina e provolone che ci prova davanti al bancone), ti sarà capitato, dicevo, di sentire qualcuno uscirsene fuori con «ah, che bella Hallelujah, è il mio pezzo preferito» e subito dopo—in base al luogo in cui ci si trova, all’età, al grado di parentela, amicizia o semplice conoscenza—una tra le seguenti alternative: «la canto sempre sotto la doccia»; «ogni volta mi sciolgo in lacrime»; «ah, la sua voce, la sua voce…»; «vorrei la suonassero al mio funerale, segnatelo!».

Il problema, con Hallelujah come pure con decine di altri pezzi che negli anni sono stati coverizzati (talvolta stravolti) da svariati musicisti e band, è che a un certo punto ti aspetti che venga fuori pure l’autore.
L’Hallelujah di chi, di grazia? Chi devo portare a ‘sto funerale, Leonard Cohen o Jeff Buckley (per citare, poi, solo l’originale e la cover più celebre, e bella). Ché poi capita pure che la cover parta da un’altra cover invece che dall’originale.

Non parliamo poi di canzoni come Always on my mind (55 cover in 44 anni, l’originale, quasi sconosciuta, era di Gwen McRae ma sono molto più celebri le versioni di Elvis, dei Pet Shop Boys e di Michael Bublé).
O All along the watchtower che, nonostante sia uscita fuori dall’inimitabile penna e dall’altrettanto peculiare voce di Bob Dylan, nell’immaginario collettivo è incisa indelebilmente nella versione elettrica di Jimi Hendrix, che ha superato l’originale e le altre 43 cover prodotte da allora.

Per riordinare un po’ le idee ecco però un bel mini-sito realizzato dallo studio svizzero Interactive Things, Galaxy of covers, che traduce in infografiche e trasforma 50 tra i più celebri pezzi coverizzati di sempre in galassie in cui l’originale sta al centro e i pianeti tutt’attorno rappresentano le varie versioni e in base alle caratteristiche del pianeta (orbita, colore, grandezza, angolazione, pulsazione e forma) si può capire la distanza temporale dall’originale, il genere musicale, la popolarità ottenuta, la valenza positiva o negativa, il ritmo, la variazione dal testo originale.
Peccato solo che non ci siano i link che rimandino ai file audio e video, per fare un raffronto senza buttarsi in mille ricerche.

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