Max Factor MakeUp Lesson, il Tutorial al microscopio: ci sono io sotto al vetrino

Non mi faccio le unghie perché ho dei moncherini ingestibili.
Ho dei moncherini ingestibili perché non mi faccio le unghie. Ah non è un post sulla nail care?

Ok, ricominciamo, è che in questi giorni sono in vena di dichiarazioni di poetica, il che mi espone anche alle uscite autolesionistiche, ma non sono in grado di controllarmi.
Volevo dire che, adesso che più o meno normalmente vivo la vita normale delle mie coetanee, tra le cose che più mi mancano della mia vita universitaria di straforo ci sono le serate di spulcio collettivo tra ragazze.
Quelle spese tra trucco, parrucco e spelucco cincischiando in mutande.
Adesso che mi dedico a queste attività sigillata in bagno per non impattare sul quotidiano, oltre a viverle con un non so che di autopunitivo, penso anche che abbiano perso tutto il romanticismo e la sregolatezza di cui sono capaci le ragazze, proprio perché ad un certo punto non sono più ragazze.

Nell’attesa di far pace con l’altra me che invecchia e con quell’altra in perenne ansia da toelettatura senza quartiere, l’unico che ora riesce ad evocare ancora questa dimensione da pigiama party è Rajan Tolomei, il MakeUp Artist di Max Factor che seguo nell’avvicendarsi delle stagioni prendendo anche appunti.
Ma questa volta, da studentessa diligente ho fatto il salto di qualità: sono stata risucchiata dal tubo catodico del make-up tutorial e messa direttamente sotto al vetrino della sperimentazione cromatica, quella che decide le tendenze per le stagioni future.

Sono così diventata sovraesposta schiva protagonista di un trucco “secessionista”, tale perché da un lato apparentemente in controtendenza e rottura rispetto a quanto in voga al momento (e se no, che anticipazione sarebbe?), dall’altro perché nell’insieme così filosoficamente viennese! Se mi chiedete di approfondire non sarei in grado allo stato attuale, perciò prendete per buona questa mia spiegazione/divagazione.

Ma vediamo le cose con calma e cominciamo dall’inizio.
Assieme ad Angela di Non Solo Kawaii e Alessia di Rose in The Wind, in una gelida inaspettatamente assolata mattina di qualche tempo fa mi son trovata in uno dei tanti studi di registrazione in zona Ludovico il Moro a Milano, per essere agghindata da Rajan Tolomei appunto e diventare protagonista di un make-up tutorial per il 2013.

La prima a finire sotto i riflettori è stata Angela, i cui avvolgenti e grandi occhi da uccello notturno si son rivelati il supporto perfetto per un make-up molto femminile (esiste un make-up molto virile?), romantico e prezioso, cangiante e dai bagliori lacustri: “Angela, buona la terzaaaaa!
Come avrei voluto impadronirmi del ciak, che attrezzo stupendo. La sua presenza in scena immediatamente non può farti sentire altro che su un set! E la cosa mi piace, molto, se solo non ci fosse stata la consapevolezza che di lì a poco sarebbe stato il mio turno e che il mio ruolo non sarebbe stato solo quello di curiosare dietro le quinte.
Tornando al trucco di Angela, l’effetto era splendido, si vede anche dalle foto di scarsa qualità della scarsa fotografa (la sottoscritta) e vien subito voglia di imitarlo.
Con Alessia la temperatura si è scaldata di colpo, non si poteva che pensare alle vacanze e al mare.
Rajan ha trasfigurato i suoi gesti delicati nel colpo di coda di un pesce tropicale di passaggio con la sua luminescenza oceanica sulle palpebre di Alessia.

E quando è stato il mio turno, una delle cose che più mi hanno colpito mentre ero appollaiata sulla postazione di trucco, è stato proprio pensare con luce diversa alla ripetitività dei miei gesti quotidiani, quando ogni giorno ridisegno allo specchio l’immagine che ho di me.
E li ho condannati.
Puerili strategie per vincere la timidezza, stare al centro dell’attenzione non mi piace e mostrarmi struccata neppure.
Quando mi trucco da sola lo faccio più o meno inconsapevolmente e pure piuttosto automaticamente,  senza dare un peso  e una identità e uno scopo ai miei movimenti.
Quando invece col tuo viso gioca un esperto come Rajan, hai la possibilità di capire l’intensità e la modulazione dei prodotti  sentendo la pressione dei gesti sul tuo viso e puoi farti un’idea molto più vitale del makeup, capendo che non è una operazione di riempimento di spazi con polveri e colori.
E che ci si trucca sì seguendo la propria sensibilità e il proprio umore, ed è anche divertente,  ma che è meglio farlo coinvolgendo anche la testa, osando con creatività e incosciente intelligenza.

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