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Intern #3: il magazine degli stagisti parla di scuole e di come dovrebbero aiutarti a entrare nel mondo del lavoro

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Quello degli stage, dell’intanto ti fai le ossa, dei rimborsi spese da fame o inesistenti, del lavoro non pagato vissuto come opportunità o scontato come una condanna è un dibattito che va avanti ininterrottamente da anni: un fuoco che di tanto in tanto divampa per poi tornare a sopirsi senza mai spegnersi del tutto, e quando meno te lo aspetti — una proposta di legge, un emendamento ficcato all’ultimo in un decreto, un fattaccio con tre colonne in cronaca, la lectio magistralis di qualche trombone di successo — rieccolo pronto a esplodere.

L’ultima scintilla, dalle nostre parti, l’ha accesa niente meno che Jovanotti — e ovviamente ciascuno è corso a dir la propria per non restare indietro sull’attività che più regala soddisfazioni e dà un senso alla vita: commentare i fatti del giorno sui social network. Prima infamo quel cretino con la zeppola poi m’indigno o godo per quel che ha detto Salvini, cerco qualcosa di ironico da dire sugli immigrati, fanculo a Eco che mi ha dato dell’imbecille, e così via.

Visto che io Jovanotti non lo ascolto dalla quarta elementare — quando regalai la cassetta di “Jovanotti for president”, che avevo comprato alle fiere, a Martina, che era l’amore della mia vita dell’epoca — paffo oltre, perché non tutti hanno la fortuna di avere un Jovanotti a portata di mano che dica la sua e qualcuno che poi lo ascolti anche. Ad esempio gli inglesi non ce l’hanno, ma in compenso per discutere delle gioie e dei dolori dello stagismo hanno addirittura creato un magazine, che si chiama Intern, è fatto da stagisti e parla di stagisti.

Ne parla con franchezza, in effetti, cercando di diventare una vera piattaforma di discussione e non soltanto un magazine fighetto, con le font ben studiate, le illustrazioni al posto giusto, belle foto, la carta piacevole al tatto come piace ai feticisti.
E dopo due numeri di gran successo ecco che arriva il terzo, che affronta lo scottante tema delle scuole, di come ti preparano — o non ti preparano — al mondo del lavoro (“idealmente”, si dice nella rivista, “dovrebbero essere quelle che ti aiutano a fare un atterraggio morbido”), il tutto assieme a una rassegna di buoni esempi, di ex-stagisti che hanno svoltato e di nuove idee nate da brutte storie.

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