Edizioni Precarie, quando la carta alimentare diventa un quaderno

Architetto, teatrante di strada, giramondo, Carmela Dacchille è pugliese, ha studiato a Roma, è andata a lavorare in Olanda e poi un giorno, invitata in Sicilia per un matrimonio, ha deciso di fermarsi lì e di non partire più. Quindi si è trasferita a Palermo, in pieno centro storico, dove, dice, si è lasciata sedurre dalla città e ha iniziato a mangiare come si deve. E mangiando ha iniziato pure a collezionare carta, carta alimentare ovviamente.

A quel punto è arrivata l’idea. Farci qualcosa, con tutta quella carta. Usarla per qualcosa che non fosse semplicemente avvolgerci pesce, carne, salumi o formaggi. Usare l’immenso potere della decontestualizzazine e sfruttarne le proprietà — la resistenza, la ruvidezza o la consistenza vellutata che può avere ad esempio la carta oleata — ma pure l’estetica, con tutte quelle stampe che finché le tieni nella borsa della spesa o dentro al frigo neanche te ne accorgi quanto siano belle.
È così che è nato il progetto Edizioni Precarie.

foto: Frizzifrizzi
foto: Frizzifrizzi

La sua prima creazione è stato il CARNEt de Reves, il quaderno dei sogni (non devo starti a spiegare il gioco di parole carne-carnet, giusto?), realizzato al 99% con carta da carnezzeria e un sottilissimo velo (appena l’1%) di carta da torrone.
Dopo il classico “lo regalo agli amici e vediamo se piace” — inutile dire che è piaciuto — Carmela ha iniziato a girare per i mercati della città, mangiando e collezionando materia prima per la sua neonata Edizioni Precarie, lasciando che le ispirazioni dei suoi manufatti arrivassero dalla carta stessa, osservandone l’uso, soppesandone la materialità, carezzandone le superfici, ascoltandone la voce, giocando con i suoni delle parole.

Quando l’ho incontrata, durante lo scorso Salone del Mobile di Milano, la cosa che mi ha colpito di Carmela è che mentre raccontava non la smetteva di toccare quaderni, fogli, campioni, quasi stesse coccolando un gatto, invitandoti a fare altrettanto, a provare, a “sentire”, tirando fuori di tanto in tanto uno dei tanti aneddoti che la frequentazione dei mercati di Palermo ti regala.
Tipo quello dei fratelli Barone, due anziani fratelli che gestiscono insieme una delle ultime rilegatorie di Palermo, vicino al Mercato del Capo: portati a rifilare da loro dei fogli usati per incartare il pesce ecco che uno dei due, con marcato accento palermitano, le dice pressappoco così: «la fanno così spessa perché almeno 50 grammi di pesci te lo tolgono già con la carta».

foto: Frizzifrizzi
foto: Frizzifrizzi

In realtà poi, dopo aver girato per gli alimentari — per provare, per vedere, toccare, sentire — Carmela va a rifornirsi direttamente da chi la carta alimentare la vende: unica cliente pagante che invece di metterci dentro il cibo quella carta la cuce, la taglia, la stampa, la timbra, ci mette dentro persino delle sorprese.

«Questo ha un punto all’interno», mi dice mentre mi mostra una delle sue meraviglie, «un pezzettino estraibile che contiene un racconto che parla del mare e un’illustrazione. I racconti, tutti provenienti dalla tradizione popolare, sono stati scelti da Alberto Nicolino, che a Palermo gestisce una centro di ricerca sulle fiabe».
Le illustrazioni invece sono di Nina Melan, artista milanese che come Carmela è un’emigrata al contrario: da qualche anno è diventata pure lei una palermitana d’adozione e insieme a Carmela ha già condiviso un altro progetto fatto di carta e di sogni, minimondi.

foto: Frizzifrizzi
foto: Frizzifrizzi

Se le chiedi il perché del nome, Edizioni Precarie, ti immagini che Carmela si metta a raccontare di precarietà e di giovani e invece comincia da quell’Edizioni perché, dice, come termine tecnicamente non è corretto perché dopotutto lei fa principalmente quaderni. Però le piaceva particolarmente quella parola — edizioni, ripete, riempiendocisi la bocca — e quindi se l’è presa (sempre con quelle mani lì, immagini: è andata a toccarla, la parola, l’ha assaggiata, l’ha accartocciata, annusata e poi l’ha messa da parte trasformandola in qualcos’altro, cambiando il punto di vista, come fa con le carte, dopotutto, che poi tanta gente mica le riconosce più se le metti dentro a un quaderno, se inviti a scriverci sopra! «Ma che carta meravigliosa? Da dove arriva?», e lei schietta, con gli occhi svelti pronti a fotografare l’ennesima reazione di sorpresa: «viene dal banco del pesce»).

Precarie poi perché tali sono quelle realtà che stanno scomparendo — o, meglio, trasformando, dice Carmela — come ad esempio i mercati tradizionali.
Quel Precarie dunque non sa né di nostalgia né di atto d’accusa. È semplice constatazione, osservazione — come le foto di Silvia Renda, artista siciliana che però ora vive in Spagna, che immortalano il mercato la mattina presto e che accompagnano idealmente i quaderni di Carmela — sguardo antropologico. Alla fine Edizioni Precarie te lo spieghi così: come una sorpresa, che è questione di sguardi e di mani che proprio non riescono a star ferme.

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