il logo di Aristortele, una “nottola al cucchiaio”, è opera del disegnatore Pierre Bourrigault

Aristortele: come fare filosofia col cucchiaio

Un sito di ricette filosofiche, dai Kantucci al Semi-freud peccaminoso

Venerdì scorso, in una Venezia umida, bollente e accecante, dopo qualche chilometro macinato tra calle e ponti e vicoli e canali, lo zaino in spalla e litri di sudore versati, arrivo allo IUAV per una colazione all’aperto, pensata per alleviare la fatica e sollevare lo spirito dopo qualcosa come 24h di dibattiti, discussioni, filmati, performance…

Lì, sotto agli alberi e in mezzo al cortile, c’è una tavola imbandita di dolci e due ragazzi — Maddalena Borsato e Jacopo Giacomoni — che col sorriso in faccia dispensano leccornie cercando di star dietro a tutti quelli che, stupiti, chiedono lumi sui nomi di quelle dolci meraviglie che di lì a poco ingurgiteranno.
È la prima volta, in effetti, che al sottoscritto (sgocciolante) e agli altri sudati presenti capita di mangiare dei Philosopher’s Scones, da farcire con qualche colorata marmellatina. Per non parlare dei Marxmallows, addirittura accompagnati da un volantino con su riportato il Manifesto del pasticcere comunista.

Maddalena e Jacopo, laureati di filosofia, sono i fondatori di Aristortele, un sito di ricette e riflessioni filosofiche. Tra giochi di parole — Kantucci, Semi-Freud, il wittgensteiniano Crostatus — e dolci gustosi si ride molto ma ciò non significa che Aristortele sia un progetto puramente goliardico e irrispettoso nei confronti della filosofia: tutt’altro! Chi la filosofia già la… mastica (perdonami il gioco di parole) troverà “pane per i suoi denti” (ok, di nuovo) mentre per i profani sarà un modo per entrare, in maniera accessibile ma per niente superficiale, nella storia del pensiero filosofico.

Per saperne di più mi faccio raccontare da Maddalena com’è nato il progetto e quali sono i loro piani per il futuro.

* * *

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L’idea di Aristortele com’è nata?
Qualcosa del tipo afoso pomeriggio d’estate, chiacchiere tra amici, “che ce ne facciamo dei nostri studi di filosofia?”, “trasformiamoli in ricette!”?

Diciamo che, sì, è cominciata un po’ per gioco, in realtà in un freddo pomeriggio di gennaio, ma più come un modo per non abbandonare i nostri studi, seppur in maniera un po’ goliardica.
L’idea nasce dalla strada che ho preso io e della mia voglia di non “dimenticare la filosofia”.
Io da un paio d’anni faccio la pasticcera, mi sono lanciata in questo mondo difficile e l’idea di una pasticceria filosofica mi ha sempre intrigato, ma avevo bisogno di Jacopo per realizzarla.

Come mai da Treviso sei finita a Palermo, facendo quindi il percorso inverso rispetto a quel che capita di solito?

Ho pensato di andare al cuore della pasticceria. Ho un amore profondo per la Sicilia e per la pasticceria siciliana, ho trovato un bando del ministero del lavoro e ho fatto domanda per una delle migliori pasticcerie dell’Isola. Per molti sono risultata una pazza, io ho imparato moltissimo ed è stato un anno davvero ricco.
Io dico sempre: la Sicilia sta alla pasticceria come la Germania (dove ho studiato gli anni scorsi) sta alla filosofia.

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Torniamo ad Artistotele.
Nasce prima la ricetta, a cui poi abbinate un filosofo, o viceversa?

Dipende, diciamo che stiamo cercando di mantenere un ordine per quanto riguarda i dolci, ovvero proporre sempre ricette molto diverse. Inizialmente era la ricetta che io proponevo a ispirare poi il filosofo o la corrente o il pensiero specifico.
Poi la filosofia e i nomi che trovavamo, e anche l’idea che ogni ricetta potesse essere scritta in un determinato genere filosofico hanno preso il sopravvento.

Che intendi quando dici che la ricetta può essere scritta in un determinato genere filosofico?

Non intendo propriamente la ricetta, quanto il post che a ogni ricetta è abbinato. Abbiamo scritto inizialmente il Crostatus e lì era proprio la ricetta che è stata scritta come il Tractatus di wittgenstein. Nel Semifreud abbiamo scritto il post come se fosse l’interpretazione psicanalitica di un sogno, i Kantucci hanno la suddivisione nei giudizi della Critica della ragion pura, i Marxmallows che usciranno domani sono scritti a manifesto, i Philosopher’s scones vorremmo scriverli come se fossero un trattato di alchimia antico, poi stiamo pensando a un dialogo platonico, a dei pensée per parlare di Pascal…

il “Semi-Freud Peccaminoso” la foto è di Matteo de Mayda, che fotografa tutti i piatti realizzati da Maddalena
il “Semi-Freud Peccaminoso”
la foto è di Matteo de Mayda, che fotografa tutti i piatti realizzati da Maddalena

Giocate molto sui nomi.

Decisamente. Molto è nato anche da lì. Ormai è diventato un vero e proprio passatempo per molti ex-colleghi di filosofia cercare nomi che si adattino a ricette di pasticceria.
E poi è un modo per catturare l’attenzione e per divertirci allo stesso tempo. Abbiamo un’ironia tutta nostra che penso ci contraddistingua. E mi pare che in ogni caso nei post poi cerchiamo di scrivere pensieri sensati e non rimanere per forza soltanto umoristici.

Infatti tirate fuori intuizioni molto interessanti. Ad esempio nella prima ricetta, quella che citavi prima, il wittgensteiniano Crostatus, scrivete che “la ricetta è la descrizione di un ideale irrealizzabile” e che “quando cuciniamo assomigliamo piuttosto a degli improvvisatori, a dei jazzisti: abbiamo un canovaccio, una struttura – più o meno rigida a seconda dei casi –, che ci guida lungo la nostra performance, ma il resto è affidato alla nostra verve estemporanea”

Grazie! Questa è ancora una volta merito di Jacopo, che è sassofonista jazz. In quella prima ricetta cercavamo di giustificare il binomio profondo che pensiamo esista fra filosofia e pasticceria, utilizzando proprio la musica per rendere il concetto più chiaro.
Potrebbe sembrare una forzatura ma da buona studiosa di filosofia ho motivato la mia scelta di intraprendere tutt’altra carriera mostrando i punti in comune fra la pasticceria e la filosofia.

testo tratto dal post sulla “Cassata al forno simbolica”
testo tratto dal post sulla “Cassata al forno simbolica”

Qualcosa di simile l’ha scritto John Barth riguardo all’arte: “il «soggetto», se pure c’è, è solo un punto di partenza, come la linea melodica per i jazzisti di rango”.
Avete dei ruoli ben precisi tu e Jacopo all’interno del progetto?

Cerchiamo sempre di lavorare insieme, ma lui, come abbiamo anche scritto nella presentazione, è il filosofo dall’eccellente metabolismo, io la pasticcera hegeliana. Perciò dopo aver trovato l’idea di solito decidiamo come impostare il post e lui lo scrive, io mi occupo della ricetta e la sperimento. Siamo poi molto legati ai nostri collage fatti a mano, mentre le foto sono opera di una bravo fotografo, Matteo de Mayda.
Insomma, Jacopo è la mente io sono le mani.

Immagino abbiate un seguito tra i vostri amici che hanno studiato filosofia. E non solo visto che avete pure una rubrica su una rivista di pasticceria, giusto?

Sì gli amici filosofi apprezzano ma direi che il maggior seguito è tra il pubblico più vasto di amanti della filosofia e della cucina. Da questo gennaio abbiamo iniziato a pubblicare i nostri articoli sulla rivista Pasticceria Internazionale.
L’anno scorso ero a Palermo e sono stata intervistata da un giornalista di quella rivista, ho citato Aristortele ed è cominciata la collaborazione.
Anche se forse una rivista specializzata non è esattamente il giusto mezzo di diffusione dei nostri articoli, che ahimé non riescono ancora a essere così specialistici e professionali per quanto riguarda le ricette.

“Giudizio del Kantuccio sintetico a priori”
“Giudizio del Kantuccio sintetico a priori”

Piccola parentesi: sto ridendo come uno scemo con la ricetta dei Kantucci.
“Cantuccio+vinsanto=lamortesua, vale a dire che l’apoteosi non è contenuta né nel cantuccio né nel vin santo, ma è qualcosa che si raggiunge solo abbinandoli.”

Ah si, lì ci siamo trovati a dover giustificare il giudizio del kantuccio sintetico a priori e quella è la soluzione che Jacopo si è inventato. I kantiani forse storceranno un po’ il naso, ma per noi funziona.

Sul sito ho letto che un piccolo editore vi ha proposto di fare un libro.

Sì, sarebbe molto bello, però le ricette sono ancora troppo poche. Stiamo cercando di incrementare il numero ora che io Jacopo viviamo vicini e abbiamo più possibilità di incontrarci e confrontarci. Penso che un libro di ricette filosofiche potrebbe funzionare.
Così come un catering. Dopo un paio di occasioni, come questa [allo IUAV a Venezia, dove li ho conosciuti, ndr], stiamo pensando che l’idea di un laboratorio con annesso studiolo per la parte teorica potrebbe essere ben accolta: un catering alternativo.

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Vi considerate food blogger?

Non ci piace molto l’idea e il nome a dire la verità. Forse non sappiamo bene che cosa si intenda col fare food blogging. Forse siamo un po’ filosofi-spocchiosi ma “food blogger” è proprio una definizione bruttina.

Ultima domanda, per concludere: il tuo filosofo preferito? E quello di Jacopo?

Io nonostante qualche dubbio devo rispondere Hegel.
Per Jacopo Wittgenstein, anche se dice che è come chiedere qual è la sua parte preferita in una donna.

il logo di Aristortele, una “nottola al cucchiaio”, è opera del disegnatore Pierre Bourrigault
il logo di Aristortele, una “nottola al cucchiaio”, è opera del disegnatore Pierre Bourrigault
co-fondatore e direttore

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