fbpx
mad emoiselle sarabande 0

Mad Emoiselle Sarabande

m e s 00

Carlotta Forasassi (la bionda) suona il pianoforte da quando era piccola e insieme all’ormai storica amica Elettra Capecchi (la rossa) ha formato il duo Mad Emoiselle Sarabande: un pianoforte e quattro mani.
Le due ragazze girano l’Italia cercando di far diventare la musica classica popolare, accessibile e fruibile da tutti.
Ho voluto fare loro qualche domanda per capire come e quando è nato il loro progetto.

Ciao Carlotta e Elettra perché avete iniziato a studiare il pianoforte? È stata una scelta vostra o imposta dai vostri genitori, come di tanto in tanto succede?

Elettra: scelta mia, mia, mia, assolutamente mia. Ricordo ancora la faccia dei miei quando a poco più di 9 anni tornai a casa dopo la mia lezione alle elementari e dissi loro “oggi pomeriggio dovete accompagnarmi ad una lezione di pianoforte“. Avevo chiamato una tipa che dava lezioni nel mio paese scroccando una telefonata alla suora delle elementari… tutto è cominciato così.
Carlotta: da bambina ero una “scimmia emulatrice”. Una non rara specie di scimmia che è particolarmente diffusa nelle famiglie con due o più figli. In genere la scimmia è la secondogenita. Ecco, io avevo un fratello che imitavo in quasi tutto. E non appena fu possibile passai da stare sotto al pianoforte a giocare con le bambole—mentre Lapo (mio fratello) faceva lezione—alla posizione di scimmietta seduta al pianoforte. Da allora non mi hanno più schiodato da lì.

Ho scoperto che vi conoscete da quando siete bambine, vi ricordate il momento esatto in cui è scattata l’alchimia tra di voi?

Elettra: l’alchimia è scattata da subito, eravamo complici sin da piccole, ci mettevamo vicine vicine durante le sessioni di solfeggio perché spesso Carlotta dimenticava lo spartito a casa ed allora leggeva sul mio.
Carlotta da piccola era tenerissima, aveva occhiali grandi, capelli lunghi, era paffutina e la sua mamma le faceva indossare grandi colletti sopra le maglie. Al pianoforte era la più brava di tutti, la mia preferita in assoluto! Eravamo piccine ma già condividevamo un bel po’ di emozioni belle: i concorsi, le trasferte fuori Firenze, i primi concerti, e tanto gioco prima e dopo lo studio.
Questo credo che abbia cementificato la nostra amicizia in modo incorruttibile.

Come è nato il progetto del duo Mad Emoiselle Sarabande?

Carlotta: dopo il nostro diploma di pianoforte siamo state un paio di anni “ferme”, non suonavamo più in pubblico come soliste e ancora il progetto non esisteva. Diciamo che abbiamo passato una fase di rigetto.
Poi un giorno del 2007 decisi di preparare un concerto in onore del prof. Pecorella, scomparso nel 2005. Era il mio professore all’università (ho lavorato con lui al progetto di Tell Barri nella Jazira Siriana per qualche tempo) e io gli volevo un gran bene; amavamo entrambi la musica classica e ci facevamo delle lunghe chiacchierate dopo il lavoro, bevendo Arak!
Così chiesi aiuto alla mia compagna Elettra. Ci mettemmo a studiare le sonate di Mozart per pianoforte a quattro mani, le danze ungheresi di Brahms, e una stupenda Fantasia di Schubert. Quella sera tutto fu emozionantissimo, suonammo con tanto trasporto e l’alchimia che si creò in quel momento è poi diventata una medicina della quale non riusciamo più a fare più a meno!

m e s 01

Ho saputo che durante i vostri concerti vi mascherate creando un spettacolo, oltre che sonoro, anche visivo. Il vostro intento è svecchiare un genere che in generale è inteso come ingessato e formale?

Carlotta ed Elettra: Il nostro modo di suonare rispecchia la nostra indole, ci piace immergerci nel suono che per noi è casa. Più che un travestimento si tratta di adattarsi a quello che suoniamo.
Ci piace giocare con la musica, in effetti gli anglofoni hanno capito tutto con il termine To play, ma al di là di questo, noi vogliamo tanto bene agli autori che suoniamo. Noi amiamo alla follia Mozart, siamo innamorate di tutto quello che ha scritto, ma gli vogliamo bene proprio come persona, ci piacerebbe conoscerlo, averlo tra i nostri amici e passarci delle serate a cena insieme, ma ahi noi non è possibile, ci dividono secoli.
Comunque ci sentiamo vicinissime a quei sentimenti che sono eterni, immergersi nelle note scritte dai grandi significa rivivere le loro storie, per questo ci immergiamo nelle loro biografie, spulciamo tra i loro epistolari, i loro diari per avvicinarci a loro con il massimo rispetto ma sopratutto con grande affetto. Ecco, questo affetto, proviamo a trasmetterlo a chi partecipa ai nostri concerti..tutto qui.

Purtroppo non ho una gran cultura musicale classica, conosco i nomi dei compositori più celebri, senza però avere le idee ben chiare sui generi e stili vari. Se doveste fare una piccola guida per inesperte come me, che musica mi consigliereste di ascoltare?

Carlotta ed Elettra: allora, ecco per te un piccolo excursus musicale: iniziamo da un Madrigale di Gesualdo da Venosa! Ne rimarrai folgorata!
Poi passiamo ad un’aria di Purcell: Il lamento di Didone Abbandonata dal Dido and Eneas.
A seguire la purezza: concerto per flauto ed arpa di Mozart, un monumento alla genialità di questo compositore che non ha pari.
Poi, senza farti abbattere dalla lunghezza, ti ascolti il concerto “l’imperatore” di Ludvig il bene amato van Beethoven (possibilmente sentiti almeno il secondo movimento interpretato da Kristian Zimerman). Eccoti arrivare a passi da gigante verso il romanticismo.
A questo punto DEVI ascoltare le ballate di Brahms, oddio che meraviglia quelle suonate da Arturo Benedetti Michelangeli… e senza soluzione di continuità ti immergi in un qualsiasi preludio, notturno o concerto di Chopin (possibilmente il secondo movimento del secondo concerto per pianoforte e orchestra. Rubinstein… ascolta lui ti prego!).
Rimaniamo in Europa ma vai avanti di qualche anno e scopri un mondo meraviglioso, ascolti il primo un Arabesque di Debussy e la Valse di Ravel (rigorosamente versione orchestrale) e poi di botto, attraversi l’oceano e vai in America e lì godi con gli archi di Barber e i preludi per pianoforte di quel geniaccio di Gershwin ma quando ti senti nostalgica, malinconica e tremendamente tormentata vai in Russia, ascolta Rachmaninov e piangi.

Qual è la nota (o l’accordo) che vi piace di più?

Elettra: che domanda difficile, così di botto mi vien da dire il mi minore, una tonalità lunare che se ben ci pensiamo ha molto della luna in quanto è l’accordo minore relativo al SOL(e) maggiore, un po’ come se fosse il lato B di un disco… per farti capire, ascolta il preludio di Chopin numero 20 opera 28 che è nella tonalità di mi minore appunto.
Carlotta: io di getto dico re maggiore! Anni fa ho studiato una sonata di Mozart per violino e pianoforte in quella tonalità con un amico violinista. Momenti di poesia infinita, e per me re maggiore rimane il sole sempre!

Qual è la sensazione o emozione che provate quando suonate? Nel tempo è cambiata, maturata, oppure è rimasta sempre la stessa di quando eravate bambine?

Elettra: è maturata con noi, certamente sì! Oggi mi domando come potessi suonare da piccola I giardini sotto la pioggia di Debussy per esempio. Li suonavo anche bene ma, come facevo a capirli? Come?
Eppure, probabilmente, dentro di me intuivo che quello sarebbe stato il mio mondo, non a caso Mad Emoiselle Sarabande suona spesso Debussy!
Carlotta: per quanto mi riguarda, da bambina, quando suonavo da sola, spesso pensavo di volare. Mi abbandonavo completamente, senza paura, alle mie emozioni e volavo nel salotto di casa.
Ma in pubblico tutto diventava più difficile e pauroso. Adesso me la godo anche in pubblico. Anzi forse me la godo ancora di più! Maturando si capisce che suonare non è un esercizio, non è come una gara di ginnastica in cui devi fare tutte le evoluzioni al posto giusto per avere gli applausi o un buon punteggio. Suonare e fare musica in generale è sì una performance anche fisica, ma sopratutto bisogna creare la giusta tensione emotiva. Bisognerebbe riuscire a creare un flusso di energia fra te e il pubblico e passare parte di te agli altri. Quando senti che la connessione è avvenuta puoi sbagliare anche tutte le note e le scale. A quel punto la magia è fatta. Questa è la direzione che vogliamo provare a seguire.

m e s 02

Il pianoforte è lo strumento che vi lega. Legare può essere inteso in senso positivo (unire) ma anche negativo (intrappolare). Avete mai desiderato abbandonare la musica? Sono mai capitate delle crisi tra di voi oppure con lo strumento?

Carlotta ed Elettra: senza la musica non si potrebbe vivere, questo sia chiaro, ma sì, in passato, quando la passione era diventata sopratutto studio e fatica, entrambe abbiamo avuto la tentazione di mollare. Non è semplice portare avanti uno studio totalizzante come quello del pianoforte, non lo è quando ci sono 38 gradi, le scuole son finite e dal tuo studio senti le urla e le risate dei tuoi amici che giocano in piazzetta, ma per fortuna siamo rimaste lì, attaccate al nostro panchetto!
Fra noi due non ci sono mai state crisi. Momenti più difficili per trovare il tempo di studiare e fasi veramente caotiche in cui trovare 4 ore per ripassare prima di un concerto sì, ci sono state, ma crisi mai! Noi ci adoriamo!

Quali sono i prossimi eventi dove potrei vedervi/ascoltarvi?

Carlotta ed Elettra: per adesso ci godiamo un mesetto di riposo, abbiamo avuto un anno intenso di concerti ed emozioni , nel frattempo cerchiamo ispirazione, spulciamo tra il repertorio per scovare nuovi pezzi da studiare. A settembre ci rimettiamo a studiare con progetti alti, anzi altissimi: una collaborazione con Enrico Pieranunzi, che al solo pensiero ci fa tremar le gambe!
Uno spettacolo che stiamo cominciando a scrivere con la galante e fascinosa Drusilla Foer, alcuni house concerts e speriamo un nuovo progetto un po’ pazzo che vedrà la collaborazione di noi “pianiste classiche” e un DJ!
Se nel frattempo ci vuoi ascoltare, esiste un nostro cd live in rete, lo trovi su Itunes, e su amazon ed è distribuito da jazzmud, il cd è stato registrato a cura di Alessandro Galati ed ha un titolo buffo che lui ha scelto per noi: Four hands on your friends.

foto Arrigo Braccini
abiti Clotilde Prato

co-fondatrice e caporedattrice

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altre storie
giant steps levy 1
Giant Steps di John Coltrane “ascoltata” con gli occhi di un sinestesico