Recap | Tutti pazzi 2014

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C’è che sei a Faenza per la seconda edizione di Tutti pazzi in città e nella tua vita in nove mesi pare essere cambiato tutto. Prospettive, preoccupazioni, casa, affetti, speranze, sogni.

C’è tanta gente in piazza. C’è l’azdora con il vestito a fiori e il rossetto aranciato un po’ sbavato. C’è la signorina tanto trucco, tanto tacco e poca stoffa, che però ha la faccia simpatica e le sei solidale per la fatica che fa a camminare senza inciampare su quei ciottoli. C’è la famiglia tornata prima dal mare sfidando la coda in autostrada per assaggiare la pasta con la genovese, li noti perché sono vestiti coordinati a due a due, mamma/figlia, padre/figlio.

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C’è il traditore seriale, che si guarda attorno, ogni tanto torna a lanciare qualche occhiata perfino a te, mentre controlla i bip del telefonino, certamente intento a giurare con eterna devozione che “come te nessuna mai” a quella nuova che sono certa ci cascherà, perché è bravo lui con le parole, anni e anni di allenamento, diamine! Se fosse romagnolo, sarebbe il patacca, ma romagnolo non è. C’è il sindaco in giacca, cravatta, occhialini di metallo e pizzetto, elegante come pochi davanti all’esuberante parmigiano spettinato, ex direttore di sala di ristorante stellato, attualmente aiuto macellaio per lavoro e produttore di vino per passione, ma aspirante casaro.

C’è quello quasi cinquantenne che ti fa i dispetti, ti “tira le treccine”, un po’ come faceva alle elementari con la bimba bionda e carina del banco davanti; tu non sei più bimba da un po’ e manco bionda, però in fondo ti diverte. C’è una gita interessante quanto inaspettata lì su in Appennino a vedere calanchi, borghi e vigne centenarie, guidata da Francesco Bordini, giovane, bravo (dicono il più bravo in circolazione) e paziente enologo. C’è l’immediata confidenza con la talentuosa chef Marianna Vitale. Che era giovane, bella e brava l’amico comune te lo aveva detto, quanto è tosta lo hai capito da sola al primo sguardo che ci hai incrociato.

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C’è che c’è la musica di sottofondo che arriva da chissà dove e il rumore dei tamburi per gli sbandieratori del palio, le voci delle tante persone presenti, le urla dei bimbi che scorrazzano, piazza Nenni in festa; le ciliegie della signora, le ha raccolte dal suo albero e le ha portate per i ragazzi dello staff ma le offre anche a te e — pur non essendo la moretta di Vignola — sono belle e dolci.

C’è Giorgio Melandri, che di Tutti Pazzi è curatore e anima, intento a fare il padrone di casa. I suoi amici e colleghi, mezzo mondo dell’enogastronomia è accorso a Faenza a fare festa, da Adua Villa a Giuseppe Carrus, Riccardo Viscardi, Francesco Abate, Francesco Falcone, Nicola Frasson, Alessandro Bocchetti, Filippo Apollinari e Giulio Bagnale.

C’è il vino sui banchetti del mercato di via Pistocchi, tutte le doc Romagna: Romagna Sangiovese, Romagna Albana e i colli bolognesi e il Pignoletto con Federico Orsi, perché quest’anno più che mai la filiera del vino qui è corta.

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C’è il fuoco acceso, la carne di mora romagnola, nero d’Aspromonte, di Fassona che sfrigola sulla brace nel più ancestrale dei gesti gourmet, un rito che tanto piace ai presenti, che mangiano e osservano i movimenti sicuri del “Mangiafuoco” Ferrini (personaggio noto ai faentini e ormai anche a me), ci sono i ragazzi dello staff in maglia rossa, che faticano, ma paiono divertirsi anche loro. C’è l’associazione dei ristoratori faentini Degusti, il sardo-romagnolo Francesco Lecca, cervello fino come pochi, che orgoglioso mi porta ad assaggiare i suoi formaggi.

C’è il Modena-Parigi (io andata e ritorno perché ne ho bevuti almeno due) vermut francese e amarene di Vignola, di Davide Bellini (Enoteca Astorre). C’è Pietro Piva (giovane attore) che legge i poeti romagnoli e alcuni giovani poeti che invece declamano i loro versi. E poi c’è la cucina delle trattorie e i dolci delle pasticcerie venute da mezza Italia a portare i sapori, gli odori, i colori, le voci delle loro terre e tradizioni in piazza a Faenza.

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C’è La Capanna di Eraclio di Maria Grazia Soncini, arrivata da Codigoro, dal delta del Po, dai suggestivi canali dove la mano dell’uomo lotta costantemente per rubare terre alla furia delle acque e la nebbia ovatta tutto preservandolo dallo scorrere del tempo. “Specialità ittiche di acqua dolce e salata” e quando metti in bocca le sue seppie al nero con polenta bianca sai che non la dimenticherai mai.

C’è il galante Claudio Gargioli di Armando al Pantheon, dall’urbe eterna, che in piazza porta la romanità dentro il panino alla picchiapo’, un bollito che finita la cottura viene ripassato in padella con tanta cipolla bianca, pomodoro e prezzemolo.

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C’è la Dolceria Mazzini di Mauro Gualandi dalle “nebbie e zanzare” di Argenta con i suoi bignè caramellati con le albicocche, che ti aprono il sorriso per quanto sono buoni. C’è La Locandiera di Bernalda dalla lontana Lucania con la sua pasta con crema di ceci e pomodori secchi che da sola meriterebbe tutte le stelle gastronomiche del firmamento. C’è la Locanda Gambero Rosso di S. Piero in Bagno (Forlì), che dall’appennino porta la trippa di bovino in bianco e i passatelli al pomodoro fresco.

C’è la simpatica Benedetta Tiezzi — Pasticceria Gollino, non ricordo più che generazione, che da Vignola porta con sé la Torta Barozzi, tripudio di bontà al cioccolato. C’è la Locanda Manthoné dall’Abruzzo con cacigni selvatici di campagna, fagioli bianchi tondini del Tavo e peperone rosso croccante.

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C’è Marianna Vitale — Ristorante Sud (Quarto, Na) — che riempie la piazza con la sua energia e scalda il cuore con la sua genovese. Il suo Gazpacho guarnito con pesce di diverse consistenze: alici marinate, sgombro arrosto, tartare di palamita e peperoncini verdi di Fiume, mi convince definitivamente che vale la pena di attraversare luoghi dai nomi mitologici come la Montagna spaccata e i Campi Flegrei pur di andare a sedermi alla sua tavola. E c’è Massimo Vitale di Cesenatico con i suoi panettoni estivi.

Infine sapete che c’è? C’è che sono stata meglio di settembre scorso e – vi assicuro – non era per nulla scontato e che sono già pronta a tornare per la terza edizione!

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co-fondatrice e caporedattrice
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