Save the date | Cena Itinerante

Pieghevole Mappa dei posti

Metti una sera a cena, a Faenza, tra cucina, (street) art e spazi incongrui

Penso che possa risultare difficile da credere, ma no, non tutti quelli che mangiano o si occupano di cibo, o mangiano occupandosi di cibo, si stanno concentrando in questo periodo esclusivamente sull’Avvenimento Milanese del Secolo. Quell’accadimento cannibale di attenzione di cui si parla un giorno sì e uno pure, l’apoteosi dello Spirito Alimentare dei Tempi insomma. Senza nulla togliere alla grandiosità potenziale della faccenda, ma lasciandone il sentenziare tutto ai posteri.

Non tutti infatti. E a Faenza, ad esempio c’è il Distretto A. “Quelli del Quartiere ad Alta Densità Artistica”, li chiamano. Quelli che si divertono nel trasformarlo, il quartiere, per una sera all’anno nella sede a cielo aperto di una cena deambulante sempre più ampia anno dopo anno, coinvolgendo i vicini di casa, la città, la regione e chi più ne ha più ne metta. E lo spazio è l’ultimo dei problemi.

Qui si parla di una Cena Itinerante e variamente vagabonda.
“Cena” perché naturalmente si mangia ed è previsto un menù.
“Itinerante” perché il suddetto menù è a tappe, tanto lungo quanto l’elenco dei luoghi coinvolti, oltre 40 quest’anno, e per passare da un piatto all’altro ci si deve alzare da tavola e cambiare commensali e indirizzo (nota di praticità: se si studia un percorso prima e si prenota si vive meglio). Nessuno ha mai compiuto un esplorazione completa della carta fino ad oggi, o è tornato vivo per raccontarlo, narrano.

Pieghevole Menù sulla mappa

Così con la mappa in una mano, il bicchiere ricevuto al punto di distribuzione nell’altra (pensano proprio a tutto questi del Distretto A), ma soprattutto con gli occhi bene aperti perché strada facendo incontri chiunque, procedi nella cena, fai chiacchiere e ti godi anche le mostre e gli spettacoli che sono stati organizzati. Un passatello fritto qui, uno spiedino là, un po’ di cous cous o il gelato al basilico, non ci facciam mancare nulla.

E non meno interessante è la parte che riguarda il Dove Si Mangia. Troppo facile sarebbe se si trattasse solo di osterie o ristoranti. Ma qui vige la legge che la notte è effimera e quindi quello che c’è oggi non ci sarà domani. Cogli l’attimo, e sperimenta spazi inconsueti. Case private, come quella dove i Senegal Boys (il nome racconta tutta la loro storia) servono dal 2012 il loro leggendario cous ­cous, cuochi per una notte e poi basta fino all’anno prossimo. Atelier di ceramica (siamo a Faenza, ricordiamolo) o studi come il Magaze che ospita tra gli altri il Postrivoro e i suoi spiedini Lollipop Dinner. E senza escludere i locali ma solo se rigorosamente si producono in proposte temporanee. E pure la Scuola Elementare di quartiere animata dal Comitato dei Genitori che apre il suo cortile e diventa l’Escola Golosa con crepes e gauffres.

Ognuno, Scuola Pirazzini compresa, riceve e ospita un cuoco (o uno chef che dir si voglia) e possibilmente una cantina. Tra quelli che staranno ai metaforici fornelli anche Franco
Aliberti (con il suo Èvviva).

unnamed

Le danze saranno aperte alle 18,30 con la presentazione pubblica alle 18,30 del murales che lo street artist portoghese Eime ha realizzato in questi giorni proprio sui muri adiacenti la scuola, in qualità di vincitore dell’Urban Art Contest.
In perfetta coerenza con il sostegno che la Cena Itinerante fornisce al Food Revolution Day di Jaime Oliver — lasciatemelo dire finalmente — e al suo progetto di educazione alimentare nelle scuole
Godetevi il video.

Per gli appassionati di battaglie instagrammatiche a colpi di hashtag ecco quelli ufficiali (chi lo avrebbe mai detto, che pure io, babbiona preistorica, mi sarei trovata un giorno a dire cose come questa? Mai dire mai) #cenaitinerante #CIfaenza15 #FoodRevolutionDay. Senza contare gli imprescindibili profili (ditemi che si può dire così) Twitter @distrettoA e Instagram @distrettoa.

QUANDO: 15 maggio 2015
DOVE: Faenza | facebook

editorialista

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altre storie
Tesori d’archivio: una collezione di lattine di birra che copre decenni di storia