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aroundmorandi – natura morta con pane e limone

Lo straordinario nell’ordinario. Cercarlo è sintomo di curiosità, trovarlo è indice di intelligenza, riuscire a mostrarlo agli altri è un talento del genio. E in questo Giorgio Morandi è stato forse il più grande, con le sue nature morte fatte di oggetti semplicissimi—vasi, ciotole, bottiglie, dipinte utilizzando pochissimi colori (quelli giusti, però). Riuscendo a parlar della vita attraverso quei “cocci” che accumulava ossessivamente nella sua camera-studio dove ha dipinto, da solo, a porta chiusa, davanti a una finestra affacciata su un cortile, per la maggior parte della sua vita.

E quando hai a che fare con un Maestro di questo calibro, riconosciuto a livello mondiale come uno dei più grandi del Novecento, ci sono due vie per celebrarne la grandezza: la prima è quella dello studio critico, della retrospettiva, dell’archivio e del catalogo; la seconda, sicuramente meno lineare e più accidentata, è quella di tracciarne l’eredità, di linkare la vita e l’opera con la contemporaneità, di prendere il “brutto cappotto del Grande Maestro” (nell’intervista scoprirai di chi è la citazione) e di tirarlo verso il presente.

È questa la via che hanno scelto di intraprendere un gruppo di “giovani curiosi”—così si definiscono—di base a Bologna che nel 2011 hanno fondato l’associazione Wonderingstars. Mettendo al centro la luminosissima stella di Giorgio Morandi hanno pensato di girarci attorno, organizzando una quattro-giorni di eventi tra gastronomia, design, racconto e performance che andrà sotto il nome di aroundmorandi – natura morta con pane e limone, che si terrà al MamBO, il museo di arte contemporanea di Bologna, dal 27 al 30 marzo prossimi, in collaborazione con il Museo Morandi e con la presenza di personaggi come Carlo Zucchini, Massimo Bottura dell’Osteria Francescana di Modena, Marzia Corraini dell’omonima casa editrice e Marta Pulini de La Franceschetta 58.

Per saperne di più sono andato a trovare le tre fondatrici di Wonderingstars, Valeria Lombardo, Valentina Misgur e Elena Claudia Munari (a cui si sono aggiunti, dal 2013, Giulia Dolci, Pietro D’Amico e Vincenzo Adinolfi) e le ho intervistate.

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(courtesy: wonderingstars)

Cominciamo dal nome, aroundmorandi. Perché intorno a Morandi?

Valeria: tutto nasce dall’incontro con Carlo Zucchini, che ci ha subito parlato di Morandi in una dimensione “intima”, attraverso aneddoti e storie di famiglia.
Nel 2012, dopo aver organizzato un evento durante Artefiera, per il quale abbiamo lavorato a Casa Morandi proprio con Carlo e con Alessia Masi, una delle curatrici del MamBO, ho portato alla loro attenzione una cosa sulla quale stavo riflettendo da un po’ e cioè che la lezione e l’ispirazione di Morandi sono ancora attualissimi tra molti designer contemporanei e questo ne rende ancora molto attuale la poetica.
Ovviamente molti di quei prodotti di design sono incentrati sulla tavola e da lì ci è venuta l’idea di riproporre una scena intima ispirata alla vita della famiglia dell’artista, anche perché Carlo ci aveva mostrato, tra i documenti del pittore, il ricettario delle sorelle di Morandi.

Ne ho sentito parlare, di questo ricettario, proprio quando sono andato a visitare Casa Morandi. Le ricette sono state tutte scritte dalla mamma e dalle sorelle, giusto?

Valeria: quelle della mamma sono pochissime. L’unica integra è quella esposta. La maggior parte è opera delle sorelle, figure fondamentali nella vita di Giorgio che, da come ce ne ha parlato Carlo Zucchini, in qualche modo “proteggevano” dal mondo esterno.
Quindi, per tornare alla domanda iniziale, around nel senso di intorno alla tavola. Abbiamo scelto l’inglese per avere un termine spendibile anche a livello internazionale visto che comunque Morandi è celebre in tutto il mondo.

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Carlo Zucchini con Massimo Bottura
(courtesy: wonderingstars)

Immagino che intorno si riferisca anche a Morandi uomo e artista visto che ciò che state organizzando non è una mostra di opere ma un evento fatto di molti momenti diversi che in qualche modo “circumnavigano” la sua figura.

Valentina: certo, e se vogliamo si può anche riferire al fatto che la “lezione” di Morandi e la sua poetica continuano a vivere dando nuova ispirazione a designer e artisti. Il concetto è anche di lasciare aperto questo filone perché ci potranno anche essere, un domani, nuovi sviluppi.
Carlo Zucchini, che è un personaggio che dovresti assolutamente intervistare, è rimasto molto affascinato da questo progetto soprattutto perché lui stesso pensa che Morandi non vada “museificato”. L’artista ha piantato dei semi e i semi oggi continuano a germogliare, anche in territori inconsueti.

Valeria: sì, l’importanza dell’opera morandiana tra i suoi contemporanei e la sua influenza tra le generazioni che sono arrivate dopo è inquantificabile. Di recente sono stata alla mostra su Fornasetti, a Milano, e nel catalogo edito da Corraini c’era anche una citazione sulla “lezione zen” di Morandi. È stato curioso trovare questo link tra le opere di due artisti dall’approccio praticamente opposto.

Anche solo pensare a tanti, tantissimi oggetti di design contemporanei e al modo di fotografarli/comunicarli… Impossibile non imbattersi in qualche composizione morandiana.

Elena: credo che questo avvenga anche in maniera inconscia perché ormai nella creazione dello still-life la lezione di Morandi è stata interiorizzata.

Valeria: tra l’altro la natura cosiddetta morta in Morandi in realtà è vivissima.

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(courtesy: wonderingstars)

Torniamo al ricettario. Che tipo di piatti c’erano?

Valentina: le ricette erano scritte a mano quindi io le ho “decodificate” e ri-trascritte una ad una. Ce n’erano di insolite, come ad esempio alcune a base di curry. Due delle tre sorelle di Morandi infatti andarono a fare le maestre nelle colonie italiane e lì scoprirono il curry, che portarono in Italia benché a quei tempi fosse proibito dalle leggi fasciste.
C’è un frammento tratto da un libro del critico e storico d’arte Cesare Brandi in cui lui racconta che, invitato a tavola a casa Morandi, si aspettava di mangiare qualcosa di tipico bolognese e invece si ritrovò con un piatto di riso al curry.

Valeria: la famiglia Morandi aveva tutta una serie di ricette non tradizionali, accompagnate da riti maniacali. Ad esempio ogni volta che arrivava un ospite diverso loro prendevano un servizio di bicchieri diverso e per lo stesso ospite usavano sempre quello, tutte le volte che tornava.
Non c’era verso che chiedessero all’ospite «cosa desidera?», avevano tutto un percorso da seguire: attraverso la forma ti comunicavano qualcosa.
La maniacalità di Morandi nella pittura, il fatto di segnare su dei fogli le posizioni degli oggetti per le sue nature morte o di segnare a terra la posizione dei piedi, da sincronizzare con l’ora del giorno in modo da avere sempre la stessa luce e lo stesso punto di vista quand’era al lavoro su un quadro, non è che venivano dal nulla, ma era lo specchio della maniacalità dell’intera famiglia.
Secondo noi il suo, il loro, era un atteggiamento molto moderno, che teneva in altissima considerazione la sacralità del momento artistico, rendendo straordinari anche gli oggetti ordinari.

Il programma dell’evento come si sviluppa? Come porterete al pubblico tutto questo sistema di informazioni e suggestioni?

Valentina: aroundmorandi durerà quattro giorni e altrettanti saranno i momenti fondamentali.
Il primo l’abbiamo chiamato A taste of Morandi e si terrà giovedì 27 marzo. Inaugureremo la mostra di design e ci sarà una performance durante la quale saranno in scena tre personaggi: il già ampiamente citato Carlo Zucchini, amico di famiglia di Morandi, che farà un’introduzione e poi passerà la parola a un’attrice, Marinella Manicardi, che ha già lavorato in passato sulla figura di Maria Teresa Morandi, una delle sorelle. Lei farà un monologo accompagnata dagli interventi del sound designer Massimo Scamarcio e dal videomapping realizzato da un gruppo di ragazzi di Milano e, Menteplastica. Il tutto si concluderà con una reinterpretazione gastronomica della lezione morandiana a cura del grande Massimo Bottura.

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Carlo Zucchini mostra a Massimo Bottura la collezione di oggetti dell’artista a Casa Morandi
(courtesy: wonderingstars)

E il venerdì?

Valeria: Venerdì 28 marzo aprirà la mostra di oggetti per la tavola ispirati a Morandi.

Elena: si tratta di quattro set che ricreano sotto forma di installazione gli aneddoti che racconterà l’attrice, utilizzando sia alcuni oggetti originali appartenuti a Morandi sia pezzi moderni frutto di una reinterpretazione.
Ognuno di questi set si lega a un colore e un ingrediente, a sua volta legato a un racconto.

Valeria: Sabato mattina invece ci sarà un seminario, che in realtà sarà una chiacchierata “attorno a Morandi” a cui parteciperanno aziende di design ma anche personaggi come Marzia Corraini.

A proposito di Corraini: l’idea di una edizione speciale del ricettario secondo me sarebbe fantastica e credo che proprio Corraini sia l’editore perfetto per farlo.

Valentina: piacerebbe molto anche a noi. Puntiamo davvero molto sul ricettario, pieno com’è di “link” alla vita della famiglia e all’opera dell’artista.

Valeria: ci sono pure molti contenuti originali, inediti, che ha a disposizione Carlo Zucchini e che sono un patrimonio immenso, mai catalogato né editato, come ad esempio delle lettere in cui Morandi parla agli amici della salciccia

Dalle mie parti si dice salciccia!

Valentina: e infatti parla anche del ciauscolo marchigiano, di cui andava matto.

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(courtesy: wonderingstars)

Mi pare di aver capito comunque che Zucchini sia una delle colonne del progetto.

Valeria: senza di lui, la sua autorevolezza, la sua estrema curiosità e la sua apertura mentale probabilmente non saremmo riusciti a farlo.
Ad esempio quando il progetto era appena agli inizi confidai a Carlo che avevamo una certa soggezione nell’affrontare una figura del livello di Giorgio Morandi, una sorta di mostro sacro.
Mi ricordo ancora cosa mi disse Zucchini: «Ah, i mostri sacri… I mostri sacri portano dei cappotti bruttissimi».
Lui è stato capace di darci quella spinta e quella fiducia di cui avevamo bisogno.

So che nel programma c’è anche qualcosa pensato per i bambini, giusto?

Valentina: sì, sabato pomeriggio ci sarà un laboratorio per i bambini a cura del dipartimento educativo del MamBO e dell’associazione Il Tempo Ritrovato (che si occupa di rapporti tra le generazioni) su un’idea di Wonderingstars.
Ci sarà anche lì Carlo Zucchini, che per buona parte della sua vita ha fatto il maestro, che accompagnerà i bambini in una visita al Museo Morandi e che racconterà in maniera “accessibile” la figura del Morandi artista.
Per la parte più laboratoriale invece i bambini sorteggeranno dei titoli di opere morandiane e con gli oggetti che avranno lì a disposizione, forniti da Città del Sole, realizzeranno le loro composizioni su delle piccole tovaglie.
La domenica invece il laboratorio sarà dedicato ai più piccoli, da 5 a 7 anni.
Ci sarà pure una merenda: le ragazze dell’Offelleria Sorelle Fosser stanno progettando una sorta di mini-biscotto-tavola dai colori morandiani su cui appiccicare delle bottigliette di pasta di zucchero.
Inoltre un nutrizionista farà una panoramica, ovviamente in modo giocoso, sulla storia della nutrizione, mettendo insieme il buono, il bello e l’utile.

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(courtesy: wonderingstars)

[Leccandomi le labbra] e i grandi non possono proprio partecipare a questi laboratori?

Valentina: purtroppo no però in compenso sabato sera ci sarà la cena preparata da Marta Pulini [mi fanno vedere lo strepitoso menù che però non posso anticipare, ndr] e che si baserà tutta su una reinterpretazione in chiave contemporanea del famoso ricettario.
E la domenica mattina, a mezzogiorno, a Casa Morandi si terrà un seminario sul colore, ovviamente partendo dalla lezione morandiana.

A proposito di ricette, tu che le hai avute sottomano per un po’ per decifrarle ed editarle e che quindi le conosci ormai bene, hai provato a rifarle a casa?

Valentina: i primi piatti sono un po’ impegnativi per i nostri gusti contemporanei e necessitano di lunghe lavorazioni. Inoltre ci sono anche ingredienti che oggi si usano poco o per niente.
Pensa che in diverse ricette ci sono pure i prezzi delle materie prime tipo tot centesimi di zucchero vanigliato… Alcune dosi sono date in denaro invece che a peso, soprattutto per i dolci.
Oltretutto molti sono appunti e non vere e proprie ricette. Altre ancora sono ritagli di giornali degli anni ’30.

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(courtesy: wonderingstars)

La cena avrà posti limitati immagino.

Valentina: sì, sessanta posti. Si mangerà su un enorme tavolone che avrà una scenografia d’ispirazione morandiana ed elementi ripresi dai racconti di Carlo Zucchini su casa Morandi, come ad esempio le tovaglie di lino—utilizzavano solo quelle—che abbiamo disegnato e fatto realizzare da uno dei nostri partner, 120% lino.

Elena: lo strofinaccio di lino ritorna spesso anche nei quadri di Morandi. Quando voleva collegare due elementi spesso usava l’elemento del canovaccio attorcigliato o arrotolato.

Valeria: i piatti invece sono di Alessi, realizzati da un’azienda portoghese su progetto di David Chipperfield, che ha fatto una lunga ricerca sul colore. Siamo stati al museo Alessi a vederli e a sceglierli uno a uno perché ogni ciotola, anche se prodotta in serie, è un pezzo unico perché le variazioni cromatiche tra esemplare ed esemplare sono anche notevoli. Tra l’altro la fornace che li ha realizzati pare stia chiudendo.

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(courtesy: wonderingstars)

C’è una storia pure dietro al vino?

Valeria [ridendo]: sì, pure dietro al vino. Ce lo fornirà la cantina Umberto Cesari che ha realizzato per noi la riedizione di una bottiglia frutto di una collaborazione che c’era stata anni fa tra Maria Teresa Morandi, Carlo Zucchini e la cantina. Una bottiglia molto particolare in un packaging dal taglio altrettanto particolare sul quale c’è un frammento di un dipinto di Morandi.

Valentina: anche durante la cena ci saranno dei momenti di racconto e d’introduzione ai piatti. Visto che ogni ricetta è legata a un episodio, un documento, una lettera, ci sembrava giusto dare una sorta di bussola ai commensali.

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(courtesy: wonderingstars)

Questo è solo il primo di una lunga serie di eventi firmati aroundmorandi?

Valeria: l’idea è quella. Innanzitutto ti dico già che trasporteremo il format anche a Milano, l’anno prossimo, in occasione dell’Expo, con una piccola preview, presumibilmente in autunno, sempre a Milano.
Non faremo mai, però, eventi-fotocopia.

Elena: il nostro è un progetto che si presta molto a poter essere portato avanti negli anni in maniera sempre differente perché nonostante una base comune, che è ovviamente Morandi, è praticamente impossibile fare una replica: basta cambiare un elemento—che sia la reinterpretazione di una ricetta, che sia il cuoco—e di fatto crei qualcosa di differente. La stessa mostra di oggetti di design d’ispirazione morandiana potrebbe essere rifatta n-volte sempre differente perché in effetti sono tantissimi gli oggetti di design d’ispirazione morandiana.

Valentina: anche la scenografia cambierebbe in base all’ambiente. Cambiando lo spazio cambia la percezione del progetto e dei vari elementi.

La chiave è usare sempre il termine “site specific”, che è l’equivalente artistico dello scalogno di Cracco, che fa figo.
E al Salone del Mobile farete qualcosa?

Valentina: i tempi sono troppo stretti per organizzare qualcosa di complesso ma saremo presenti con 120% lino con alcuni dei set della mostra sulle tovaglie di lino e ci piacerebbe coinvolgere l’artista Chizu Kobayashi.

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