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Elisa Talentino, “Anita Berber”

Elisa Talentino racconta Berlino sotto ai portici di Torino

Detta così, come da titolo, Talentino-Berlino-Torino, con tutti quegli -ino, sembra uno scioglilingua. E devo averglielo pure detto, a Elisa, quando ci siamo incontrati l’ultima volta, circa un mese fa, in occasione del workshop che ha tenuto durante il BilBOlbul. Eravamo all’inaugurazione della mostra coi lavori creati durante il laboratorio e lei—dopo aver snocciolato da brava flâneur un elenco di vie dai nomi buffi e avermi raccontato di come nascono alcuni suoi lavori—era praticamente con la valigia in mano, pronta a tornarsene nella sua Torino per ultimare le tavole di quella che, disse, sarebbe stata una mostra en plein air.

La mostra di cui parlava, intitolata Torino-Berlino: viaggio fronte/retro e organizzata dal Goethe Institut nell’ambito del programma Torino incontra Berlino, è questa qua, ed è il risultato di uno scambio culturale tra le due città e di una doppia residenza grazie alla quale Elisa è volata a Berlino mentre l’artista tedesca Nadia Budde è stata ospitata a Torino per poi raccontare entrambe, ciascuna col proprio stile e la propria poetica, il luogo visitato attraverso una serie di opere—stampate appunto fronte e retro—esposte dal 1° dicembre e fino al 15 gennaio prossimo sotto i portici torinesi.

le opere di Elisa sotto i portici di Torino
le opere di Elisa sotto i portici di Torino

Chi già conosce Elisa Talentino e il suo lavoro sa che, sia umanamente che artisticamente, lei è solita tenersi a distanza di sicurezza da stereotipi e letture superficiali. Per usare una metafora: Elisa adora “immergersi” nei posti, andando a esplorare anche (e soprattutto) ciò che non è visibile.
«Vivere in un luogo significa assorbirne la carica, le atmosfere, significa mutare parti di noi», racconta. Come una spugna, aggiungo io, capace però di trasformare in qualche modo anche il mondo attorno a sé, anche semplicemente con un atto per metà intellettuale e per metà casuale come la scelta di ciò da cui lasciarsi ispirare.

Perché, col senno di poi, l’Isola dei Pavoni («un tripudio di vanità, uccelli maliziosi che ti si approssimano con fare seducente e aprono le loro eleganti code, come gonne alzate»), la Sala degli Specchi del Monbijòu Theatre («ho pensato che se avessi camminato troppo vicina ai muri avrei rischiato di essere tirata dentro catapultata in uno dei tanti balli che durante il secolo scorso animavano la sala. Specchi come porte verso altri mondi») e un personaggio come Anita Beber («la celebre attrice e ballerina dei cabaret Berlinesi degli anni ’30 che fu oggetto di scandalo perché audace, bisessuale e con dipendenze da alcol e droghe. La mia Anita oggi viene portata a spasso con orgoglio dall’orso simbolo della città») sono “talentiniani” all’ennesima potenza.

dall'altra parte, le opere di Nadia Budde
dall’altra parte, le opere di Nadia Budde
Elisa Talentino, “Peacock island”
Elisa Talentino, “Peacock island”
Elisa Talentino, “Anita Berber”
Elisa Talentino, “Anita Berber”
Elisa Talentino, “Altalena”
Elisa Talentino, “Altalena”
Elisa Talentino, “Focolare”
Elisa Talentino, “Focolare”
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