Urban Survival Kit

Secondo la ricerca Dar da mangiare agli affamati. Le eccedenze alimentari come opportunità, svolta da Fondazione per la Sussidiarietà e Politecnico di Milano in collaborazione con Nielsen Italia ed uscita a giugno 2012, ogni anno nel nostro paese vengono buttate via 5 milioni e mezzo di tonnellate di cibo che avrebbe potuto essere consumato. Poco più della metà (55%) è da imputare alla filiera produttiva e distributiva ma ben il 45% dello spreco—che corrisponde a 42kg di cibo a persona all’anno, tra avanzi e prodotti scaduti—è causato dai consumatori. Noi. Tu ed io. Che non finiamo il piatto di pasta (anzi, qua è colpa tua: io sulla coscienza di piatti non consumati all 100% ne ho ben pochi), che quando vediamo la mela con qualche bozzo o la banana annerita la buttiamo via, che ci portiamo a casa dieci confezioni di yoghurt ai cereali perché c’è l’offerta e poi li facciamo scadere dentro al frigorifero.

A livello economico: lo spreco è anche e soprattutto di soldi. A livello etico: viviamo nell’abbondanza di generi alimentari ma non abbiamo gli strumenti intellettuali per saperla gestire, quest’abbondanza e ciò che ci manca davvero è l’educazione al consumo intelligente. Tra i pochi lati positivi della crisi economica c’è l’aver spalancato la porta all’opportunità di diventare—per necessità—consumatori migliori, uscendo pian piano dalla batteria dove ci eravamo andati a ficcare come polli d’allevamento e guardandoci attorno, praticando attività vecchie quanto l’uomo ma pericolosissime per gli alfieri del consumismo sfrenato: il dubbio, la curiosità, il buon senso.

Per chi sa guardare, il mondo oggi è un fiorire di idee e strumenti per vivere bene con meno (quantità) e meglio con più (qualità). Idee che spesso si ispirano al passato—alle epoche in cui il vivere era più lento ma più sensato di quello odierno—per strumenti che invece guardano al futuro, con l’intento di migliorarlo a partire dal basso, dalle piccole cose.

Urban Survival Kit - Eolo

Lavorando proprio sul problema del cibo sprecato, tre giovani designers italiani—Francesco Marini, Alessandro Nedrotti e Marta Zanotti, fondatori del collettivo Design Sottoscala—hanno progettato un Urban Survival Kit per la conservazione ed il riuso dei cibi, sfruttando gli elementi naturali come il sole ed il vento per essiccare ed affumicare. E dunque conservare più a lungo.

I primi due elementi del kit—ma a quanto ho capito ne arriveranno altri—si chiamano evocativamente Eolo ed Efesto.
Il primo è un essiccatore da mettere accanto ad una fonte di calore o, meglio ancora, al sole e al vento (i cibi sono protetti dagli insetti quindi in teoria si può pure lasciare in giardino). Il secondo un affumicatore che funziona attraverso due contenitori, uno per la combustione controllata e l’altro per il posizionamento degli alimenti da affumicate, con il cono, in cima, che funge da sfiatatoio per il fumo.

Belli, oltre che utili, prodotti come Eolo ed Efesto—ma anche un progetto come Alcide, di cui ho parlato qualche tempo fa e realizzato da altre due giovani designers italiane—hanno soprattutto il merito di accendere la proverbiale lampadina nel consumatore, regalando la visione di un futuro in cui si è—si deve essere—sempre e comunque parte attiva in tutto ciò che si usa e si consuma. Progetti come questi, pure orgogliosamente made in Italy, sono un interruttore, un innesco. Si inizia affumicando una verza e si finisce per prendere totalmente in mano la propria vita.

Urban Survival Kit - Eolo
Urban Survival Kit - Eolo
Urban Survival Kit - Eolo
Urban Survival Kit - Efesto

foto Mattia Toselli

co-fondatore e direttore
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