SVCF: la tesi di laurea di una giovane graphic designer sul sistema visivo di catalogazione dei farmaci

Cresciuto con l’omeopatia e allergico a parte degli antibiotici, a parte il paracetamolo in caso di febbre alta o quando il mal di testa raggiunge livelli insopportabili, mi curo perlopiù con dosi industriali di miele e propoli, oltre a tutta una serie di tisane che, per la gioia del mio erborista e dell’alchimista che è in me, mi diverto a preparare mescolandi erbe (ma che nessuno oltre a me, in famiglia, si azzarda a bere).

Non conosco i medicinali, non conosco i loro i nomi, soprattutto sono spaventato dal fatto che da questi raramente si possa dedurne lo scopo e l’utilizzo. E quando periodicamente mi ritrovo a “far pulizia” nell’armadietto (sempre pieno oltre ogni immaginazione — ché i pediatri pare proprio non riescano a non scrivere ricette chilometriche colme di rimedi chimici per le semplici, periodiche influenze delle mie due figlie) alla ricerca di confezioni con la data di scadenza ormai raggiunta e sorpassata, non posso che arrendermi all’evidenza: di tutte le scatole colorate e fitte fitte di indicazioni saranno al massimo tre o quattro quelle di cui saprei dire a cosa servono.

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Se aprissimo un qualsiasi “sportello dei medicinali” di una qualunque famiglia italiana, ci troveremmo davanti a un piccolo museo del farmaco, dove della maggior parte dei pezzi esposti si sono persi i dati fondamentali, per esempio a cosa serve.

Parola di Guendalina Fazioli, giovane graphic designer romana che sembra avermi letto (e aver letto a noi tutti) nel cervello e che proprio da questo assunto è partita per realizzare SCVF, la sua tesi di laurea in grafica editoriale focalizzata sul sistema visivo di catalogazione dei farmaci.

Scoperta su Facebook attraverso una comune conoscente — Francesca Ceccarelli, di cui scrissi tempo fa riguardo alla sua, di tesi di laurea — sono rimasto sbalordito dalla semplicità e allo stesso tempo dall’efficacia del progetto di Guendalina, che propone un sistema di icone, di gamme cromatiche, di infografiche e di tipologie di packaging capaci di dare, anche al solo colpo d’occhio, molte più informazioni di quanto non facciano le attuali confezioni dei medicinali.

La tesi (che puoi sfogliare e leggere integralmente qua sotto) è frutto di una lunga e approfondita ricerca, fatta di test su font e leggibilità, analisi dei progetti grafici di alcuni farmaci in commercio, interviste e approfondimenti sulla storia e sulla legislazione in fatto di packaging e fogli illustrativi — i cosiddetti “bugiardini”.

Un ottimo lavoro, quella di Guendalina, che si spera possa arrivare sotto agli occhi di chi si occupa di legiferare in materia, per mostrare come attraverso il design si possa migliorare (se non così, questo è comunque un ottimo punto di partenza) l’interazione tra il medicinale e chi deve prenderlo ma anche quella tra il complesso sitema sanitario nazionale e il povero, spesso disorientato, utente.

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