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A Visual Compendium of Typewriters

In un bell’articolo uscito sull’Internazionale nel luglio 2008 e ripreso dal periodico americano The Atlantic, il giornalista Nicholas Carr parlava di come il web stia trasformando non solo le nostre abitudini di lettori (ormai pressoché disabituati ai testi lunghi e alla prosa “barocca”) ma addirittura la struttura stessa dei nostri pensieri e quindi del cervello.

Tra i vari esempi che portava ce n’era uno che da allora mi ronza in testa e che non ha mai smesso di affascinarmi. Raccontava Carr che quando Nietzsche, il filosofo, acquistò una macchina da scrivere il suo stile di scrittura cambiò. Nietzsche iniziò a battere sui tasti invece di usare carta e penna come aveva fatto fino a quel momento perché stava pian piano perdendo la vista e trovò che memorizzare la posizione dei tasti e affidarsi alla tecnologia potesse essere una soluzione al suo problema, come effettivamente fu.
Quello che non aveva preventivato, però, è che uno strumento mentre ti aiuta a svolgere l’azione per cui è stato pensato e costruito allo stesso tempo inizia a plasmare anche il tuo modo di pensare. Cito lo stesso filosofo che, rispondendo a un amico che gli aveva fatto notare come il suo stile di scrittura fosse cambiato da quando era passato alla macchina da scrivere, disse: «Hai ragione, gli strumenti con cui scriviamo influiscono sulla formazione dei nostri pensieri».

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Quando usiamo uno strumento, quindi, ne acquisiamo alcune caratteristiche, perdendone però al contempo altre. La macchina da scrivere ha trasformato la scrittura, sia quella giornalistica che quella letteraria: l’ha resa una questione più “fisica” (il battere sui tasti), le ha donato ritmo, sonorità, ne ha forse attenuato la spinta all’introspezione esaltando invece quella all’azione.

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Oggi con le tastiere immateriali dei tablet ci troviamo agli inizi di una trasformazione epocale: gli strumenti continuano a plasmare la nostra mente e sia le abitudini di lettura che lo stile e le modalità di scrittura sono in piena mutazione. Verso cosa, è ancora presto per poterlo dire.

Ma il punto di non ritorno l’abbiamo già passato: l’ultima azienda che produceva macchine da scrivere ha chiuso i battenti qualche anno fa e le Underwood, le Remington e tutti quei rivoluzionari modelli prodotti dalla gloriosa Olivetti, compresa la leggendaria Lettera 22 (omaggiata, giusto qualche giorno fa anche da un giovanissimo illustratore italiano come Joey Guidone), sono da tempo pezzi di modernariato, come dopotutto dimostra questo nostalgico poster che raccoglie tutti i più “iconici” modelli di macchine da scrivere dal 1870 al 1978.

L’hanno realizzato quelli di Pop Chart Lab, che continuano a sfornare infografiche e cronologie illustrate di tutti i fenomeni culturali e/o pop(olari).
Di sicuro piacerà ai giovani—e ai non più giovani—giornalisti e scrittori.

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