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Con Veuve Clicquot al Ballo del Doge

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«Quant’è bella giovinezza,
Che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto, sia:
Del doman non v’è certezza»

Lorenzo de’ Medici, Canti Carnascialeschi, Canzona di Bacco

Cambia il ritmo, la latitudine, il continente, la temperatura, il mio umore, il dress code e anche l’intera compagnia, quello che resta costante è che io il Carnevale lo passo con Veuve Cliquot!
Se l’anno scorso ero volata fino a Rio de Janeiro tra sole, samba, bellezza un po’ selvaggia e un sacco di contraddizioni, quest’anno—quanto al percorso—il viaggio è stato più breve. Pochi chilometri, da Bologna a Venezia, ma un salto all’indietro nel tempo di qualche secolo.
Mi sono ritrovata in una fiaba sponsorizzata da Veuve Clicquot ma scritta per me (e ovvio per tutti gli altri ospiti) da Antonia Sautter. Una fiaba, che in quel momento, mi calzava a pennello meglio di un vestito fatto su misura, una storia d’amore e separazione, che parla di un vecchio doge e che recita così:

[wpcol_1half id=”” class=”” style=””]C‘era una volta una città interamente costruita sull’acqua. Era allora la più importante e florida città d’ Europa. Il suo re abitava in una magnifica reggia che si affacciava sulla laguna ed era tutta un merletto di pietra… Questa storia parla di un Doge, del Palazzo Ducale, del bacino di San Marco e di Venezia.

Il Doge viveva da molti anni solo nel suo Palazzo. Molte erano state nel corso della sua vita le nobildonne che avevano ambito alla sua mano, ma nessuna delle principesse, contesse, marchese e baronesse che gli erano passate innanzi era mai riuscita ad accendere il suo cuore, sì perché lui non cercava una dogaressa, lui cercava l’Amore, l’Amore con l’A maiuscola.

Era triste, solo, vecchio e oramai rassegnato…tutte le sere era solito passeggiare nella loggia di palazzo ducale e contemplava la laguna, con i suoi bagliori, i suoi colori, i suoi suadenti suoni e sospirava come un innamorato in eterna attesa, ma in attesa di chi e di che cosa?

E gli anni passavano inesorabili, ma in una notte di luna piena accadde qualcosa di straordinario…
La distesa calma e piatta della laguna che il chiarore della luna accendeva di mille riverberi fu infranta dalle movenze di una incantevole figura femminile, che fluttuava come in una danza al suono delle maree.

Alla vista del Doge la creatura misteriosa si avvicinò al palazzo e cominciò a danzare e cantare per lui.
Per metà fanciulla dai delicati e diafani lineamenti e folta e lunghissima chioma del colore dell’oro e per metà creatura marina, dentro di lei viveva l’anima di una giovane fanciulla che non era vissuta abbastanza per conoscere l’Amore, un’anima pura cui una sorte benevola aveva restituito la vita.
[/wpcol_1half] [wpcol_1half_end id=”” class=”” style=””]Era una Sirena…
La sua presenza ravvivò nel cuore del Doge una fiamma che pensava oramai di aver spento, un profumo d’amore che gli restituiva ciò che la vita gli aveva negato e fu così che se ne innamorò…

Ad ogni plenilunio si ripeteva tra i due un rituale d’amore romantico e struggente, fino a quando il serenissimo, forte del suo potere e spinto dal desiderio volle di più, ordinò a un pescatore di gettare le reti davanti Piazza San Marco per catturare e imprigionare la sirena… l’amore romantico cedette il passo alla bramosia e al possesso.

Vittima del suo stesso sentimento la bionda e fino allora evanescente creatura fu imprigionata in una grande e preziosissima gabbia d’oro che il doge fece costruire all’interno di Palazzo Ducale.
Ma può esistere Amore senza Libertà?

E fu così che la sirena, privata dell’acqua, suo elemento naturale e della sua Libertà, cominciò ad appassire, muta, triste, vittima di colui che in nome di un Amore egoista era diventato suo carnefice.

Ma il vero Amore ebbe il sopravvento e il Doge che mai avrebbe voluto vederla soffrire, ma solo e soltanto poterla amare, incarico lo stesso pescatore di restituirla al mare che l’attendeva fremente e spumeggiante…

La sirena riprese giocosa la sua vita tra gli esseri marini e il cuore del vecchio Doge innamorato si rasserenò per sempre.

Eppure nelle notti di luna piena agli occhi di coloro che amano davvero appare una sinuosa figura tra le onde e il suo canto dolcissimo riscalda il cuore ed illumina le menti perché: Omnia vincit Amor![/wpcol_1half_end]

Volendo celebrare questo amore e l’amore in generale, la vulcanica signora Sautter ha scelto il tema del Ballo del Doge, giunto ormai alla sua ventesima edizione: It’ all about Amore. Eros, Passion or Romance?

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Arrivata a Venezia disperata per essere stata anche io appena ributtata in mare da un anziano Doge, più preoccupato del mio futuro che del mio doloroso presente senza di lui, sono stata accolta calorosamente dal team Veuve Clicquot che ha saggiamente posato sulle mie spalle il magico mantello dell’Amore, confezionato dalla sartoria della signora Sautter.

E grazie all’aiuto di parrucchieri, truccatori e di un bellissimo vestito, anche esso adattato alle mie giunoniche misure dalla sartoria Sautter, mi sono trasformata in pochissime ore in una sorridente damina del ‘700, pronta a condividere con gli altri ospiti presenti un’avventura unica che, chi ama il Carnevale come la sottoscritta, desidera vivere almeno una volta nella vita.

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Un sogno ad occhi aperti fatto della tumultuosa acqua—alta ma non altissima—della laguna mossa dal vento e dalle altre imbarcazioni, di tuoni e lampi che al momento del nostro arrivo squarciano il cielo veneziano, di nevischio che si addensa sui mantelli di panno nero con cui ognuno di noi è coperto nel breve percorso, che dalla barca, porta fino a Palazzo Pisani Moretta.

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Il palazzo ci appare subito maestoso e bello come un antico merletto di Burano e poi, d’un colpo: bum!
Un caleidoscopio fatto di artisti: soprani, figuranti, attori della commedia veneziana, tableaux vivantes, trapezisti, giocolieri, ballerini e musicisti; scenografie, luci soffuse di candele e colorati neon che illuminano le performance; musiche.

Sontuosi allestimenti: fiori, stucchi, set fotografici perché perfino io voglio conservare un ricordo visivo di questa serata unica. La cena placée in cui ogni portata è adeguata al tema del Ballo ed innaffiata dalle bollicine della Maison Veuve Clicquot, per il secondo anno consecutivo, Official Champagne de Il Ballo del Doge.

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Tantissime lingue diverse, il ballo porta a Venezia centinaia di stranieri, volti giovani e belli, che sorridono smorfiosi, ammiccanti e stupefatti per lo spettacolo continuo. O parzialmente celati da preziosissime maschere, adorni di piume, merletti, trine, fiori, paillettes, perline, strass, ricami, velluti, broccati, seta, pizzo, parrucche e cappelli.

Ci metto un po’ a capire che, ributtata nella laguna, non ho scelta e che devo riprendere a nuotare, sorridere, godere il momento unico che sto vivendo grazie alla Maison Veuve Clicquot, ma poi, anche per merito dei contagiosi sorrisi di Andrea, Roberta, Francesca, Valeria, Fernanda, Carla e tutti gli altri, mi ritrovo a volteggiare sulle note di un valzer nel maestoso salone ormai semivuoto.
E’ quasi l’alba, la festa è finita ed i miei occhi brillano felici!

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